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Mantova capitale della cultura, Verona Cenerentola

Mantova
Mantova

La Giunta dei “quattro sassi” si è fatta scappare il concorso che avrebbe visto Verona in pole position, ma l’opposizione se n’era accorta? e ha una politica culturale da proporre alla città?

La distanza tra Mantova e Verona la si può misurare in chilometri (45) oppure nella sensibilità culturale dei rispettivi amministratori (anni luce). Mentre Alberto Bozza esponeva sull’Arena il suo “progetto immaginario” (proprio così!) per l’Arsenale, cioè riempire di salami, formaggi, risotti, asparagi, polenta e gnocchi ben innaffiati di Chiaretto e Amarone il più bel reperto di architettura militare asburgica d’Europa, Mantova si aggiudicava il titolo di capitale italiana della cultura, portando in cassa un milione di euro, oltre a quelli che le verranno dalla moltiplicazione di visitatori e turisti e la possibilità di escludere dal vincolo di stabilità le risorse impiegate per realizzare il progetto.

Al concorso Verona, che, com’è noto, non ha neppure un assessore alla cultura, non ha ritenuto di dover partecipare, impegnata a cercare una collocazione ad un cimitero verticale di oltre trenta piani, a trovare il modo di violentare almeno un pochino, se non del tutto, la propria cinta collinare con un assurdo traforo, a discutere sulla copertura (assassina) dell’Arena, a deliberare sopra un inceneritore che nessuno vuole, e a coprire di altri posti d’auto a pagamento l’intera mappa cittadina.  Intanto quei sempliciotti di Mantova, che già da vent’anni curano un Festival della Letteratura di prestigio internazionale e hanno ottenuto il riconoscimento di Capitale Europea dello Spettacolo, stanno pensando ad un nuovo grande auditorium, hanno ormai pedonalizzato l’intero centro storico con beneficio dell’aria e degli affari, e stanno ultimando una rete di piste ciclabili da far invidia ad Amsterdam.

A Mantova, insomma, credono fermamente, e ci investono alla grande, alle potenzialità economiche e occupazionali dell’idea di territorio come museo diffuso, e devono essersi fregate increduli e soddisfatti le mani quando non hanno visto tra i partecipanti alla gara Verona, che di credenziali culturali ne avrebbe avute a iosa da spendere, stracciando ogni altro concorrente.

Ma se al sindaco dei “quattro sassi” (= reperti archeologici) e ad una giunta composta dai vari Bozza, Ambrosini, Lella, è palesemente inutile chiedere sforzi in questa direzione (la botte dà il vino che ha, si diceva un tempo), possiamo pure chiederci cosa abbia proposto in alternativa l’opposizione. Era a conoscenza del concorso? Ha cercato di sollecitare la giunta e di sollevare la questione tra le forze culturali, ma anche produttive, della città?

Più seccamente: ha una sua politica culturale? Perché finora non ce ne siamo accorti.

Mario Allegri

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Leggi la risposta di Marcello Deotto ed Elisa La Paglia del PD:
Il PD ad Allegri: la cultura a Verona pensiamola insieme

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Mario Allegri ha insegnato letteratura italiana contemporanea alla Facoltà di Lettere di Verona. Ha pubblicato vari saggi letterari in riviste, giornali e presso editori nazionali (Utet, Einaudi, La nuova Italia, Il Mulino). Ha partecipato come indipendente alle primarie 2011 per l'elezione del sindaco a Verona. marioallegri9@gmail.com

5 Comments

5 Comments

  1. Abbas Gharib

    03/11/2015 at 19:53

    Il capitale della cultura
    Da Mantova a Verona, dalla Lombardia al Veneto.

    Un gruppo di giovani universitari e non, amici e partecipanti degli eventi della nostra associazione culturale veronese, mi hanno aiutato nella messa punto dei concetti di base, significativi per un progetto strategico di cultura creativa cittadina. Essi, hanno uno sguardo positivo su Verona, dove esistono le risorse per un progetto culturale strategico più che a Mantova. Ritengono, però, che sia determinante l’apporto della cultura Lombarda sul modo di pensare della cittadinanza mantovana, meno conservatrice rispetto a Verona e il Veneto in generale. Si tratta di una visione olistica, non sulle persone, ma sui progetti, alla ricerca dei nuovi paradigmi per una visione edificante a lungo termine. Una rivoluzione copernicana? Forse sarà inevitabile.
    Una ricchezza di una Strategia Culturale per la città di Verona, nella seconda decade del terzo millennio, deriva anzitutto dalla predisposizione di un progetto Creativo di Cultura interattiva, verso il futuro.

