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Il problema delle liste di attesa per esami strumentali

Un po’ per accontentare i pazienti, un po’ per tutelarsi e un po’ per ignoranza medici e specialisti esagerano con la prescrizione di esami strumentali

Una delle cause, probabilmente la causa principale, della lunghezza delle liste di attesa per esami medici strumentali è la cronica e diffusa inappropriatezza nella richiesta dei medesimi, che viene stimata intorno al 30-50% del totale. Ciò significa che annullando tutte le richieste inappropriate, la lunghezza delle stesse verrebbe quasi dimezzata, riducendo drasticamente il rischio di ritardare l’esecuzione di esami realmente necessari.

L’inappropriatezza è dovuta agli errori prescrittivi commessi dai medici, non solo dai medici di famiglia ma anche, e talora in modo preponderante, dagli specialisti, sia ospedalieri che territoriali, che spesso prescrivono esami inutili nell’ambito della loro stessa branca, a volte per disinformazione circa la necessità o l’utilità di un particolare esame strumentale, spesso per “pigrizia mentale” (in realtà “professionale”), talora per accondiscendenza nei confronti dei pazienti che, “istruiti” dai mass media, insistono per essere sottoposti ad accertamenti del tutto inutili e potenzialmente dannosi, come nel caso di esposizione a radiazioni, non raramente perché è diffusa tra i pazienti l’opinione che un medico che prescrive pochi esami non è un buon medico, e, ancora, a causa della preoccupante diffusione della medicina difensiva che induce i medici a cautelarsi, nei confronti di possibili denunce da parte dei pazienti, prescrivendo così a tutto spiano esami laboratoristici e strumentali, anche per patologie la cui diagnosi può essere tranquillamente posta senza ricorrere ai medesimi. Un esempio banale: perché mai richiedere l’esecuzione di un ecocardiogramma per un paziente affetto da ipertensione lieve o moderata ben controllata dalla terapia farmacologica e in condizioni di completa asintomaticità?

Pur ritenendo utopistica la possibilità di azzerare l’inappropriatezza prescrittiva, esiste la possibilità di ridurla promuovendo l’utilizzazione di chiare linee guida per la richiesta degli esami ecocardiografici. Questa strategia, condotta in collaborazione con i Medici di Famiglia e con il CUP (Centro Unico Prenotazione) locale, porta a una riduzione delle liste di attesa per tali esami. Purtroppo dove si è attuata questa modalità, il beneficio è risultato inferiore alle aspettative a causa della mancata applicazione di una politica di sanzioni e/o premi ma se fosse imposta l’obbligatorietà di prescrivere un esame strumentale in base a precisi protocolli, nell’ambito di una politica di sanzioni e/o premi, si otterrebbe un netto accorciamento delle liste di attesa, oltre che un significativo risparmio economico-sanitario, perché occorre tenere presente che i sopracitati esami ecocardiografici sono notevolmente meno costosi di altri, come, ad esempio, TAC (Tomografia Assiale Computerizzata) e RNM (Risonanza Magnetica Nucleare), ormai prescritti in modo del tutto selvaggio; un banale esempio: perché mai prescrivere una TAC o una RNM cerebrale a un 80-90enne affetto da modesta sintomatologia vertiginosa? Che cosa mai ci si aspetterà di ricavare, se non il rilievo di “modesti diffusi segni di degenerazione ischemica cronica”, ovviamente non curabili? La tanto enfatizzata possibilità di accedere ad esami in orario serale ha ridotto i tempi delle liste d’attesa solo del 7%, mentre il costo annuale di questa operazione è stimato intorno 7 milioni di euro; una spesa assolutamente non correlata con il beneficio.

Altri elementi in causa nel problema delle liste di attesa per esami strumentali sono la mancata capillare attivazione dei CUP provinciali, ora finalmente in fase di attuazione operativa, e il mancato decollo delle UTAP (Unità territoriali di assistenza primaria), queste ultime in grado, oltre che di alleggerire il lavoro dei Pronto soccorso e degli specialisti ospedalieri, di fornire esami strumentali semplici come gli elettrocardiogrammi e alcuni esami ecografici, e altri a basso costo, per controlli bio-umorali, come quello della glicemia e del tempo di Protrombina.

Vista la volontà dell’attuale Amministrazione regionale di razionalizzare la spesa sanitaria, questa della riduzione dei tempi di attesa delle liste per esami diagnostici potrebbe essere un punto importante per dare servizi più efficienti, rapidi e nel contempo ridurre considerevolmente il monte della spesa stessa. Occorrerà comunque tenere presente per il futuro l’attuale andamento negativo dei tassi demografici e che il progressivo invecchiamento della popolazione crea una serie di problematiche perché 8 anziani su 10 sono portatori di almeno una patologia cronica e quindi incidono in modo sostanziale sulla richiesta di esami clinici. Anche il ridotto turn over ha causato una carenza di personale medico e paramedico e quindi ha inciso sull’aumento dei tempi di attesa per esami diagnostici e prestazioni terapeutiche. Vedremo se la riforma appena approvata dal Consiglio regionale del Veneto saprà dare risposte congrue ed efficienti a questi cronici problemi.

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