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Con Macbeth quarto appuntamento col Grande Teatro

Macbeth

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Da martedì 31 gennaio al Teatro Nuovo il dramma di William Shakespeare con la regia di Luca De Fusco.

La rassegna, organizzata dal Comune di Verona e dal Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale con Unicredit come main partner), prosegue – martedì 31 gennaio alle 20.45 al Teatro Nuovo – con Luca Lazzareschi e Gaia Aprea protagonisti di Macbeth di William Shakespeare nella traduzione di Gianni Garrera con la regia di Luca De Fusco.
L’allestimento è del Teatro Stabile di Napoli, del Teatro Stabile di Catania e della Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia. Macbeth (1605-6) fa parte delle grandi tragedie scritte da Shakespeare agli inizi del Seicento: Giulio Cesare (1599-1600), Amleto (1600-1), Otello (1604-5), Re Lear (1605-6) e Antonio e Cleopatra (1606-7).

Sono anni in cui, se la commedia si alimenta sarcasticamente dei vizi umani, la tragedia accentua la sua carica di disperazione, la solitudine dei suoi eroi. «Col suo immergersi in una violenza primordiale, col suo evocare dal profondo dell’uomo i tristi fantasmi che ne determinano il destino, Macbeth – sottolinea la Garzantina della letteratura – suscita nella sua atmosfera di notte sanguinosa non tanto emozioni, quanto la lucida consapevolezza che l’esistenza è una favola raccontata da un idiota, piena di rumore e furore, che non significa nulla».

«Questo allestimento – spiega Luca De Fusco – è la prosecuzione del lavoro avviato con Antonio e Cleopatra e Orestea, due spettacoli connotati dalla contaminazione tra linguaggi. Anche in Macbeth il teatro si mescola con i video. Lo spettacolo si collega molto a Orestea per il rapporto tra teatro, musica e danza. Si richiama invece più ad Antonio e Cleopatra per l’analogia testuale, per il ritorno della coppia Lazzareschi-Aprea. Viene assecondata la natura fantastica del testo che vede tutti i suoi momenti fondamentali contrassegnati dal tema del sogno, del delirio, insomma dell’irreale. L’ambientazione non è in un’epoca precisa ma in una dimensione atemporale sospesa tra Medioevo e cinema anni ’40 con uno sguardo al futuro. Partendo dagli studi di Bloom e Freud possiamo porci delle domande sull’origine del male. Un grande tema, che in Macbeth si può intendere in modo immanente (come sostiene Freud) ma che sopporta anche un’interpretazione trascendente, visto che le streghe non sono solo il frutto della fantasia di Macbeth e la loro apparizione trasforma un uomo fatto di latte, come dice Lady Macbeth , in una bestia feroce. Nella commistione di teatro e video – conclude De Fusco – si potrà incrociare qualche citazione cinematografica (Kubrick a esempio) e riferimenti alla pittura surrealista di Delvaux, Magritte e Dalí».

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redazione@verona-in.it

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