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Opinioni

A Verona lo SMOG non distingue tra destra e sinistra

Dallo scontro ideologico ad un impegno comune basato sulla concretezza, a questo sono chiamati amministratori e opposizione nella città scaligera

pm10

L’11 febbraio si è svolto a Verona il Mobility day, con traffico ridotto e alcune iniziative mirate alla conoscenza della città. I veronesi hanno apprezzato l’accesso gratis ai musei, la biciclettata e la passeggiata lungo le mura anche se il problema dell’inquinamento dell’aria permane grave, come hanno ribadito gli abitanti di Verona Sud le cui misurazioni in ZAI hanno evidenziato che la presenza di polveri sottili è notevole anche quando il traffico è ridotto, con picchi sopra i limiti di legge.

Prima di affrontare la questione dell’inquinamento atmosferico, dal macro del pianeta al micro della nostra città, prima di capire  quali provvedimenti adottare hic et nunc, c’è da fare una constatazione di fondo, simile a quella di Giorgio Massignan in tema di urbanistica. È vero, siamo forse di fronte ad un mutamento di paradigma della Giunta Sboarina nell’approcciare l’amministrazione della città. Lo scetticismo può essere notevole, vista l’appartenenza alla medesima compagine di centro-destra che ha governato Verona nell’ultimo decennio. Però proprio questa torsione sfida l’opposizione di ieri ad un parallelo cambiamento di registro, in grado di traslare dallo scontro indifferenziato tout court ad una battaglia sulla concretezza delle singole scelte che, senza gli ammiccamenti strumentali conosciuti in campagna elettorale, restituisca dignità e forza alla dialettica politica.

Ricordiamo che la parola SMOG è un neologismo giornalistico, coniato dal Daily Grafic di Londra nel 1905, proprio in occasione di un convegno su inquinamento urbano e salute. Deriva dalla crasi di due parole: smoke (fumo) e fog (nebbia). È la prima indicazione della preoccupazione pubblica sull’argomento. Dovettero però passare cinquant’anni di totale inerzia, perché nel 1956, a seguito dell’episodio acuto d’inversione termica del dicembre 1952 che causò 12 mila morti e 100 mila casi di malattie croniche, venisse adottato il Clear Air Act, un provvedimento legislativo rivolto ad attività industriali e riscaldamento abitativo, che trasformò il cosiddetto “fumo di Londra” in un romantico ricordo letterario.

Nel resto del mondo le cose non sono andate però nello stesso modo. Il rapporto 2016 dell’Agenzia  dell’ONU per l’Ambiente (UNEP) e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha rivelato che 12,6 milioni di morti premature all’anno nel mondo (23%) sono da attribuirsi a condizioni ambientali degradate, di cui 7 milioni al solo inquinamento atmosferico. Meno in Europa e negli Usa, più nei continenti asiatici e africani. Gli altri 5,6 milioni a mancanza d’acqua potabile, catastrofi meteo e telluriche, inquinamento da amianto e piombo.

Il rapporto 2017 della European Environment Agency attribuisce ai 28 paesi della Unione Europea oltre 500 mila morti all’anno dovuti a polveri sottili (PM), ozono e biossido di azoto. Rispetto a quest’ultimo inquinante l’Italia è al primo posto. Per le PM 2.5 al nono posto, preceduta soltanto dai Paesi Slavi e dell’Est-Europa. Va puntualizzato però che i 2/3 di queste morti si verificano nel Nord-Italia. Come “padani” siamo quindi al primo posto.

Gli anni di vita persi a causa dell’inquinamento atmosferico, calcolato come somma degli anni che separano l’età alla morte di ciascun individuo dalla soglia dei 75 anni, in questi stessi Paesi supera i 4 milioni all’anno per le sole PM 2.5, di cui oltre 600 mila in Italia, pari a 1024 ogni 100 mila abitanti a fronte della media europea di 852 ogni 100 mila.

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Ha suscitato clamore la recente notizia raccolta dai media che per l’Italia è in corso una procedura d’infrazione alla Corte di Giustizia europea per una multa miliardaria. In realtà l’Italia è già stata condannata in passato per l’eccessivo inquinamento da PM10 in 55 diverse zone ed agglomerati urbani che hanno però continuato a mantenerlo, estendendosi addirittura ad ulteriori territori.

