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Opinioni

Le donne occidentali, una sfida per il potere islamista

Con le molestie sessuali alle donne di Colonia si è svolto un attacco culturale alla nostra civiltà e libertà

Vorrei soffermarmi su quello che è accaduto nella piazza di Colonia e di altre città d’Europa la notte di capodanno. Mi rendo conto che si tratta di un argomento difficile da trattare e non ho la velleità di suggerire soluzioni. Spesso, a discuterne si rischia di passare per xenofobo, o al contrario per buonista che accetta che il proprio Paese sia invaso da clandestini.

In realtà, ritengo che quello che è accaduto a Colonia abbia poco a che fare con la discriminazione razziale, con il multiculturalismo e con il tremendo dramma della gente che fugge dai paesi in guerra.

Credo sia una delle conseguenze della divisione e spartizione del territorio governato dall’impero ottomano tra le grandi potenze dell’epoca. La disgregazione di quell’impero con la creazione di nuovi stati, e il conseguente sfruttamento delle ricchezze di quei paesi sono stati i germi che hanno portato all’attuale malattia. Tutto nasce da lì e si è ulteriormente aggravato nel secondo dopoguerra con altre scelte territoriali imposte dalle potenze vincitrici della seconda guerra mondiale.

Tutto questo ha creato il brodo di coltura ideale per lo sviluppo di fanatici fondamentalisti dell’islamismo, inteso come unico mezzo di rivalsa contro l’occidente cristiano che, secondo loro, da tempo li sta sfruttando e privando della dignità.

Le masse di disperati, di delinquenti, di suicidi e di fanatici che operano con furia sanguinaria e disprezzo nei confronti dei valori e delle libertà democratiche dell’occidente, sono cresciuti con lo scopo di ribellarsi all’occidente privo di valori, corrotto e consumista. Lo loro religione, intesa nel senso più rigido e intollerante nei confronti degli infedeli ha fornito loro le basi filosofiche e ideali per immolarsi.

Un occidente che non ha saputo rafforzare i propri valori di libertà e democrazia, che troppo spesso sono stati sostituiti dai valori mercantili, economici e materiali.

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Per questo non è strano che tanti figli e nipoti della prima generazione di immigrati, che sono nati, hanno vissuto e studiato in Europa, siano accorsi a combattere e morire tra le file dell’Isis, per creare quello Stato Islamico che li possa riportare alla grandezza del passato.

Come tutte le guerre e/o rivoluzioni, i motivi che sono serviti a mobilitare le masse sono la religione, la voglia di rivalsa e di vendetta, i valori dell’Islam; ma sono coloro che intendono conquistare il potere di una vasta area ricca di petrolio e strategica per gli equilibri economici e militari che in realtà guidano tutto questo.

Per decenni le grandi potenze hanno preferito continuare a sfruttare le ricchezze del sottosuolo del Medio Oriente e sottovalutare le tensioni sociali, la povertà e la mancanza di prospettive di quei popoli. Poi l’incendio è scoppiato ed ora non riusciamo a contenerlo. Ma non è certamente con il mea culpa o con l’accoglienza indiscriminata che possiamo risolvere i problemi che si sono aggravati nel corso degli anni.

La realtà è molto cruda: è in atto il tentativo da parte degli estremisti islamici di condizionare la nostra sicurezza e libertà, soprattutto quelle delle donne. E’ un modo per combatterci e per imporre anche sul nostro territorio le loro regole, soprattutto quelle che discriminano le donne. E’ rischioso ridurre quello che è successo a Colonia ed in altre città a una bravata di giovinastri e sminuirlo con le affermazioni che in fondo non è morto nessuno, che ben diverse sono state le stragi di Parigi. E’ vero, non ci sono state vittime, ma l’obiettivo è lo stesso: farci vivere nella paura. Si tratta di un attacco culturale alla nostra civiltà e libertà. Sono certo che si trattava di un piano organizzato che ha preso di mira le donne, le nostre donne occidentali che rappresentano il simbolo più importante della maturità della nostra democrazia.

Per l’ affermazione del loro Stato Islamico, le donne che si vestono come meglio credono, che gioiscono del loro corpo senza nasconderlo, che lavorano e si muovono in piena libertà, rappresentano il nemico più pericoloso e va distrutto. Dobbiamo difendere con tutti i mezzi possibili la libertà che le nostre donne si sono guadagnate dopo anni di lotte; perché se il timore di essere aggredite le costringesse a limitare la loro libertà, la loro sconfitta sarebbe la sconfitta del nostro mondo.

