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VeronaPolis, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire

Istituto Agli Angeli, 20 febbraio 2016, VeronaPolis si presenta alla città.
Istituto Agli Angeli, 20 febbraio 2016, VeronaPolis si presenta alla città.

Per dirsi classe dirigente non basta produrre salsicce, dolci, caldaie, marmi, calze, mutande, vino, pasta e poi tacere. Di buona sfoglia ce n’è anche troppa a Verona, di buona voglia in chi dovrebbe esserci purtroppo no

Che tristezza leggere le proposte elaborate dall’osservatorio di VeronaPolis per un nuovo modello di città! Tristezza, certo, non per le idee che Giorgio Massignan e Alberto Ballestriero hanno illustrato sabato scorso all’istituto Agli Angeli, ma per la quasi certezza che nessuna di esse verrà mai presa in considerazione da una classe politica di traffichini e di nani culturali che alligna, indisturbata e indecente, in ogni partito, nessuno escluso.

E di partiti, infatti, non ce n’erano ad ascoltare i due di VeronaPolis, se non qualche sospettoso esponente di terza fila del PD mandato in avanscoperta non per carpire buone idee, ma per decifrare le possibili intenzioni politiche dei due. Perché è impossibile (così si ragiona negli stanzini del potere) che due cittadini si diano tanto da fare se non per interessi personali. Civis, civitas, polis, ma che vorranno mai dire?!

La risposta politica, infatti, è stato il silenzio più assoluto. Se i giornali ne hanno parlato solo per quello che non si poteva non dire e nel modo più asettico e succinto possibile, dalle forze(?) politiche assolutamente nulla. Silenzio dei grillini, troppo impegnati con le loro playstation elettorali e a coltivare la propria differenza (ma de che!); silenzio e assenza vistosa dell’ambientalismo storico all’incontro; indifferenza a destra, dove di cultura non sanno proprio che farsene e i progetti per la città sono rimasti semmai al cimitero verticale, a qualche altro ipermercato, al sogno almeno di un traforino, o ad una immensa mutanda per coprire l’arena, cui il sindaco Tosi intende affidare, in mancanza d’altro, la propria immortalità. E freddezza a sinistra, dove le priorità, come dichiara D’Arienzo (L’Arena, 16 febbraio), sono altre.

Prima la ricerca (sotto traccia, naturalmente, che non si sappia troppo in giro) delle alleanze politiche (diciamolo meglio, gli accordi col bilancino per eventuali poltrone) e poi forse il programma, e non l’inverso come ci si aspetterebbe secondo logica, buon senso e rispetto dell’elettore: ovvero, prima un progetto di città elaborato sulle necessità del territorio, sulle attese di chi lo abita, e poi vediamo chi ci sta a portarlo avanti.

Ci sarebbe molto da riflettere, semanticamente, sul dubbio amletico manifestato da D’Arienzo: «E’ utile sommare tutta l’area del centrosinistra più il civismo o competere solo come PD più civismo?», per concludere con l’auspicio «che la sinistra non assuma atteggiamenti autolesionisti nel tentativo di sottrarre voti al PD». Dal che si deduce malinconicamente che PD, civismo e sinistra sono tre cose diverse per chi viaggia ormai nel partito della nazione, e fessi noi che ci ostiniamo a credere che l’impegno civile sia inseparabile da ogni idea di sinistra.

Un sogno di bellezza coniugata con l’efficienza e la sostenibilità, quello di VeronaPolis, che una città ormai troppo intossicata da anni di malgoverno, di stramberie e di baggianate in bocca a “personaggetti” (De Luca/Crozza) fioriti dal nulla ideologico e culturale, purtroppo faticherà non solo a comprendere, ma anche soltanto ad ascoltare. Servirebbe una mediazione forte, da parte del ceto imprenditoriale e finanziario, che invece assiste indifferente allo scempio della città in atto ormai da molti anni, e che, ripensandoci, non sa tutelare bene nemmeno i propri interessi, se si guarda all’imminente funerale del Banco Popolare (si chiama fusione, ma vuol dire fregatura per tanti azionisti), alle vicende dell’aeroporto, alle ricorrenti minacce alla Fiera, e via dicendo.

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Ma per dirsi classe dirigente non basta produrre salsicce, dolci, caldaie, marmi, calze, mutande, vino, pasta e poi tacere. Di buona sfoglia ce n’è anche troppa a Verona, di buona voglia in chi dovrebbe esserci purtroppo no.

Mario Allegri

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Written By

Mario Allegri ha insegnato letteratura italiana contemporanea alla Facoltà di Lettere di Verona. Ha pubblicato vari saggi letterari in riviste, giornali e presso editori nazionali (Utet, Einaudi, La nuova Italia, Il Mulino). Ha partecipato come indipendente alle primarie 2011 per l'elezione del sindaco a Verona. marioallegri9@gmail.com

1 Comment

1 Comment

  1. lorenzo dalai

    17/02/2016 at 17:37

    caro Mario,
    devi pensare che D’arienzo parla a titolo personale, è convinto ancora che prima si fanno le alleanze poi il resto… politicamente è un dinosauro e i risultati elettorali che ha conseguito come Segretario del PD parlano per lui. Disgraziatamente ha ancora, ma solo all’interno del Pd, un certo seguito.
    Le proposte di Giorgio Massignan e dei suoi amici sono interessanti, innovative e sicuramente vanno prese in considerazione per progettare la Verona dei prossimi anni.
    Lorenzo Dalai

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