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L’incrocio di Corso Milano è lento e pericoloso

L'incrocio di corso Milano con viale Galliano

Pezo tacòn del buso per chi arriva dalla Croce Bianca, all’incrocio di corso Milano con viale Colombo e viale Galliano, in faccia a porta San Zeno. Un largo marciapiede sulla destra, ora larghissimo, si è mangiato la corsia per chi doveva svoltare, con la freccia verde, per viale Galliano. Adesso da tre le corsie sono diventate due, una per girare in viale Colombo e l’altra sia per entrare nel quartiere di San Zeno che per prendere la circonvallazione esterna di viale Galliano. Ne conseguono intasamenti e rallentamenti per i veicoli della seconda.

Irriferibili i commenti dei piloti in transito che vi leggono una palese incongruenza, al pari dell’attraversamento pedonale dal prato del Giardino d’Estate di porta San Zeno all’imbocco del corso, già segnalato per i soli nove secondi concessi ai pedoni per percorrere circa 20 metri – che ora, pur allungato nei tempi, risulta sempre inadeguato. Ne fanno le spese in molti ma, soprattutto la memoria dell’assessore Corsi.

L'incrocio di corso Milano con viale Galliano (Verona)

L’incrocio di corso Milano con viale Galliano (Verona)

In compenso al centro strada per chi svolta per viale Colombo, magari seguendo dappresso una vettura, compare all’improvviso un alto plinto di marmo bronzetto, talvolta inevitabile, senza indicazioni diurne e notturne, bande bianco-rosse o catarifrangenti. Basta guadarlo: è la memoria storica di decine e decine di impatti. Anche di Corsi. Inobliabili ricorsi?

Bartolo Fracaroli

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1 Comment

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  1. Luciano Lorini

    11/10/2016 at 00:49

    Direi di più, caro Bartolo: l’intero Corso Milano è troppo veloce e assai pericoloso, ma purtroppo nella nostra città manca la consapevolezza della necessità di una mobilità nuova. Occorrerebbe infatti privilegiare gli spostamenti urbanisticamente compatibili, penalizzando l’auto privata, man mano che ci si avvicina al Centro Storico.

    Per anni invece (ma non si è ancora finito) ci è stata proposta l’equazione più strade e più parcheggi uguale meno traffico, che altro risultato non ha portato se non l’aumento della congestione, in modo sempre più prossimo al Centro stesso (si pensi a Corso Cavour, o a Piazza Brà, vero baricentro geografico cittadino, stretto nella morsa di un traffico a quattro corsie). Il mito dello snellimento del traffico oggi sta crollando miseramente ed è giunto il momento di rendersi conto della sua insostenibilità (se lo stimolo non verrà dalla classe dirigente, necessariamente salirà dal basso).

    Voglio restare in tema: l’incrocio al termine di Corso Milano paga la miopia di una scelta sbagliata già in fase progettuale, con la “fluidificazione” del movimento veicolare che non trova sfogo alla chiusura della strada. Si parlò (si parla ancora, di tanto in tanto) di una rotonda anche all’incrocio con Via Galliano e Via Colombo, ma significherebbe solo rinviare il problema di qualche centinaio di metri (si potrebbe andare avanti di incrocio in incrocio, fino a giungere all’Arena…).

    L’intersezione in oggetto è pericolosa, ma nonostante ciò la percorro quotidianamente in bici, sordo ai consigli del mio ex assessore Corsi che mi avrebbe voluto indirizzare lungo il Camuzzoni per poi attraversare (in due tempi) Viale Galliano all’incrocio con Via San Marco e risalire lungo il marciapiedi, sfruttando la comoda ciclabile (senza sbocchi). Il problema è che vado in bici perché non ho tempo da perdere e sono come l’acqua: cerco, cioè, la via più breve. Di fronte a certe affermazioni, quindi, mi sento preso in giro, disturbato dalla mancanza di visione strategica.

    E affronto il pericolo, consapevole che, se non altro, ora posso raggiungere il semaforo a traffico completamente fermo. Se poi (e sottolineo se) sono bravo a capire le intenzioni delle auto incolonnate, attraverso pure senza grandi difficoltà. Ma devo riconoscere che non è da tutti e vedo anziani e persone meno esperte preferire l’attraversamento pedonale (non completamente protetto dai flussi veicolari).

    È un gran brutto semaforo anche per le auto, lo riconosco: alla colonna in arrivo da San Zeno scatta il verde quando il flusso opposto ancora non è rosso. E chi si trova in mezzo all’incrocio (o peggio, chi sta sopraggiungendo, magari snervato dopo lunga attesa) accelera per riuscire a risparmiarsi un turno, prestando attenzione alle auto (non certo alle bici e ai pedoni) e rischiando di perdere di vista il blocco di marmo che, quotidianamente, accoglie generoso paraurti e ruote. Tutto per guadagnare qualche secondo di verde. A mio avviso ci sarebbero elementi per una revisione dei tempi (e forse, una causa al Comune)… Da ciclista, quando provengo dal Centro ho imparato ad attendere che siano partite, occupando l’incrocio, le auto dietro di me. In questo caso me ne faccio scudo: loro sono grosse e dalla direzione opposta non si sognerebbero di speronarle.

    Siamo a meno di un chilometro da San Zeno, ma ancora pretendiamo di muovere migliaia di auto intorno alla città in un carosello infinito. Quando capiremo che non è sostenibile? Intanto l’obiettivo di mettere in sicurezza il Corso è fallito: rese impossibili le svolte a sinistra, si sono evitate collisioni di lamiere, ma nel contempo è aumentata la velocità e a morire ora sono i pedoni. La via più incidentata di Verona.

    Continuo a sperare in un cambio di passo… forse l’anno prossimo?

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