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Interviste

Cooperative sociali e assistenza, modello in crisi

INTERVISTA – Per Sonia Todesco (CGIL) i servizi diventano scadenti nel momento in cui l’ente pubblico li appalta alle cooperative sdoganando il criterio delle aste al ribasso e favorendo il sistema della concorrenza sleale

INTERVISTA – Con Sonia Todesco, segretaria Provinciale del settore Funzione Pubblica della CGIL veronese, parliamo di assistenza socio-sanitaria, da qualche giorno nell’occhio del ciclone dopo la pubblicazione dei dati che nel territorio dell’Ulss 22 evidenziano un aumento di tumori femminili. Un aumento che sarebbe da mettere in relazione con una diminuzione della spesa sanitaria.

Una modalità di gestione, quella della compressione indiscriminata dei costi, che crea problemi anche nel settore dell’assistenza a disabili, malati cronici, ecc. Assistenza che viene demandata nella quasi totalità dei casi alle cooperative sociali.

– Le cooperative sociali, un modello in crisi?

Todesco. «I committenti delle cooperative sociali sono in maggioranza enti pubblici che tendono a ribassare i prezzi di affidamento dei servizi per effetto della crisi. La conseguenze si manifestano in irregolarità.

Ad esempio, non sempre i soci/dipendenti delle cooperative sono inquadrati a norma, oppure viene a mancare il rapporto corretto tra numero degli operatori e numero degli assistiti. Questo accade anche perché non ci sono controlli costanti».

Sonia Todesco

Sonia Todesco

– Entrando più nello specifico…?

Todesco. «Abbiamo notizia di cooperative sociali dove, nell’imminenza dell’appalto, vengono riuniti i lavoratori ai quali viene spiegato che per vincere la gara è indispensabile ridurre pesantemente i prezzi, con un ribasso che giocoforza dovrà essere compensato da minori retribuzioni. I lavoratori, pur di non perdere il posto di lavoro, accettano questi veri e propri soprusi.

Mancando i controlli non esiste un limite a questo meccanismo perverso che, come sindacato, stiamo cercando di contrastare. Mancando la volontà da parte delle stazioni appaltanti, spesso ci troviamo a non poter portare avanti azioni adeguate».

– Nel concreto, cosa si può fare da subito?

Todesco. «Stiamo lavorando al rinnovo del contratto nazionale dei lavoratori del settore socio-sanitario dove abbiamo chiesto che venga istituita una commissione paritetica dove siano rappresentati i sindacati e le cooperative per verificare a campione le buste paga dei lavoratori impiegati nell’erogare i servizi assistenziali dei singoli appalti.

Contemporaneamente anche le Ulss dovranno poter conoscere quanti sono gli operatori impiegati in ogni singolo servizio per verificare il rapporto operatori/utenti. Se a questo punto emergessero difformità, scatterebbero prima inviti al rispetto degli standard e successivamente le sanzioni».

– Come sindacato avete certezza che gli standard regionali non vengono rispettati?

Todesco. «Abbiamo notizia di lavoratori in infortunio che non vengono sostituiti, di lavoratrici in maternità che vengono sostituite solo part-time, sovraccaricando i colleghi in modo pesante e creando situazioni di difficoltà anche dal punto di vista della sicurezza».

– Quale futuro per la cooperazione sociale?

Todesco. «Potremmo parlare di concorrenza sleale tra le varie cooperative.  La certezza delle verifiche aiuterebbe a riportare la situazione su binari di correttezza e di legalità, migliorando la qualità dei servizi offerti a soggetti deboli e dando ai lavoratori maggior serenità. Le cooperative sociali hanno avuto grandi meriti civili, hanno fini nobili, non possono svilirsi in modalità operative di così basso livello».

Lorenzo Dalai

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