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«Il testamento di Maria» di Colm Tóibín al Nuovo

Martedì 12 gennaio quarto appuntamento con la trentesima edizione del Grande Teatro. La Maria di Tóibín è una madre rabbiosa e cupa che per certi versi ricorda quella di Mistero buffo.

Dopo Scandalo di Arthur Schnitzler il Grande Teatro 2015-2016 propone, martedì 12 gennaio alle 20.45 al Nuovo, Il testamento di Maria di Colm Tóibín con la regia di Marco Tullio Giordana e con la traduzione e l’adattamento dello stesso Giordana e di Marco Perisse, protagonista Michela Cescon. Lo spettacolo è prodotto dal Teatro Stabile di Torino, dal Teatro Stabile del Veneto e da Zachar Produzioni.

Colm Tóibín – uno dei maggiori scrittori irlandesi contemporanei con un passato nell’IRA e un presente che lo vede impegnato per i diritti gay – in questo breve e intenso romanzo (uscito nel 2014 per Bompiani due anni dopo l’edizione inglese) affronta il rapporto fra Maria e il figlio Gesù nei giorni della predicazione alle folle e in quelli drammatici della condanna e della crocifissione. La prima stesura era stata in forma di monologo teatrale andato in scena nel 2011 al Dublin Theater Festival nell’interpretazione di Marie Mullen. Dopo l’uscita del libro, il monologo è stato interpretato da Fiona Shaw a Broadway nella primavera del 2013. Qualche mese dopo ne è uscita un’edizione audiobook con la voce recitante di Meryl Streep.

In Tóibín la figura di Maria è solo e fortemente umana, lontana dall’agiografia cattolica che la vede dolente e consapevole del grande piano di salvezza di cui il figlio di Dio si è reso protagonista. Dice Michela Cescon: «Quando ho letto The Testament of Mary di Tóibín ho capito subito che era un testo giusto per il teatro. Mi sono commossa, mi sono sentita avvolta e, chiuso il libro, la mia immagine di Maria non è più stata la stessa. Ho sentito profondamente il tema madre-figlio come lo narra lo scrittore. In tutta l’opera la personalità, il talento e il forte destino di un ragazzo risultano dolorosamente incomprensibili e inaccettabili da una madre, perché troppo piena di paura e di amore».

La Maria di Tóibín – una madre rabbiosa e cupa – può sotto certi versi richiamare un’altra celebre Madonna teatrale: quella di Mistero buffo (1969) di Dario Fo, opera-giullarata in grammelot ispirata a brani dei vangeli apocrifi e a racconti popolari sulla vita di Gesù. Interpretata da Franca Rame, era una Madonna che cercava di convincere Gesù a liberarsi da quel supplizio e aggrediva l’arcangelo Gabriele che, nel tentativo di consolarla, le ricordava che tutto era parte di un disegno divino. «Tóibín non ne ha mai parlato ma secondo me – dice Marco Tullio Giordana – ha anche attinto dal Vangelo secondo Matteo di Pasolini, film che ha creato un’iconografia molto forte della Madonna. Questo testo – prosegue – conserva anche nelle sue pagine più dure, persino quando ci gettano nell’abisso, una forma di sacralità. Ne è un esempio il finale, che è duro allo stesso modo per credenti e laici. Perché quando dicono a Maria – conclude il regista – che il figlio è morto per salvare il mondo, lei risponde con una sola frase: che “non ne valeva la pena”».

Rispetto alle iconografie classiche, la Madonna di Tóibín è una donna anziana, amareggiata e delusa che ricapitola i fatti connessi all’atroce morte del figlio. Vive sola, abbandonata da tutti a eccezione di un paio di assidui visitatori (identificabili con i primi evangelisti) che oltre a provvedere alle sue necessità, tentano di estorcerle ricordi da sfruttare nei libri che stanno scrivendo. Fanno parte, i due, dei seguaci del figlio morto, un gruppo di “cani sciolti” per i quali lei, che non ha alcuna fiducia negli uomini, non ha mai nutrito stima. Segretamente regressa a una concezione di vita quasi pagana, si è perfino comprata una statuetta di Afrodite che ovviamente tiene nascosta.

Dopo la “prima” di martedì, repliche tutte le sere alle 20.45 fino a sabato. L’ultima replica, domenica 17 gennaio, è alle 16. Giovedì 14 alle 17, al Teatro Nuovo, Michela Cescon incontrerà il pubblico. L’ingresso all’incontro è libero.

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