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Cultura

Un itinerario che parte dal colle dove è nata Verona

Non solo Arena e non solo Giulietta e Romeo. Da colle San Pietro a San Giovanni in Valle una città da scoprire

Castel San Pietro visto da Piazza Isolo (Verona)
Castel San Pietro visto da Piazza Isolo (Foto Verona In)

Verona, città d’arte, con un enorme patrimonio culturale e monumentale, è conosciuta soprattutto per l’Arena e la storia fantastica di Giulietta e Romeo. In provincia per il lago di Garda. Troppo poco. Verona ha vissuto da protagonista circa quindici secoli di storia, dal 90 A.C., quando tutta la Gallia Cisalpina, con Verona, divenne una colonia latina, sino al 22 giugno del 1405 quando, nel castello di Montorio, fu firmato il passaggio di Verona sotto Venezia.

Ma anche nei quasi quattro secoli di governo veneziano (1405-1797), durante la breve parentesi dell’occupazione francese (1797-1814), e negli oltre cinquant’anni di occupazione austriaca (1814-1866), Verona venne impreziosita di opere d’arte, monumenti, palazzi, chiese, fortificazioni e importanti interventi urbanistici.

Sarebbe ormai tempo di far conoscere altre zone della nostra città e non limitarsi solamente alle solite piazza Bra, piazza Erbe, piazza Dante e Casa di Giulietta, con predilezione assoluta per quest’ultima, oggetto di un eccellente falso storico.

Con queste note intendo evidenziare una zona di Verona poco conosciuta e poco visitata nonostante la sua importanza storica, architettonica e paesaggistica: Colle San Pietro e il rione di San Giovanni in Valle.

San-Giovanni-in-Valle

Lo stesso nome Verona, pare derivi dalla parola etrusca verone, che significa terrazza e sembra sia riferito al colle San Pietro che intorno al V secolo A.C. ospitò il primo nucleo abitativo, probabilmente dei Veneti. I romani trasformarono monumentalmente il colle e nel I secolo D.C. , nella parte più bassa, a ridosso dell’Adige, costruirono il teatro.

Sulla cima del colle, nel VIII secolo, fu realizzata una chiesa dedicata a San Pietro, dalla quale prese il nome il colle. I Visconti, nel 1393 costruirono accanto alla chiesa un castello, che sino al 1700 fu continuamente ampliato. Durante la dominazione francese dei primi anni del 1800 venne abbattuto. Furono gli austriaci che, dal 1814 subentrarono ai francesi nel governo di Verona, che costruirono, tra il 1852 e il 1858, l’attuale caserma sotto la supervisione di Conrad Petrasch. Sul colle, sopra la gradinata del teatro romano, si nota la chiesa dei santi Siro e Libera, realizzata nel X secolo ed ora parte del museo archeologico.

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Il colle San Pietro con colle San Felice, fanno da sfondo al rione di San Giovanni in Valle, racchiuso dalla cinta muraria scaligera. All’interno del rione, alle pendici del colle San Pietro, si trova la cinquecentesca villa Francescatti, impreziosita da un giardino all’italiana e da un parco storico di circa 5000 mq.

Scendendo si incontra la chiesa di San Giovanni in Valle dell’VIII secolo. La chiesa ha subito varie trasformazioni e rifacimenti; la struttura attuale, in stile romanico, risale al XII secolo. A pochi metri si trova Piazza Cisterna, al centro della quale un vecchio pozzo indica la cisterna sotterranea che raccoglieva l’acqua proveniente dalla fontana del ferro.

San-Giovanni-in-Valle-2

Nel triangolo delimitato tra via San Giovanni in Valle, via Santa Chiara e vicolo Borgo Tascherio si trova il complesso denominato Corte del Duca. Pare che in quel luogo avesse costruito la propria reggia il re degli ostrogoti, Teodorico. Il nome Corte del Duca potrebbe derivare dal luogo dove risiedeva un duca longobardo, forse Alboino. Dal 1400 diventa un monastero di clausura delle suore clarisse. Negli anni ’70 fu acquistato con fondi Gescal dal comune di Verona e trasformato in appartamenti di edilizia convenzionata e in spazi ad uso pubblico. Fa sempre parte del complesso un edificio del 1300 che si affaccia su via San Giovanni in Valle, e all’interno si trova una casa datata intorno all’anno 1000.

Da via San Giovanni in Valle è possibile salire da via Scala Santa, un’antica via Crucis, raggiungere San Zeno in Monte e soprattutto la corona di mura scaligere che proteggeva la città.

Tornando a valle, nella via che porta il suo nome, troviamo il palazzo e il giardino Giusti. Si tratta di edificio del XVI secolo e di un giardino che ha subito diverse trasformazioni sino alla struttura attuale con la prima parte del giardino in classico stile all’italiana, mentre la parte superiore è di ispirazione romantica.

