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Corno d'Aquilio
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Lettere

Sul corno d’Aquilio via libera alle auto ma non alle bici

Divieto-CornoUna domenica d’agosto, con alcuni amici, decidiamo di tornare, dopo diversi anni, a fare un giro sul Corno d’Aquilio. Raggiungiamo contrada Tommasi, a nord di Fosse, e ci mettiamo in cammino. Ci colpisce uno strano cartello: divieto di transito tranne autorizzati (e vabbè) e autovetture (tutte? possibile?). Qualcosa non torna. Chi è escluso allora? I veicoli a due ruote? Passano diverse auto, ma per fortuna poco dopo possiamo svoltare a sinistra, sul sentiero. Dopo un’ora, contiamo di fare una bella pausa tranquilla sull’altipiano intorno a Malga Fanta e alla Spluga della Preta, l’abisso carsico noto agli speleologi di tutto il mondo. Ma il nostro arrivo è salutato dal rumore di un via vai di auto sulla strada sterrata che congiunge le malghe alla strada principale e dal panorama di un paio di affollati, grandi parcheggi.

Incredibile: si tratta di una zona inserita nel Parco Naturale Regionale della Lessinia, apprezzata non solo per la sue bellezze e particolarità naturalistiche, (il panorama sulla Val D’Adige e sul lago dalla cima del Corno è mozzafiato), ma anche per le numerose testimonianze storiche, dato che questa, agli inizi del secolo scorso, era ancora zona di confine: si possono vedere i resti delle trincee risalenti alla Prima Guerra Mondiale e anche un antico cippo di confine del Regno Lombardo Veneto. In mezzo a tanto traffico di “amanti della montagna” a motore, abbiamo intravisto solo un paio di intrepide mountain bike. In effetti, stando al cartello, se un ciclista, violando il divieto, percorresse la mulattiera e venisse investito da un’auto, porterebbe la responsabilità legale dell’incidente.

Abbiamo quindi cercato di capire, presso il Comune di Sant’Anna, la Comunità Montana e il Parco della Lessinia, come stanno le cose. La delibera che di fatto vieta il transito a biciclette è del maggio 2012. Motivazione? Il Comune vuole proteggere i ciclisti! Considerato che in quel tratto “la pavimentazione stradale tipo “biostrasse” risulta essere alquanto sconnessa” e che “tale situazione crea pericolo al passaggio dei ciclisti”, si è ravvisata “l’esigenza di istituire il divieto di transito di biciclette per evidenti ragioni di sicurezza fino all’avvenuto ripristino del manto stradale”. Peccato che, dopo più di quattro anni, tali lavori di manutenzione non siano ancora avvenuti. Nell’attesa, forse sarebbe bastato un cartello con l’invito alla prudenza rivolto a chi è abituato ad usare la mountain bike, percorrendo abilmente sentieri e strade ben più accidentate. Intanto, dicevamo, le auto possono salire indisturbate, portando, specialmente nei giorni festivi quando sono più numerosi anche gli escursionisti, inquinamento, rumori e confusione (e anche qualche pericolo!). Ma perché la strada non è rimasta, com’era fino ad alcuni anni fa, chiusa a tutti i veicoli, lasciando il permesso di transito in auto solo a chi è munito di contrassegno che certifica l’impossibilità di muoversi a piedi?

La nostra piccola indagine è andata avanti, e come spesso succede, ognuno ha cercato di scaricare la responsabilità su altri. In sintesi: la Regione vuole mantenere aperta la strada fra Tommasi e il Trentino; il Comune interpreta “allegramente” la volontà regionale consentendo alle auto, con la propria ordinanza, di raggiungere le malghe poste poco sotto la vetta del Corno; la Comunità Montana, che potrebbe intervenire inserendo la strada in questione nell’elenco di quelle silvo-pastorali, non lo fa perché sostiene di agire in questa direzione solo su richiesta dei Comuni; la Direzione del Parco della Lessinia conosce il problema, ma sostiene di non poter farci nulla (in realtà potrebbe, ma evidentemente non vuole). E sostanzialmente dice si alle auto, e no alle bici: come si trattasse di un’autostrada invece che di una mulattiera inserita in una riserva naturale.

E’ accettabile? Ci sembra di no. Ci piacerebbe avere il sostegno delle associazioni che hanno a cuore la montagna e la tutela ambientale e fare una riunione con i rappresentanti del Comune, Comunità Montana e Parco della Lessinia per individuare insieme possibili soluzioni. E poter scrivere sul prossimo numero di Ruotalbera (il n. 150!), la rivista della Fiab veronese, che la nostra proposta è stata ascoltata.

Donatella Miotto

2 Comments

2 Comments

  1. Avatar

    Erasmo

    06/09/2016 at 18:58

    Io suggerisco di lanciare una petizione online da mandare a tutti gli interessati.

  2. Avatar

    Pasquale Saturni

    05/09/2016 at 22:19

    C’è di più, purtroppo. Un giorno festivo di agosto giunto a piedi all’altezza della Spluga provenendo dal sentiero del Passo Porta Pia, ho visto alcune vecchie jeep con diverse persone a bordo scendere lungo i prati che portano alla vetta del Corno e fermarsi per qualche minuto a visitare la grotta del Ciabattino. Credo che in quell’occasione si sia superata ogni decenza.

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