Giorgio Massignan
VeronaPolis

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Written By

Giorgio Massignan è nato a Verona nel 1952. Nel 1977 si è laureato in Architettura e Urbanistica allo IUAV. È stato segretario del Consiglio regionale di Italia Nostra e per molti anni presidente della sezione veronese. A Verona ha svolto gli incarichi di assessore alla Pianificazione e di presidente dell’Ordine degli Architetti. È il responsabile dell’Osservatorio VeronaPolis e autore di studi sulla pianificazione territoriale in Italia e in altri paesi europei ed extraeuropei. Ha scritto quattro romanzi a tema ambientale: "Il Respiro del bosco", "La luna e la memoria", "Anche stanotte torneranno le stelle" e "I fantasmi della memoria". Altri volumi pubblicati: "La gestione del territorio e dell’ambiente a Verona", "La Verona che vorrei", "Verona, il sogno di una città" e "L’Adige racconta Verona". giorgio.massignan@massignan.com

5 Comments

5 Comments

  1. Giorgio Massignan

    11/01/2016 at 12:29

    Ho l’impressione che alcuni commentatori non siano tanto interessati all’argomento della mia opinione, ma piuttosto a vari particolari di contorno. In questo caso mi si accusa addirittura di nostalgia per l’impero ottomano. Il mio cappello aveva lo scopo di denunciare un metodo di spartizione territoriale da parte delle potenze vincitrici la prima guerra mondiale che, trascurando religioni ed etnie, ha innescato pericolose dinamiche, i cui effetti continuano a creare disastri ancora oggi. Non è stata la storia antica ad ispirare la ridefinizione dell’area e il nuovo assetto territoriale, ma il bisogno di controllare le vie di comunicazione, il monopolio del commercio e in seguito, lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi. Per garantirsi tutto questo le grandi potenze hanno riesumato l’antico motto latino: “divide et impera”. Francia e Gran Bretagna, grazie al mandato attribuito loro dalle Nazioni Unite, tracciando linee di separazione su una carta geografica, hanno definito i nuovi stati. L’Iraq e Israele non hanno frontiere naturali e non sono Stati storici, ma artificiali; così come la Siria, il Libano, la Giordania, l’Arabia Saudita e il Kuwait. In particolare, la Francia e la Gran Bretagna, per utilizzare a proprio vantaggio le divisioni etniche, tribali e religiose, hanno inventato le barriere artificiali come la Transgiordania, che doveva bloccare l’espansione ad est del futuro Stato ebraico, oppure il Libano, staccato dalla Siria, per indebolirla, oppure ancora separare il territorio del Kuwait dall’Iraq per frenarne lo sbocco al mare. Non mi pare proprio che queste divisioni siano il frutto di, come lei sostiene, ” …reminiscenze classiche…” Lo stesso concetto vale per i Balcani, ma mi fermo qui.

  2. Gabriele

    11/01/2016 at 09:02

    Giorgio solo un appunto, nel ‘cappello’ dell’articolo sembra quasi rimpiangere l’impero ottomano. Be’ le dico, da storico se può valere qualcosa, poiché questo è ahimé il paese dove serve una certificazione anche per urinare in maniera corretta secondo i più (oi polloi grecamente), che l’impero ottomano era non solo pericolosissimo per la nostra civiltà occidentale, o almeno lo è stato, poi come tutti gli imperi si è corrotto e decaduto, e la vita al suo interno, era sorniona per i popoli islamici, ma tremenda per gli altri, non lasciamoci abbindolare da certa propaganda di tempi felici e di tolleranza religiosa. Un non musulmano non poteva testimoniare, tanto per dirne una. Diritti democratici non c’erano nemmeno per i musulmani, quindi figuriamoci solo a parlarne. E tante altre cose, ma ricordiamo almeno il ben noto rapimento di bimbi cristiani per farne spietati guerrieri islamici, almeno questo, che è cosa piuttosto nota, me lo concederà. Non è da rimpiangere la fine di quell’impero, che peraltro continua ad esistere sebbene mutilato delle sue propaggini ‘imperiali’ ed in altra forma istituzionale. Le grandi potenze quando dovettero decidere, poiché era stato sconfitto in guerra, non perché erano cattive, non fecero altro che applicare l’unico criterio che conoscevano, ossia la divisione in stati nazionali. Peraltro fondandola spesso sulle reminiscenze classiche, i politici di allora erano ben più colti di quelli attuali e si vede. E così rinacque la Siria, rinacque il Libano, rinacque l’Iraq, che era niente di più che la Mesopotamia. Lo stesso processo che si era svolto, 50-30 anni prima del 1918, nei Balcani, e con successo. O forse ritiene che oggi Bulgaria, Romania, Albania, Macedonia e Grecia dovrebbero essere impero ottomano? Cordialmente

