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Esercitazione di Protezione civile
Esercitazione di Protezione civile

Libri

Gli scout nell’emergenza. Verona e la nascita della Protezione civile in Italia

Un libro del giornalista Enrico Giardini, edito dal Centro studi sul metodo scout Luigi Brentegani. «La protezione civile è una delle massime espressioni dello scautismo, come era inteso dal fondatore Baden-Powell: essere competenti e sempre pronti per aiutare gli altri».

Gli scout nell’emergenza. Verona e la nascita della Protezione civile in Italia. S’intitola così il libro di Enrico Giardini, giornalista de L’Arena, edito dal Centro studi sul metodo scout Luigi Brentegani, che sarà presentato a sabato 21 ottobre, alle 10.30, a Palazzo Barbieri, in sala Arazzi, (ingresso su invito). Saranno presenti l’autore, rappresentanti del Centro studi, amministratori, scout e volontari della Protezione civile di ieri e di oggi.

Negli anni ’60 le associazioni scautistiche Asci (cattolica) e Cngei (laica), nate agli inizi del secolo scorso, riunite nella Federazione esploratori italiani (Fei), con il ministero dell’Interno – che si avvale delle Prefetture e dei Vigili del fuoco – danno vita all’attività di preparazione di volontari di pronto intervento che si svilupperà poi insieme ai Comuni, alle Province e alle Regioni. Verona, in questo, fa da apripista.

Ma la storia comincia ben prima. Il 14 novembre 1915 i Giovani esploratori italiani, del movimento laico, danno un primo esempio di “protezione civile scout” correndo in aiuto della popolazione scaligera vittima dei bombardamenti austriaci della Prima guerra mondiale. Da allora gli scout affrontano due guerre, anni di distruzioni e paesi da ricostruire, poi le calamità naturali.

Nel secondo dopoguerra lo scautismo organizza in maniera più strutturata l’assistenza alle popolazioni. E gli scout veronesi intervezngono per l’alluvione del Po del 1951 e per il disastro del Vajont del 1963. Fino al 1966 quando nasce la Protezione civile italiana, il cui primo incaricato della Fei è Mario Maffucci, poi giornalista Rai.

Nella caserma veronese dei Vigili del fuoco, prima all’ex convento San Domenico, in via del Pontiere, ora Comando della Polizia municipale, e poi in Borgo Roma, in via Polveriera Vecchia, vengono formati i primi volontari ausiliari, all’inizio tutti scout ma poi anche altri ragazzi, che si addestrano in spegnimento di incendi, attività di pronto soccorso e, nella piscina dello Sporting club Mondadori, nel salvamento.

«Questo libro racconta esperienze, protagonisti, interventi svolti da veronesi in tutta Italia e all’estero anche con le prime forme di cooperazione internazionale, dagli anni ’90 a oggi», spiega Giardini.

Gruppi di scout, insieme a giovani veronesi coordinati dalla Fei, ma in collaborazione con il Comune di Verona, la Curia, istituti religiosi, altri Comuni, partecipano a operazioni di aiuto alle popolazioni colpite da calamità: nei paesi alluvionati di Cencenighe (1966), per il terremoto in Sicilia, nel Belice (1968), con l’Operazione Santa Ninfa, e per il sisma in Friuli (1976) e poi in Irpinia (1978).

Negli anni ’80 l’attività si consolida ed entra sempre di più nell’alveo delle istituzioni pubbliche, Comune e Provincia in testa, con la formazione di una Consulta comunale della Protezione civile e con varie esercitazioni di simulazioni di calamità, che coinvolgono l’intera cittadinanza.

Esercitazione scout all'interno dell'Arena di Verona

Esercitazione scout all’interno dell’Arena di Verona

Spiccano in questi anni di attività figure come Antonio Pizzoli, medico, capo scout dell’Asci poi Agesci, assessore comunale al sociale e alla protezione civile; Franco Abriani, del Cngei; Silvano Barberi, scout di Asci e Agesci, oggi ingegnere dirigente dei Vigili del fuoco dell’Emilia Romagna; Alberto Tonolli, capo scout di San Michele Extra, Vigile del fuoco.

«La protezione civile è una delle massime espressioni dello scautismo, come era inteso dal fondatore Baden-Powell: essere competenti e sempre pronti per aiutare gli altri e nello scautismo la Protezione civile ha una storia che viene da lontano. La speranza è che nella lettura di queste gesta possa rinascere nei cuori la passione civile che dovrebbe animare ognuno di noi», aggiunge Luca Antonioli, presidente del Centro studi Brentegani.

Il volume, realizzato dallo Studio Editoriale Giorgio Montolli, con 145 foto, basato su documenti inediti in parte del Centro studi e su testimonianze di protagonisti, non viene messo in vendita, ma è disponibile al Centro studi Brentegani, a Santa Maria in Stelle, in via Pantheon 10/A, aperto il martedì sera (www.centrostudiscout.it; info@centrostudiscout.it; 045.2333454), o consultabile alla Biblioteca Civica di Verona e in quelle circoscrizionali, alla biblioteca universitaria Frinzi e in quella comunale di Villafranca.

Il Centro studi sul metodo scout Luigi Brentegani, intitolato all’avvocato Luigi Brentegani (1927-1982), caposcout, assessore comunale, è nato nel 1999 a opera di un gruppo di scout veronesi e raccoglie una settantina di soci. Ha lo scopo di conservare la memoria storica dello scautismo veronese e di approfondire e diffondere il metodo educativo scout. Il Centro ha sede a Verona, nella frazione di Santa Maria in Stelle, in via Pantheon 10/A. Possiede una fornita biblioteca, un’emeroteca e, insieme a uniformi e distintivi, conserva gli archivi storici dello scautismo veronese. È aperto tutti i martedì dalle 20 e in altri giorni da concordare.

Redazione2
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