    Tale progetto strategico necessita di una massiccia partecipazione intellettuale della città di Verona, richiede il sostegno sistematico delle forze politiche di progresso e pretende l’appoggio sostenuto e partecipativo della cittadinanza. Esige inoltre il supporto delle istituzioni, delle forze pubbliche nonché private e produttive della città e del territorio veronese.
    Richiede il coraggio di confronto con altre Culture Creative, in quanto per poter creare dei paradigmi innovativi della cultura strutturale è indispensabile uscire dalla cultura meramente euro-centralista notoriamente esaurita, mettendola in interazione con altre culture di elevata qualità.

    È fondamentale conoscere le regole corrette dell’Economia strutturale della Cultura per persuadersi che la cultura creativa e innovativa produce un’immensa prosperità, non necessariamente turistica e ristorativa bensì formativa e creativa. È basilare concepire che la Cultura Creativa è fondamentalmente diversa e non deriva da quella dell’intrattenimento di routine applicato allo spettacolo, musica, ristorazione e promenade a passi perduti. La finalità della Cultura Creativa non è quella di contendere la cultura per la cultura, tout court.

    Bisogna percepire che la Cultura Creativa cammina sul binario della consapevolezza, che è la locomotrice della conoscenza, il veicolo della scienza, per passare dall’attuale società disorientata e sofferente, semmai post-industriale, muovendosi nella direzione della nuova Società Sapiente come una finalità inderogabile. Dobbiamo Imparare a rispettare la dignità del patrimonio architettonico, monumentale, artistico culturale e ambientale della città e del territorio, evitando di ledere il patrimonio con delle proposte superate di perpetuo “adattamento” alle destinazione personalizzate derivante dalla propaganda pigra dell’immaginazione.

    È necessario riconoscere i settori creativi e le loro interazioni. Essi non costituiscono un numero infinito e sono raccoglibili in gruppi di base: (architettura sociale, ingegneria ambientale, rigenerazione urbana, restauro conservativo) – ( design system, grafica, editoria) – (arte dello spettacolo, musica) – (cinematografia, fotografia) – (arti visive, comunicazione) – (poesia, letteratura) – (scienze gastronomiche)

    Diventa inevitabile l’utilizzo dei luoghi deputati del patrimonio ai fini creativi, formativi e culturali della città e per la città come festival, eventi, incontri, workshop come altre città di media dimensione. Vedi Mantova, Pesaro, Ravello, Salisburgo, Taormina. Perciò è determinante l’individuazione della giusta dimensione e la corretta destinazione d’uso dei luoghi del patrimonio veronese da recupere con il restauro conservativo, sulla base della loro vocazione storica, la loro tipologia architettonica e la propria morfologia urbana onde evitare di ledere la loro dignità, rovinare la loro vocazione storica, sciupare la loro vitalità.

    Per Verona è fondamentale esaminare su basi scientifiche la morfologia urbana e la tipologia edilizia, le designazioni dei luoghi del progetto culturale strategico della città.
    Per le risorse economiche, la propria sistematicità organica e metodologica così implementata, Verona può stimolare e di fatto incoraggerà gli investimenti nazionali, internazionali e i fondi europei per recuperare i tesori unici e straordinari di questa città, in quanto le nazioni del mondo ben conoscono e amano Verona e sanno apprezzare le bellezze e la dignità dei suoi beni comuni. Il problema è che non esiste ancora un progetto strategico persuasivo, consono alle richieste strutturali più ampie.

