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D’Alema, integrazione, buonismo e malafede

Massimo D'Alema
Massimo D'Alema

E’ notizia di questi giorni che Massimo D’Alema, con un tempismo sorprendente, ha proposto di dare l’8 per mille ai musulmani, affinché si possano costruire i loro luoghi di culto, le moschee. Forse il signor D’Alema non sa, ma pare proprio strano, che dal 2005 il ministero dell’Interno ha istituito la Consulta islamica d’Italia con lo scopo di favorire l’integrazione dei musulmani.

La Consulta, costituita da vari rappresentanti islamici e da rappresentanti del governo, ha prodotto una Carta dei valori, ossia un elenco di principi cui si ispira la Costituzione italiana e ai quali si dovrebbero uniformare le confessioni religiose che volessero usufruire dei benefici fiscali previsti dalla legislazione italiana. L’adesione a questa carta dei valori da parte dei vari gruppi islamici era condizione sine qua non per l’assegnazione dell’8 per mille, in quanto lo Stato italiano chiede, doverosamente, la sua accettazione a tutte le organizzazioni religiose che vogliono un riconoscimento ufficiale.

Ebbene, la Carta non è mai stata sottoscritta dai musulmani, poiché quelli dell’U.co.i.i. (Unione delle Comunità Islamiche Italiane) si sono dissociati dagli altri gruppi operanti in Italia, come Co.re.is (Comunità Religiose Islamiche) e il Centro islamico di Roma. Quindi non è lo Stato che è sordo alle loro richieste di integrazione, ma sono le divisione dei musulmani al loro interno che rendono impossibile il dialogo istituzionale e quindi ne rendono impossibile il riconoscimento quale controparte e di conseguenza ne viene il mancato accesso all’8 per mille.

Potrebbe sembrare, quello di D’Alema, una semplice scivolata dovuta a scarsa informazione, ma questo, da parte di chi ambiva a diventare capo della diplomazia europea, sarebbe veramente bizzarro ed estremamente grave…

Sorge invece un sospetto che, oltre alla tempistica quanto meno avventata, si sia voluto, da parte di “baffino”, creare difficoltà al Governo e in particolare al Presidente del Consiglio, che in questo momento si sta muovendo a livello internazionale per avere, finalmente, risposte univoche e concrete, sia sul fronte della repressione che su quello della prevenzione, da un’Europa paralizzata dal terrore e dalla burocrazia. Il livore, neanche tanto celato, nei confronti di Renzi è tale che qualsiasi mezzo per ostacolarlo diventa buono.

Senza contare che così il buon Massimo si può presentare ai “sinistri veri” come campione dell’integrazione, un buonista vero, da contrapporre a chi pone troppe condizioni impedendo così il processo di integrazione. Se poi di queste sventatezze dalemiane dovessero averne vantaggio i vari populisti nostrani, beh, di questo al nostro evidentemente non importa un baffo!

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Lorenzo Dalai

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