Connect with us

Hi, what are you looking for?

Archivio

La disoccupazione? Dipende dalla rigidità dell’euro

Euro

Flessibilità è una bella parola, chi non la apprezza? Ci fa sentire giovani, dinamici ed efficienti. Flessibilità è stata anche la parola d’ordine di tutte le riforme del mondo del lavoro degli ultimi vent’anni, e la svolta definitiva è avvenuta con il Trattato di Maastricht del febbraio 1992, che ha posto le basi dell’euro.

Nel luglio del 1992 il Governo Amato ha soppresso definitivamente l’indennità di contingenza (scala mobile) già falcidiata alcuni anni prima dal Governo Craxi, quindi nel 1997 il primo Governo Prodi con il c.d. Pacchetto Treu, ha introdotto le prime forme di flessibilità in entrata sdoganando il lavoro interinale, fino ad allora proibito.

Nel 2003 il governo Berlusconi ha approvato la c.d. legge Biagi (legge 30/2003) che ha introdotto ancora maggiore flessibilità in entrata sul mercato del lavoro, ampliando a dismisura il lavoro interinale, moltiplicando le tipologie di lavoro atipico e liberalizzando il lavoro a tempo determinato rendendolo di fatto senza limiti.

Nel 2012 il Governo Monti, con la c.d. Legge Fornero, ha semplificato le procedure di licenziamento, fino ai giorni nostri in cui il Governo Renzi con il “Jobs Act” ha massimizzato la flessibilità in uscita previo modesto indennizzo economico.

Tutto in nome della flessibilità per rendere l’Italia più competitiva nel mercato globale: ma abbiamo sotto gli occhi i risultati. In pochi anni il nostro Paese ha perso 10 punti percentuali di PIL (Prodotto Interno Lordo), il 25% della produzione industriale mentre la disoccupazione è cresciuta dal 6 al 12%

Significative le dichiarazioni del ministro dell’economia Padoan che in una intervista al Sole24Ore (1) del 26 gennaio, nel contesto di una sua proposta alla Unione Europea riguardante i sussidi di disoccupazione, ha affermato candidamente: “perché laddove non c’è tasso di cambio, l’aggiustamento avviene con la compressione del mercato del lavoro”. Più chiaro di così non si può. E’ la moneta unica con la sua assoluta rigidità del cambio la causa della crisi europea e dell’aumento della disoccupazione.

Advertisement. Scroll to continue reading.

Il contratto a tutele crescenti (Jobs Act) avrebbe dovuto almeno fare piazza pulita dei contratti atipici, ma così non è stato, infatti i contratti a tempo determinato continuano ad aumentare e soprattutto diventano sempre più brevi.

L’INPS, nel rapporto mensile sul precariato, informa che nel periodo gennaio-novembre 2015 (l’ultimo disponibile sul sito) i nuovi rapporti di lavoro temporaneo sono stati 3.187.318 in aumento rispetto allo stesso periodo sia del 2014 che del 2013. Nel Veneto le assunzioni a tempo determinato sono state 275.298 e sempre in aumento rispetto ai due anni precedenti.

Ma oltre al lavoro temporaneo, negli ultimi anni sono letteralmente esplosi i c.d. Voucher (buoni lavoro acquistabili in tabaccheria) aumentati vertiginosamente da 36.358.295 del 2013 a 61.129.114 del 2014, fino a 102.416.348 del 2015 (sempre con riferimento al periodo gennaio-novembre). I Voucher, che dovrebbero essere utilizzati solo per prestazioni accessorie e saltuarie, stanno diventando l’ultima frontiera del precariato.

E così ci ritroviamo con una intera generazione di giovani, e meno giovani, in una perenne condizione di provvisorietà, che quando non sono disoccupati passano da un tirocinio ad un lavoro temporaneo, da uno stage ad un contratto interinale, in uno stato di “stabile precarietà”.

Ma se la rigidità del cambio ha reso necessaria la flessibilità del lavoro, non era meglio viceversa mantenere la flessibilità del cambio ed insieme la stabilità del lavoro?

In Spagna, assunta a modello di ripresa economica e con disoccupazione oltre il 20%, sono ormai la norma i contratti a termine di brevissima durata: assunti dal lunedì al venerdì, e poi la settimana prossima si vedrà…

Bella la flessibilità, ce lo chiede l’Europa!

Advertisement. Scroll to continue reading.

Claudio Toffalini

Written By

Claudio Toffalini è nato a Verona nel 1954, diplomato al Ferraris e laureato a Padova in Ingegneria elettrotecnica. Sposato, due figli, ha lavorato alcuni anni a Milano e quindi a Verona in una azienda pubblica di servizi. Canta in un coro, amante delle camminate per le contrade della Lessinia, segue e studia tematiche sociali e di politica economica. toffa2006@libero.it

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

SCARICA GRATIS

L'Arsenale, grande opportunita per Verona

Advertisement
Advertisement

Advertisement

Altri articoli

Opinioni

Quello che i giovani non dovrebbero fare è scartare a priori ciò che affonda le radici nel passato, seminando una sorta di odio generazionale...

Opinioni

Lo studio prende in esame 22 parametri relativi alla struttura dei servizi e ai livelli di spesa. Un'indagine su povertà, disoccupazione, aspettativa di vita,...

Flash

La Segretaria CGIL Francesca Tornieri: «A fronte di una inflazione galoppante che toglie dalle tasche di ogni lavoratrice o lavoratore circa 173 euro al...

Editoriale

Alcuni spunti su come riorganizzare un partito che sta perdendo il contatto con gli elettori. Il feeling con i quartieri si ritrova con la...

Advertisement