Giorgio Massignan
VeronaPolis

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Written By

Giorgio Massignan è nato a Verona nel 1952. Nel 1977 si è laureato in Architettura e Urbanistica allo IUAV. È stato segretario del Consiglio regionale di Italia Nostra e per molti anni presidente della sezione veronese. A Verona ha svolto gli incarichi di assessore alla Pianificazione e di presidente dell’Ordine degli Architetti. È il responsabile dell’Osservatorio VeronaPolis e autore di studi sulla pianificazione territoriale in Italia e in altri paesi europei ed extraeuropei. Ha scritto quattro romanzi a tema ambientale: "Il Respiro del bosco", "La luna e la memoria", "Anche stanotte torneranno le stelle" e "I fantasmi della memoria". Altri volumi pubblicati: "La gestione del territorio e dell’ambiente a Verona", "La Verona che vorrei", "Verona, il sogno di una città" e "L’Adige racconta Verona". giorgio.massignan@massignan.com

4 Comments

4 Comments

  1. Giulia Cortella

    22/07/2016 at 15:17

    Come ha ragione architetto! Un luogo poco valorizzato che è la vera culla della città. Sul nome della città anche il professor Camporeale dell’Università di Firenze, uno dei massimi etruscologi esistenti, ha qualche dubbio. Forse Verona deriva dalla parolla di origine preromana Bern o Vern che significa “fiume” con il suffisso “ona” lo stesso della parola Cremona. Berna avrebbe lo stesso etimo ovvero “città di fiume” e addirittura il sito Treccani indica, nella voce sull’origine di Berna:
    “Il duca, grande amatore e fautore della poesia epica, diede alla nuova città un nome tolto dalla leggenda eroica germanica; e la chiamò Berne, latinamente Bernum o Berna, da Dietrich von Bern, il re ostrogoto Teodorico di Verona della storia. Qua e là ricorre anche la denominazione “Berna” o “Verona in Burgundia”. Anche questo ci aiuta a capire l’importanza di una seria rivalutazione della figura di Teodorico: scelse proprio il quartiere da lei ben descritto e ne fece dimora con la costruzione della propria basilica dedicata al culto ariano di cui era seguace. San Giovanni Battista poi detta in Valle perché vicina alle mura (vallum) fu dunque, in opposizione a Santo Stefano, cattedrale ariana per i germani in città e tutto il borgo divenne poi sede dei Longobardi. La Chiesa inoltre conserva un preziosissimo e raro sarcofago del IV secolo d. C. a doppio registro di bassorilievi con scene dell’antico e nuovo testamento e due figure di Cristo con barba e senza barba, particolare che lo rende unico nel panorama della storia del’arte paleocristiana.
    Si veda anche:

  2. Andrea Brugnoli

    22/07/2016 at 11:46

    Questo intervento mette in luce come sarebbe necessaria la costituzione di un museo della città: non tanto come luogo di esposizione, quanto come luogo di organizzazione e coordinamento di iniziative volta a far conoscere Verona e la sua storia (ai veronesi, prima ancora che ai turisti, sia per una ragione di promozione culturale sia per impostare e diffondere una cultura della tutela…).
    In questo senso anche la novella di Giulietta e Romeo e il suo rapporto con Verona potrebbe rappresentare un significativo percorso culturale, se venisse ben valorizzato nelle sue radici storiche (compresa la ri-creazione del mito locale tra Otto e Novecento). (qui qualche spunto: http://www.veronastoria.it/ojs/index.php/StVer/article/view/63).
    P.S.: Il castello è già attestato nel primo medioevo, e dai documenti si evince come sia luogo di residenza di persone non di secondo piano.

    • Giorgio Montolli

      22/07/2016 at 16:10

      Si parla spesso di allestire un Museo della città, ma la maggioranza dei veronesi associa questa idea ad una struttura con funzioni espositive e conservative, come accenna Andrea Brugnoli. Sarebbe quindi interessante un articolo che spiegasse come un Museo inteso diversamente potrebbe svolgere una funzione “dinamica” per la promozione della storia e della cultura della città, per “impostare e diffondere una cultura della tutela”, ma anche come volano per l’economia, in modo da coinvolgere non solo gli operatori culturali ma i vari settori della società. Quindi, di che Museo stiamo parlando? Varrebbe la pena spiegarne le funzioni ancor prima di confrontarsi sul luogo idoneo ad ospitarlo. G.M.

      • Giulia Cortella

        22/07/2016 at 17:16

        Un meraviglioso Museo della Città deve prendere spunto da esempi già esistenti e di notevole livello artistico e architettonico. Deve essere il cuore pulsante della città anche per attirare fin lassù veronesi e turisti in un circuito virtuoso di bellezza che prenda spunto dalle antiche terrazze di origine romana. Dunque perché un cittadino, un turista o uno studioso dovrebbe pagare un biglietto per arrivare lassù? Che cosa ci deve essere di attraente e interessante? Sicuramente una grande e spaziosa area di ristoro e di accoglienza, una biblioteca con libri di tutte le lingue e un bel giardino. Per la sezione Museo si deve guardare al Santa Giulia di Brescia: modello insuperabile per classe, allestimenti ma, soprattutto di reperti notevolissimi che riassumono perfettamente la storia della Leonessa d’Italia. Così sia per Verona! Si ricostruisca la storia della città con sezioni dedicate utilizzando tutti i depositi ora nascosti nei bunker e invisibili alle persone e agli studiosi. Si alimenti l’orgoglio che c’è in noi prendendo spunto anche da Legnago che possiede un meraviglioso Museo in un edificio austriaco ristrutturato con grande maestria. E soprattutto si collabori tutti insieme per il bene della città con proposte alte, lungimiranti e originali per essere d’esempio all’Italia e dimostrare che Verona non è una città provinciale ma che può divenire la piccola Roma del Nord, come la volle Teodorico per sé prima di noi!
        https://centroambientalearcheologico.it/

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