Le polveri sottili, distinte in PM10 (micron diametro), PM2.5 (micron diametro) e nanopolveri per i diametri ancora inferiori che sconfinano con i gas, derivano dalla combustione di tutte le sostanze organiche a partire dai combustibili fossili.  Il contributo vede complessivamente al primo posto l’energia prodotta per il riscaldamento, che non significa di certo caminetti di Natale, ma centrali termo-elettriche a biomasse (rifiuti dell’agricoltura) e caldaie a pellet (segatura di legno pressata non solo vergine), quindi traffico veicolare ed attività industriale in senso stretto. Ovviamente, a livello locale la gerarchia può anche cambiare, soprattutto nei centri urbani.

Al proposito si rifletta che l’Italia è, dopo il piccolo Lussemburgo, il Paese con il tasso di motorizzazione più alto d’Europa (621 auto ogni mille abitanti), distanziato da Francia, Spagna, Germania e Inghilterra di oltre 100 punti sotto. La trazione diesel è la più frequente d’Europa ed il numero delle due ruote a motore è più che raddoppiato nell’ultimo decennio.

Sono proprio le PM i contaminanti maggiormente responsabili dei danni alla salute, talché ne vengono fissati dei limiti di legge. L’attenzione mediatica è rivolta molto al numero/anno dei superi di soglia massima consentita (50 microgramnmi/metrocubo per le PM10) che non devono superare le 35 volte, a prescindere dall’entità del supero. Poco invece alla media-anno che non deve superare i 40 microgrammi/metrocubo. Infatti, tutti gli studi sugli effetti sanitari delle PM sono riferiti alla media anno e non ai superi, benché quando raggiungono valori sopra-soglia particolarmente elevati possono incrementare certamente gli effetti acuti.

Per le PM2.5 recentemente inserite nella legislazione europea, mentre in precedenza erano richiamate solo dalla OMS, è posta la soglia media/anno di 25 microgrammi/metrocubo. Le medie/anno non costituiscono delle soglie rivolte a tutelare esclusivamente la salute, ma si propongono come una mediazione tra esigenze economiche ed esigenze di sanità pubblica. Gli effetti dannosi sulla salute si possono già ampiamente apprezzare sopra i 20 microgrammi/metrocubo per le PM10 e sopra i 10 microgrammi/metrocubo per le PM2.5. Infatti la prestigiosa European Respiratory Society ha duramente contestato la scelta europea, proponendo i sopra citati  limiti inferiori che non sono stati però accolti dal parlamento europeo.

Vediamo ora come si posiziona l’Italia rispetto alla media delle PM10 e delle PM2.5. Il richiamato rapporto 2017 della European Environment Agency colloca l’Italia al 22° posto su 28, poco al di sotto dei 50 microgramnmi/metrocubo per le PM10, seguita da alcuni Paesi Slavi e dell’Est-Europa, mentre per le PM2.5 al 24°, intorno ai 20 microgrammi/metrocubo, sempre specularmente agli stessi Paesi.

Ed infine arriviamo a Verona. L’ultima relazione aggiornata regionale della qualità dell’aria con valori cosiddetti consolidati per il 2016, redatta da ARPA Veneto, riporta per le PM10 valori medi compresi tra 28 (VR-Giarol) e 30 (VR-B.Milano), mentre per le PM2.5 valori medi pari a 22. Tutto entro i limiti di legge, ma la salute è tutelata?

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Paolo Ricci

Written By

Paolo Ricci, nato e residente a Verona, è un medico epidemiologo già direttore dell’Osservatorio Epidemiologico dell’Agenzia di Tutela della Salute delle province di Mantova e Cremona e già professore a contratto presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia in materie di sanità pubblica. Suo interesse particolare lo studio dei rischi ambientali per la salute negli ambienti di vita e di lavoro, con specifico riferimento alle patologie oncologiche, croniche ed agli eventi avversi della riproduzione. E’ autore/coautore di numerose pubblicazioni scientifiche anche su autorevoli riviste internazionali. Attualmente continua a collaborare con l’Istituto Superiore di Sanità per il Progetto pluriennale Sentieri che monitora lo stato di salute dei siti contaminati d’interesse nazionale (SIN) e, in qualità di consulente tecnico, con alcune Procure Generali della Repubblica in tema di amianto e tumori. corinna.paolo@gmail.com

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