Connect with us

Hi, what are you looking for?

Opinioni

La questua e i veri poveri che non amano apparire

Mendicanti

Chi è realmente indigente nella nostra città non viene abbandonato

Di mattina faccio volentieri quattro passi. Alle 9:30 giungo nei pressi dell’Ospedale di Borgo Trento a passo spedito quando mi viene incontro un barbone che mi fa «Ciao!» e, con un sorriso sdentato ma cordiale, mi chiede con la mano aperta di dargli un soldo. Gli do qualcosa, lui mi guarda e mi dice «ma non mi viene neanche un panino!». E’ vero, a quest’ora si può fare colazione. Così gli aggiungo 50 centesimi, lui mi ringrazia e si avvicina ad un altro passante. Il simpatico “barba”, di cui non ricordo il nome, e che è stabilmente situato all’angolo tra l’ingresso carraio e la via De Lellis, quanti soldi potrà racimolare alla fine della sua giornata? Malgrado abbia sicuramente un ricovero per la notte ed almeno un pasto caldo al giorno di certo non ha una vita facile, ma quello è il suo modo di vivere: una mano sempre allungata, un “cicchetto” al bar ed un saluto interessato ma cordiale. Una “macchietta”, che ormai appartiene alla piazza come un “arredo” umano, e guai a chi lo tocca! D’accordo, ma è sempre una vittima del degrado sociale, compagno di strada di tanti passanti.

E, per contrasto, mi ha indotto a ricordare un altro incontro, meno simpatico: domenica scorsa al termine di una messa sto per uscire dalla chiesa quando mi s’avvicina un uomo sulla quarantina, che abitualmente tende la mano all’uscita dell’edificio, ma lì siamo ancora dentro e mi chiede un soldo. Un po’ indispettito gli rispondo che avevo già fatto l’offerta nella messa! Allora si allontana e si avvicina ad un’altra persona. Credo che importunare le persone all’interno di un luogo di culto per chiedere denaro non sia corretto né accettabile, a meno che il mendicante non si trovi alla fame! Ma quello alla fame non era, appartenendo ad un gruppo ben noto di questuanti alle porte della chiesa, e so che ogni tanto gentili signore si fermano per tentare un dialogo e spiegargli che se vuole ci sono luoghi ove potrebbe trovare aiuto e soccorso, ma inutilmente. Chissà perché.

Chi non vuole farsi conoscere e riconoscere, e non parlo dei migranti, sa bene dove andare e dove non andare, dove isolarsi magari in ambienti malsani e abbandonati, dove arriva a mettere a repentaglio la salute e, talvolta, purtroppo, anche la vita (1), vittima di cosche dedite allo sfruttamento della prostituzione o allo spaccio della droga. Sono poi convinto che chi fa della “mendicanza” una professione stabile, non sia un vero povero e non riveli dignità ma adesione ad un metodo organizzato di accattonaggio, che sfrutta il buon cuore delle persone. Perché chi è realmente indigente nella nostra città non viene abbandonato. A Verona sono molte e ben organizzate le strutture di ricovero e di servizio, che offrono un pasto caldo, un vestito usato e persino un servizio medico: la Caritas diocesana, la San Vincenzo, la Ronda della Carità e i Servizi sociali del Comune, per dirne alcune.

Non si tratta di abolire la questua, che c’è e si può anche sopportare quando non è sfacciata o pericolosa: si tratta di capire che i veri poveri, che ci sono e sono sempre più numerosi, sono spesso invisibili e silenziosi, non perché si nascondono ma perché non amano apparire, non perché rinuncino a farsi aiutare ma perché non fanno rumore. E non appena qualcuno delle citate strutture s’approssima ad uno di loro questi rivelano apertamente la loro condizione, si lasciano aiutare, ringraziano e nella misura del possibile partecipano anche alla vita del quartiere. Ed è interessante osservare che questi poveri non sono più soltanto stranieri: una parte sempre più consistente di essi è costituita da italiani e veronesi, che sono rimasti soli e senza risorse, non più in grado di affrontare la vita nelle sue più elementari esigenze.

La questua a Verona è un fenomeno ancora poco diffuso ma non assente e, e se in passato se n’è rilevata traccia soprattutto ai semafori stradali, oggi fortunatamente è in diminuzione, anche per la minore disponibilità di liquido nelle tasche dei veronesi. Fa pensare, però, e fa notizia sui giornali quando episodicamente si rivela, come nella mia passeggiata.

Marcello Toffalini

Advertisement. Scroll to continue reading.

(1) http://www.larena.it/territori/città/donna-muore-br-nel-degrado-br-stroncata-da-malore-1.3685150

Written By

Marcello Toffalini è nato nel 1946 ed è cresciuto nella periferia di Verona tra scuola, parrocchia e lotte sociali. Ha partecipato ai moti universitari padovani e allo sviluppo delle Scuole popolari di Verona. Si è laureato in Fisica a Padova nel 1972 e si è sposato nel 1974 con rito non concordatario. Una vita da insegnante di Matematica e Fisica presso il Liceo Fracastoro, sempre attratto da problematiche sociali e scientifiche. In pensione dal 2008. Nonno felice di tre nipotini. Altri interessi: canta tra i Musici di Santa Cecilia. ml.toffalini@alice.it

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Banner-Studio-editoriale-Giorgio-Montolli

MEMORY BOOKS

Scarica gratis

COSA SONO I MEMORY BOOKS?
Approfondimenti su tematiche veronesi.
A COSA SERVONO?
Offrono una visione diversa di città.
QUANTO TEMPO PER LEGGERLI?
15 minuti.
PERCHÉ SCARICARLI?
Sono rari.
QUANTO COSTANO?
Nulla.

Advertisement
Advertisement

Advertisement

Altri articoli

Opinioni

Lo studio prende in esame 22 parametri relativi alla struttura dei servizi e ai livelli di spesa. Un'indagine su povertà, disoccupazione, aspettativa di vita,...

Editoriale

Alcuni spunti su come riorganizzare un partito che sta perdendo il contatto con gli elettori. Il feeling con i quartieri si ritrova con la...

Interviste

INTERVISTA – Carcereri De Prati, presidente dell'Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere: «Giulietta e Romeo conferiscono a Verona un pizzico di fascino ma non...

Satira

A colpi di matita attraverso il filtro dell’ironia per sorridere anche quando verrebbe da piangere, perché il sorriso aiuta a tenerci vigili

Advertisement