    Abbas Gharib

  2. massimo de battisti

    30/10/2015 at 20:26

    Carissimi. La politica culturale a VR – ovvero la mancanza della – è un tema su cui si dibatte inutilmente da anni e annorum. Risultato: la situazione è peggiorata sempre di più senza che nessuno abbia trovato strategia ed energia per fermarne il declino. Colpa di Tosi? Ovvio. Colpa dell’opposizione? Certamente. Colpa degli intellettuali (?) veronesi latitanti, dell’Università rinchiusa nella turris eburnea (mmmh), dei giornalisti prostrati al potere?Tutto vero. Mai come su questo argomento si confrontano le 2 Verone. Quella del potere con i propri giochi e l’altra Verona, quella della gente ‘normale’ che non ha nessuno che riesca a coinvolgerla nella battaglia per una Verona diversa, che traduca in progetti comprensibili l’alternativa anche e soprattutto culturale, che dia spazio ai giovani sia nei contenuti che nei metodi di comunicare. La scadenza del 2017 è vicina, può essere un’occasione per fermare il declino ed iniziare ad invertire la tendenza.

    • mario allegri

      01/11/2015 at 14:31

      Lasciamo perdere la discussione, per quel che riguarda la cultura, sulla giunta Tosi e anche sull’opposizione, perché tra i politici veronesi, al potere o meno, la parola cultura compare solo e all’ultimo momento in maniera generica sul manifestino elettorale. Destra e sinistra non hanno la minima idea di cosa sia fare cultura per la comunità, e forse bisognerebbe spiegargli anche il significato stesso della parola.
      Veniamo al terzo soggetto latitante: gli intellettuali della città, e soprattutto gli addetti ai lavori, cioè gli insegnanti di scuola e dell’università e i giornalisti. Progetti? Mai nessuno, nemmeno l’ombra, a meno che non si tratti di lavorare per se stessi. L’ambizione massina? Collaborare, ben pagati, ai volumi delle banche oppure essere inseriti in una delle tante istituzioni in cui bisogna a tutti i costi far figurare anche un uomo di cultura per completare il mosaico, tanto saranno sempre gli altri a decidere. Sogno proibito di tutti? Un seggiolino in Fondazione. Potrei fare dei nomi, ma li conosci meglio di me anche tu: l’erudito locale, capace di spaziare dal medioevo ai giorni nostri, il professore presenzialista e quello sdegnoso della “compagna picciola” che aspetta sempre d’essere invocato come un padreterno, ma che nessuno chiama perché non sanno davvero cosa farsene; e poi i giornalisti delle cosiddette pagine culturali locali, pronti alla recensione di favore, ma incapaci (no, timorosi) di porre domande. Hai ricordo di qualche iniziativa culturale promossa da questi soggetti nell’interesse della città? Hai ricordo di qualche loro clamoroso pronunciamento contro il potere di turno? Però, avrai senz’altro memoria fresca dei loro lamenti, dei loro sdegni, dei loro “procomberò sol io” che, una volta recitati (perché di questo di tratta), li mettono a posto con la coscienza. Mi voleva Strehler, ma per colpa di questa città….

  3. mario allegri

    30/10/2015 at 16:44

    La risposta la conosci anche tu. Se la scrivessi qui, mi beccherei una querela.

  4. Cristina Stevanoni

    29/10/2015 at 15:41

    Mario, i quattro sassi sono una promessa, ne vedremo spuntare ancora, pronti a trasformarsi in centri commerciali, cimiteri verticali, coperture dell’Arena, e chi più ne ha , più ne metta. Tu ricordi giustamente l’Arsenale, destinato al commercio, e, intanto, all’incuria. Un salsicciotto da cui spremere la polpa, fin che dura. Mario, ti faccio una domanda, allora: perché l’Arsenale, luogo di per se stesso culturale, un valore in sé, per chi lo sappia vedere, perché l’Arsenale no, e il bastione delle Maddalene sì, e per giunta con quegli stessi finanziamenti regionali che per altrove non si vollero chiedere??? Senza nulla togliere alle Maddalene, splendido bastione veneziano dei primi decenni del ‘500, ma mi dici che senso ha adibirlo a centro di documentazione della città (Verona) fortificata, quando il sistema di fortificazioni, o quel che resta, si lascia andare dritto in bocca alla speculazione, previo abbandono al cosiddetto degrado? L’Arsenale e Castel San Felice sono l’esempio più lampante. Riusciamo a dare un a risposta, a domande come questa, e a smontare i perfidi giochi di potere e di plurimo interesse sottesi a tali contraddizioni?

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