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Leo Nucci

Lettere

Una serata con Leo Nucci

Leo Nucci

Antefatto: avevo appreso dalla stampa della recita eccezionale del baritono settantacinquenne in Arena ed avevo deciso di ascoltarlo per (spero non) l’ultima volta durante l’ultima serata di Rigoletto di questa stagione; non avendo il tempo di tornare a casa per cambiarmi, ho acquistato on line un biglietto di gradinata non numerata e mi sono incamminato verso l’anfiteatro dove sono giunto poco prima dell’inizio della rappresentazione. Salendo al mio settore ho notato l’altana dell’hotel Milano affollata ed ho pensato che da molto tempo mi ero riproposto di visitarla. Seduto sui gradoni infuocati di uno degli ultimi anelli, riflettevo che dovevano essere almeno quattro decenni che non ascoltavo un opera da quell’ordine di posti, mentre ammiravo lo spettacolo, fuori dallo spettacolo, che è vedere la scenografia, il pubblico, i tetti di Verona da quella prospettiva.

Inizia l’opera e subito vengo rapito dalla magia della storia ambientata nella corte della Duca di Mantova quando, non senza sorpresa, comincio ad essere disturbato dai vocalizzi di una cantante, proveniente dalla sommità dell’hotel Milano. Imbarazzato dal fastidio e preoccupato di quanti spettatori non potessero gustare un fatto storico per colpa di un improvvido evento mondano, scrivo un sms al collega ed amico titolare dell’albergo per chiedergli se era al corrente dell’inconveniente.

Dopo neanche venti minuti la musica fastidiosa ed impertinente cessa e mi riprometto di ringraziare telefonicamente l’amico Oscar all’indomani. Prosegue così una serata memorabile con un Leo Nucci in splendida forma ed una Jessica Nuccio, nel ruolo di Gilda, che gli ha tenuto testa con temperamento fino al bis nel duetto del confronto padre-figlia in un meccanismo scenico, drammaturgico, musicale e vocale che mi emoziona ogni volta che l’ascolto. Onore a Nucci per la sua forma fisica, vocale e la dimestichezza nel ruolo, che governa come pochi.

Ma onore anche al collega Oscar Zago che, anticipandomi la mattina successiva e rivelandomi di aver letto il mio messaggio solo a notte inoltrata, aveva avuto la giusta sensibilità impedendo ai suoi clienti di disturbare gli spettatori dell’Arena, ossequioso, come ha dimostrato di essere, che il suo particolare non confliggesse con la massima istituzione culturale della nostra città di cui è un patrimonio da conservare e difendere.

Bravo Leo Nucci per le doti di cantante ed attore.

Ma bravo anche ad Oscar Zago per il senso civico che, a me, ha dimostrato.

Sergio Cucini

La foto di Leo Nucci è tratta dall’intervista al baritono realizzata da operarenamagazine.it.

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