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Reportage

A Ponte Catena la gioventù non torna più… forse

Dopo la chiusura degli sportelli della Banca Popolare e di Unicredit non c’è più un bancomat nel rione del quartiere Navigatori di Verona. Se ne sono andati anche il tabaccaio, la cartoleria un fruttivendolo e una delle due edicole mentre la seconda non garantisce per il futuro. Situazioni di abbandono e degrado. La straordinaria risorsa di Forte Procolo: parcheggi per l’Ospedale di Borgo Trento o banco di prova per realizzare una città policentrica?

L’idea è quella delle interviste per strada, fermando i passanti, ma non c’è nessuno alle 3 del pomeriggio nelle vie del rione Catena a Verona. È una giornata ventosa, si sente lontano il rombo dei motori di viale Colombo, il vento alza la polvere e i residui di strade mal pulite. L’espansione edilizia, esaurito il territorio della Campagnola, negli anni Cinquanta-Sessanta pianta qui, a ridosso della vecchia dogana sull’Adige, case altissime che cancellano l’orizzonte. Allegoria della speranza che se ne va con i bambini che non ci sono e una popolazione molto anziana. 5 battesimi da gennaio a ottobre nella chiesa di Santo Spirito retta da don Claudio Tezza. Niente passeggini ma molti girelli lungo l’Adige, in quello che qui ironicamente chiamano “il Viale dei condotti”, per via delle carrozzine spinte da badanti. La popolazione residente è di circa 5 mila persone, comprensiva dei due rioni: Navigatori, che dà il nome al quartiere, e Catena.

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Redazione2
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