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Lungadige San Giorgio (Verona)

Opinioni

Alcune idee per Lungadige San Giorgio

Stanno avanzando i lavori con le ruspe e noi intanto aspettiamo una nuova smentita del Sindaco alla voce che fa riferimento al progetto di abbattimento di venti dei quaranta lecci del Lungadige San Giorgio e alla loro sostituzione con alberelli slanciati più piccoli. Tale progetto sarebbe nelle mani di AGSM e AMIA che si stanno occupando della riqualificazione del lungadige più bello della città. Cogliamo l’occasione, partendo dall’importanza della conservazione degli alberi, per suggerire anche nuove idee sulla viabilità della zona in cui, a fine dicembre, è stata anche investita una persona sulle strisce pedonali.

In primo luogo i lecci: Quercus Ilex da cui “elce” o “leccio”, albero fratello delle querce (“sei una quercia” per metafora: sei una forza), albero resistente e robusto (robur forza), albero generoso, sempreverde, longevo, albero che appartiene alla famiglia delle “Fagaceae” cantate dal nostro poeta Virgilio nel primo verso delle sue Bucoliche: “Tityre, tu patulae recubans sub tegmine fagi” (“Oh Titiro, tu che riposi adagiato sotto l’ampia chioma di un faggio…”).

Come mai sono invisi solo al Comune di Verona questi alberi autoctoni che resistono all’intenso smog e stanno crescendo con autorevolezza, ombreggiando il percorso che possiamo fare passeggiando sul lungofiume? Un botanico potrà ammettere che fogliame e fusto stanno bene, alcuni necessitano di potature che si potranno fare entro marzo e di qualche iniezione per allontanare afidi e altri piccoli parassiti. Dunque i lecci non vanno tagliati, né sostituiti, ma curati, risparmiando anche parecchio.

In secondo luogo la fermata dei pullman turistici diretti alla nuova funicolare: il Comune deve attuare una immediata svolta ecologica. Essi potrebbero sostare, come si è già descritto, nell’area dismessa dell’ex distributore Esso in Via Mameli che viene trasformato in punto di sosta e ristoro per turisti, con l’ampliamento della palazzina esistente che ospita anche i preziosi uffici dell’anagrafe; l’area viene riqualificata pensando anche ad un miglioramento della viabilità. I pullman possono anche procedere oltre Porta San Giorgio solo per permettere la sosta ai turisti negli appositi spazi, già esistenti, ai Giardini della Giarina. A proposito, segnaliamo che siamo una delle poche città in cui i mezzi turistici non possono usufruire delle corsie preferenziali, per cui sono costretti, ad esempio in Piazza Isolo, ad occupare la corsia dei veicoli comuni, causando rallentamenti e disagi agli automobilisti e agli studenti.

In terzo luogo la passeggiata sul fiume: AGSM va elogiata per il lavoro svolto e poi perché i sanpietrini sono bellissimi, originali e molto più allegri delle mattonelle grigie che c’erano prima. Lungadige San Giorgio avrebbe ora bisogno di una pista ciclabile mentre sulle Regaste Redentore davanti al Teatro, come è stato fatto sul ponte San Francesco, si potrebbe progettare una passerella esterna, sospesa sul fiume, dedicata esclusivamente ai pedoni e alle biciclette che poi proseguirebbero sul Lungadige fino al Ponte Nuovo dove si raccorderebbero alla ciclabile esistente. Tali lavori potrebbero essere l’occasione di rinforzo e bonifica delle Regaste dagli infestanti pericolosi capperi già segnalati su questo giornale e del recupero della discesa al fiume (un tempo luogo per le lavandaie) tramite quelle scale che nel 1200 furono preservate dal Conte Guglielmo che viene ricordato da Gaetano Pinali nella sua “Relazione degli scavi dell’antico teatro Romano” del 1845

La circolazione sul Lungadige Redentore, in assenza della ciclabile in quel tratto, andrebbe limitata solo a biciclette, motorini, auto dei residenti o auto dirette lungo i Lungadige Sammicheli e Porta Vittoria, mentre gli altri veicoli dovrebbero essere reindirizzati in Piazza Isolo: costringere gli automobilisti che desiderano recarsi in via Carducci sul Lungadige Redentore ha trasformato, infatti, in una camera a gas, con lunghe file di auto, una delle più belle passeggiate di Verona.

Un ponte trasparente, tipo Calatrava ma non così sdrucciolevole, potrebbe innestarsi al Ponte Pietra per permettere l’attraversamento pedonale…ma qui si entra nella fantascienza.

Giulia Cortella

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3 Comments

3 Comments

  1. Alberto Ballestriero

    Alberto Ballestriero

    20/01/2017 at 16:18

    Cara Giulia
    purtroppo i lecci di Lungadige S. Giorgio non stanno bene. Giusto un anno fa lo avevo già segnalato con un articolo su questo giornale “Alberi a Verona Cronaca di una morte annunciata”. Ciò si può dedurre anche dal fatto che siamo in presenza di piante di diversa età e quindi sostituite man mano che deperivano o morivano. Una delle ragioni di queste sostituzioni è che il leccio non è molto resistente all’inquinamento atmosferico. Altre ragioni sono: i tornelli troppo esigui in cui sono stati inseriti gli alberi, il compattamento del terreno, le scortecciature provocate delle automobili sul tronco… Nelle stesse situazioni di rischio si trovano centinaia di altri alberi a Verona e il Comune fa ben poco per migliorare, curare, prevenire. Ma il problema, forse il più grave, è che sembra che nessuno a Verona abbia visto il progetto di Lungadige S. Giorgio (Consiglio, Circoscrizioni, partiti..) e AGSM sta facendo quello che vuole senza che la città abbia potuto esprimere un parere.

  2. Avatar

    Giulia Cortella

    20/01/2017 at 17:44

    Caro Alberto, ho letto la tua risposta e anche il tuo precedente articolo ma voglio insistere perché non si devono sradicare degli alberi alti e bellissimi, seppur, come noi cittadini, altissimamente sofferenti per le ragioni ambientali di profondo e quotidiano inquinamento. Propongo e suggerisco all’amministrazione di procedere con le cure dovute, vista la presenza delle ruspe in azione, perché sistemino i tornelli e tutto ciò che si può e si deve fare secondo quanto tu potrai suggerire. Possediamo un leccio che, pur malato, con le cure adeguate, ha raggiunto la venerabile età di cento anni. A lui dedico il mio articolo augurando lunga vita anche ai suoi numerosi fratelli sparsi in città. Ciao

  3. Pingback: Teatro Romano Accessibile – Cocai

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