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INCHIESTA – La città del futuro passa anche per un moderno Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, che non c’è a Verona, dove si sono persi decenni per parlare di Traforo e Tranvia, opere mai realizzate. Traffico e smog? «Il problema esiste ma non al punto da far cambiare idea ai veronesi sull’uso dell’automobile» dichiara l’assessore Ambrosini. E il consigliere di AMT Saturni propone: «abbonamento all’autobus per tutti i veronesi a 27 euro l’anno». Il confronto con Mestre, Bolzano e Rovereto.

I veronesi sarebbero proprio dei gran pigroni. Stando alla fotografia scattata dal Comune di Verona sulla ripartizione modale, vale a dire i dati sulle percentuali di spostamenti con un certo tipo di mezzo, il 56% degli scaligeri non riesce proprio a dire di no all’automobile, mentre è solo il 9% a optare per la bicicletta e l’8% per i trasporti pubblici. Un discreto, ma non certo entusiasmante 18% sceglie invece di muoversi a piedi. I dati sono relativi al periodo 1998-2008 e si trovano sul sito Endurance Italia – Osservatorio Pums, ideato dal ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare all’inizio del 2016 con l’intento di creare una rete di città in Italia per la promozione della mobilità sostenibile.

I dati sulla ripartizione modale sono stati forniti dal Comune di Verona a Endurance nel 2014 e risalgono a non meno di otto anni fa. La procedura per questo tipo di misurazioni la sintetizza l’assessore alla Mobilità e viabilità Marco Ambrosini, ex Lega Nord schieratosi con Tosi alle Regionali 2015: «Quella che viene ricalcolata ogni volta che si fa un’indagine è la cosiddetta matrice origine-destinazione», dove la matrice è una tabella in cui si calcola il numero degli spostamenti che hanno origine nella zona “A” e destinazione nella zona “B” nel periodo di riferimento considerato. «C’è da dire – aggiunge Ambrosini – che di fronte a un traffico tutto sommato non eccessivamente problematico è difficile far desistere la gente dall’usare l’auto». L’assessore spiega che nonostante Verona sia «una città dove la cultura dell’automobile è imperante, il Comune ha cercato di incentivare una mobilità più sostenibile attraverso il potenziamento del collegamento delle fermate dell’autobus in centro e attivando bike sharing e car sharing».

Nonostante non sia stato ancora elaborato un PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile), in questi anni a Verona sono state disposte alcune misure che vanno in questa direzione. Come ad esempio l’istituzione delle cosiddette zone 30 km/h, di cui però sul sito del Comune non compare l’elenco completo, ma solo quelle istituite nel 2014, che nel centro storico sono via Volto San Luca, nel tratto tra via Dei Mutilati e piazza Pradaval. Le altre vie sono via Santini, nel quartiere Borgo Trento; via Del Fortino, alla fine di Corso Milano; nella zona di Borgo Roma troviamo via Centro e via Della Scala, nel tratto dall’intersezione con via Mastin Della Scala all’intersezione con via Samaritana Da Polenta; infine via Sottocastello, a Poiano.

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Federica Sterza è nata a Verona nel 1988, sotto il segno del Toro. Un diploma al Liceo Classico Scipione Maffei e una laurea in Scienze della Comunicazione: editoria e scrittura. E' giornalista professionista e collabora con alcuni quotidiani online. Dopo due periodi di studio e lavoro trascorsi in Inghilterra e Spagna per perfezionare le lingue, torna in Italia. Sul comodino non mancano mai una rivista e un libro, oltre a una buona tazza di caffè. federicasterza@hotmail.com

3 Comments

3 Comments

  1. Claudio Veronesi

    15/11/2016 at 20:47

    Quanta pochezza di idee a Verona su questo argomento, eppure di vitale importanza.
    Concordo, a Verona manca la volontà politica a voler pensare ad un Piano Urbanistico della Mobilità e non potrà mai esserci senza una visione di città, perchè questa amministrazione non ne ha e non ne vuole. Vorrei citare una frase che a me piace molto e che può aiutare a capire cosa sono le visioni necessarie ad una città e di conseguenza anche alla relativa mobilità.. E’ dell’Arch. di fama mondiale Fred Kent: “Se pianifichiamo le città per auto e traffico, avremo auto e traffico. Se le pianifichiamo per avere persone e luoghi, avremo persone e luoghi” – Siamo lontani anni luce. Tocca ai Cittadini promuovere e scuotere culture diverse e rispettose delgi ambienti urbani e non solo e muovere le coscienze delle persone.

    • Federico Agosta

      22/11/2016 at 12:31

      La “pochezza” appartiene a coloro che dell’uso della parola e della scrittura ne fanno una menzogna. All’affermazione “manca la volontà politica a voler pensare ad un Piano Urbanistico della Mobilità e non potrà mai esserci senza una visione di città, perché questa amministrazione non ne ha e non ne vuole” rispondo che l’attuale amministrazione nel approvazione del bilancio di previsione del 2015 ha approvato un emendamento in cui vengono stanziati 35.000€ per la redazione del PUMS e ha votato all’unanimità una mozione del PD (primo firmatario Vallani) in cui la Giunta si impegna ad avviare l’iter progettuale per la realizzazione del PUMS.
      Ad oggi lo studio del PUMS è fermo in attesa dell’analisi VAS (Valutazione Ambientale Strategica) presso gli uffici dell’urbanistica.
      Sottovalutare poi il grosso problema della ristrettezza delle risorse economiche e umane necessarie per portare avanti questo tipo di progetti è mancanza di oggettività.
      A nulla vale richiamare gli esempi di certe province appartenenti a Regioni a statuto speciale che godono di tali privilegi economici che rendono qualsiasi confronto inopportuno http://www.truenumbers.it/regioni-statuto-speciale-costi/.
      Detto questo, è vero, l’amministrazione attuale potrebbe fare molto molto di più, ma circoscrivendo la sua attività nel contesto del Paese Italia forse il punto di vista cambia (quali province hanno il car sharing, il bike sharing, ecc..?).

  2. Claudio Veronesi

    29/11/2016 at 12:50

    Per me la “pochezza” sta nella sostanza delle cose e le cose che oggi esistono non appartengono certo ad una visione di città pensata a tavolino. Troppi anni di mancata programmazione cittadina e di solo sviluppo di alcune zone su interessi spesso di privati non possono definirsi che fuori della programmazione complessiva. L’impatto sulla mobilità è sempre stato fatto sul singolo insediamento, non sulla zona, non sulla città. Anni ed anni di queste “lacune”, a mio modo di vedere, non verranno salvati da un PUMS ancora fermo, richiesto in ritardo e che porterà soltanto a piccoli rimedi o accorgimenti (spero di sbagliarmi). Un esempio: i troppi insediamenti commerciali a Verona Sud stanno generando e genereranno caos, traffico e smog sulla medesima viabilità di sempre rendendo i quartieri limitrofi invivibili dal punto di vista sociale e dannosi per la nostra salute.

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