  3. Giorgio Massignan

    10/01/2016 at 19:01

    Quando ho letto il commento, o meglio la strigliata alla mia “opinione” da parte della signora Laura, ho pensato: “o non mi sono espresso bene, o la signora non ha capito cosa volessi dire, o entrambe le cose.” Così mi sono riletto attentamente quanto avevo scritto e in particolare la mia ultima frase: “Dobbiamo difendere con tutti i mezzi possibili la libertà che le nostre donne si sono guadagnate dopo anni di lotte; perché se il timore di essere aggredite le costringesse a limitare la loro libertà, la loro sconfitta sarebbe la sconfitta del nostro mondo.” Mi è sembrato di scrivere, con altre parole, quello che la signora Laura sostiene nella parte centrale del suo commento. E per quanto mi sia sforzato, non sono riuscito a trovare elementi che giustificassero le stroncature e le affermazioni della signora.
    Forse, ho pensato, per la signora Laura il mio peccato originale è quello di essere nato uomo e qualunque cosa avessi affermato, sarebbe stata stroncata d’ufficio. Comunque, anche se la signora nutre pregiudizi su di me come uomo e di conseguenza sulle mie spiegazioni, preferisco darle ugualmente.
    Se ho osato scrivere “le nostre” donne, non intendevo certamente vantare un diritto di possesso su di loro, così come non lo vanto quando scrivo il nostro mondo, la nostra cultura, la nostra civiltà, la nostra democrazia. Trovarci in queste frasi “la stessa matrice violenta dei molestatori di Colonia”, lo trovo offensivo. Così come ritengo offensivo generalizzare e accusare tutti gli uomini “di complicità verso la violenza”. I barbari che violentano le donne ci sono sempre stati, come sono sempre esistiti gli uomini che le rispettano. Non siamo tutti uguali, come non lo siete voi donne. Noi uomini non siamo tutti come i violenti e i fanatici che hanno molestato tante donne a Capodanno. Se l’umanità e il mondo, il nostro mondo, continuerà ad esistere lo sarà anche perché l’uomo e la donna continueranno ad incontrarsi, parlarsi, frequentarsi ed amarsi.

  4. Marcello Toffalini

    10/01/2016 at 18:30

    Forse Laura non ha capito bene che la difesa della libertà di tutti, anche delle “nostre donne” passa per una Revisione delle scelte storiche, non solo economiche, del mondo occidentale, che dopo la Seconda guerra mondiale non è ancora riuscito a risolvere adeguatamente la Questione Palestinese, causa prima del revanscismo islamista. Poi ci sono le concause più o meno remote, tra cui un certo endemico maschilismo, che non si trova solo nella cultura islamica.

  5. Laura

    10/01/2016 at 12:28

    primo: ogni volta che leggo ‘le nostre donne’ vi leggo la stessa matrice violenta dei molestatori di Colonia;
    secondo: noi donne non siamo mai potute andare libere e tranquille in giro poichè il timore di essere molestate/aggredite è sempre presente nel momento in cui, in una strada deserta, si incrocia un uomo – di qualunque colore sia;
    terzo: difendere la libertà che le donne si sono conquistate deve essere fatto sempre e su ogni piano e ancora molto c’è da fare – vedi tutte le iniquità del sistema legislativo in merito, ad esempio di conciliazione maternità-lavoro e vedi l’inapplicabilità della legge sull’interruzione di gravidanza.
    In sintesi: nessun uomo si senta escluso quando si parla di violenza contro le donne ma prenda parola a partire da sé, dalla propria esperienza di complicità verso la violenza, invece di ergersi a esempio di virtù contro i ‘barbari’, grazie.

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