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La montagna ferita troverà la forza per rialzarsi

Alessandro Anderloni

Dopo l’articolo sul paesaggio in Lessinia pubblicato da Verona In l’intervento del regista Alessandro Anderloni che ricorda gli insegnamenti di Eugenio Turri, Dino Coltro e Attilio Benetti

«Il paesaggio è lo specchio vivo della società, il teatro dove ognuno recita la propria parte, compie le proprie gesta quotidiane e di tempo lungo», scriveva Eugenio Turri. E parlava, il grande geografo veronese, dello spazio delle Prealpi Venete, della saggezza dell’intervento umano nei campi e nei boschi, dell’armonia dei broli, dello spazio comune delle corti, della proporzione delle contrade e delle malghe di pietra. «Demoliti i valori rurali si può iniziare a demolire il paesaggio», concludeva.

Il degrado del paesaggio in Lessinia è la conseguenza della morte di quel “mondo contadino” cantato da Dino Coltro. Un mondo che fu prima condannato a non essere più autosufficiente, e poi fu comprato e manovrato, soprattutto dopo il secondo Dopoguerra, con lo strumento di consenso elettorale chiamato contributo. Elargito “a fondo perduto”, e spesso senza alcun controllo sul suo utilizzo, è stata ed è la causa di veri e propri disastri ambientali pubblici e privati compiuti spesso per la semplicistica e colpevole asserzione di «non perdere il contributo».

Malga Porcarina, sul versante orografico sinistro del Vajo Squaranto

Malga Porcarina, sul versante orografico sinistro del Vajo Squaranto

Negli anni di euforia del mercato immobiliare, poi, l’investimento in cemento non ha avuto in Lessinia alcun freno, permettendo l’espandersi di vere e proprie periferie collinari e cambiando radicalmente la fisionomia delle dorsali. Infine la mancanza di gusto, di buon senso, di sapere. «Non sembriamo nemmeno parenti dei nostri antenati che hanno costruito le contrade di pietra» mi confidò un giorno Attilio Benetti nel suo rifugio di Camposivano. Perché dagli anni Cinquanta in poi la Lessinia ha lasciato demolire e stravolgere la sua peculiarità architettonica, nell’indifferenza e nel consenso popolare e politico più ampio, permettendo qualsiasi cosa.

In nome di quel “futuro dell’economia di montagna” (tradotto: i schei) venne quindi il tempo dell’escavazione senza ripristini, degli insediamenti zootecnici industriali fino all’ultima, ridicola stagione delle serre di fragole bioniche, ma naturalmente cimbre, come la piadina o la pizza. E in tutto ciò, è pensabile avere conservato sufficiente coscienza di confrontarsi con un fenomeno così naturale, eppure così complesso, come il ritorno del lupo?

Ma la Lessinia sta cambiando: cresce la consapevolezza dell’importanza dei restauri conservativi, matura in buona parte dei giovani la presa d’atto del valore del paesaggio, si espandono le attività che fanno del connubio paesaggio, cultura, ospitalità la propria forza, cresce l’attenzione, la conoscenza e l’interesse per una montagna che solo vent’anni fa era quasi sconosciuta ai veronesi, nei suoi aspetti naturalistici, storici e tradizionali.

Non è un caso dunque se Lessiniafest, Film Festival della Lessinia, Lessinialegend e altre iniziative culturali e sportive siano nate e crescano proprio qui. Non sarebbe possibile senza un retroterra ancora fertile, di una montagna che non ha completamente perso il valore di comunità, dove l’amministrazione pubblica è ancora radicata nel rapporto con le persone, dove culturalmente forse non tutto è perduto.

«Chi possiede una propria cultura e si esprime attraverso essa è libero e ricco», sosteneva nei suoi Scritti Corsari Pier Paolo Pasolini che vedeva nella scomparsa dei dialetti una delle principali cause della fine del mondo contadino: «Il dialetto è come la mammella di una madre cui tutti abbiamo succhiato, e ora ci sputiamo sopra». Forse è il tempo di riconsiderare la perdita del nostro dialetto, e con esso delle tradizioni, dei giochi, del canto popolare, dell’arte sacra, dell’aneddotica, delle leggende… E di non praticarla nell’ennesimo convegno sullo stato, sul passato e il futuro della Lessinia, ma parlando, giocando, cantando, camminando e raccontando.

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Alessandro Anderloni

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Gli eventi culturali salveranno la Lessinia?

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3 Comments

3 Comments

  1. Mario Spezia

    21/09/2016 at 20:11

    In questo articolo pubblicato lo scorso luglio tentavo di spiegare come sia possibile far coesistere tutela del paesaggio e un minimo di benessere economico in Lessinia. Concludevo con queste parole: “Bisogna costruire un sistema produttivo (bovini, ovini, latte, formaggi, orto-frutta) di alta qualità collegato ad un efficiente sistema distributivo. Bisogna mettere in piedi un sistema di accoglienza nuovo, rivolto ai turisti stranieri, per permanenze brevi, associato con una grande disponibilità di guide naturalistiche, funzionante durante tutto l’anno. Bisogna imparare a conoscere il territorio e per conoscerlo bisogna studiarlo e poi spiegarlo agli ospiti”.
    http://www.veramente.org/wp/?p=19912

  2. Mario Spezia

    20/09/2016 at 12:29

    Bellissimo questo spunto di riflessione e di impegno di Alessandro Anderloni. I miei migliori auguri per le sue prossime iniziative e complimenti anche per il lavoro teatrale su Carlo Zinelli: eccellente!

    • Redazione

      20/09/2016 at 12:49

      Caro Spezia,
      Veramente.org è un punto di riferimento per chi ama la montagna veronese, per la competenza espressa e personalmente leggo con molto interesse tutto ciò che riguarda flora e fauna. Per questo ci farebbe piacere anche il tuo punto di vista, da pubblicare qui su Verona In, sui temi trattati da Anderloni e Ballestriero. Sono infatti convinto che si tratterebbe di un contributo prezioso. In particolare un punto per me non è ben chiaro: quale sviluppo, quale economia è possibile che garantisca insieme una vita dignitosa a chi popola la montagna e il rispetto per l’ambiente? C’è qualcosa che si sta muovendo in tal senso e che fa ben sperare? Giorgio Montolli

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