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Cultura

Scipione Maffei, un veronese quasi dimenticato

Sappiamo quasi tutto di Giulietta e Romeo ma di Cangrande della Scala e del marchese Scipione Maffei non sappiamo quasi niente

Alla fine Seicento e nei primi anni del Settecento, un nobile veronese diventa una figura importante nel panorama culturale e politico cittadino e veneziano: il marchese Scipione Maffei. Un grande letterato, un cultore dell’antichità classica, che ama il teatro e il melodramma. Istituisce il Museo lapidario, raccogliendo le iscrizioni romane più importanti, della città e della provincia. Rifonda l’Accademia Filarmonica per raccogliere gli amanti della musica, una musica nuova, perché il violino è un’invenzione del Cinquecento. Nasce il melodramma e per la rappresentazione del teatro musicale costruisce il Teatro Filarmonico, quasi 50 anni prima del grande Teatro di Milano, il Teatro alla Scala. Scrive opere di ogni genere, in latino e in italiano, ma se si vuol conoscere rapidamente la sua vita ed i suoi meriti è difficile trovare un libro che ne celebri ed elenchi le opere, quasi tutte meritorie e di alto livello.

Cosa che del resto si verifica anche per l’altro grande personaggio veronese, Cangrande della Scala. Sappiamo tutto (o quasi) di Giulietta e Romeo, ma di Cangrande e di Maffei non sappiamo quasi niente. Ci sono le grandi opere storiche dei docenti universitari, ma occorrono libri facili e snelli che inquadrino questi personaggi, i loro tempi, con opportune celebrazioni che li ricordino. Verona era (ed è) una città di grande importanza, strategica e culturale, e si reggeva su questi grandi personaggi che hanno saputo innovare e trascinare i loro contemporanei, costruendo edifici e riferimenti ancor oggi validissimi.

Del Maffei vogliamo solo ricordare un episodio appreso leggendo una testi di laurea che ne parlava. Gli anni Settecento sono quelli delle grandi Accademie culturali veronesi, come l’Accademia Filarmonica, l’Accademia di Belle Arti (ora Accademia Cignaroli) e l’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere. Già dal Cinquecento era viva ed attiva l’Accademia Filarmonica, con tanti soci impegnati a suonare e promuovere la musica e la cultura a Verona e in tutta la Repubblica Serenissima; ma è con Scipione Maffei che tale Accademia si stabilisce in una nuova sede e viene costruito il Museo lapidario, ora chiamato Museo maffeiano, e il teatro Filarmonico, ricostruito più volte e tuttora bellissimo ed attivo.

Scipione Maffei richiama i colleghi nobili veronesi per la loro scarsa voglia di impegnarsi in attività, culturali ed artistiche, perché molti di essi preferivano divertirsi in campagna e nelle ville, tanto che era stata perfino fondata una Accademia della Gazzarra. Il Maffei richiama la necessità morale di un impegno culturale che dev’essere di tutte le persone colte che amano Verona e la sua storia, per un dovere personale e morale importante, per riscoprire e custodire il patrimonio culturale e scientifico veronese, unico e troppo spesso ignorato .

L’esortazione di Maffei ci sembra ancora attualissima e valida.

Dino Poli

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3 Comments

3 Comments

  1. Michele Magnabosco

    14/09/2015 at 12:11

    Innanzitutto complimenti per la lodevole esortazione a una maggiore diffusione della conoscenza della storia della nostra città. Siccome però sono da sempre convito che fare divulgazione significhi in ogni caso dare notizie storicamente corrette e attendibili mi permetto di proporre alcune osservazioni su Scipione Maffei.
    Pur riconoscendo infatti gli indubbi meriti di Maffei nel risollevare l’Accademia Filarmonica dalla crisi che la colpì all’indomani della peste del 1630 e che ne condizionò l’agire per tutta la seconda metà del Seicento trovo eccessivo affermare che egli la abbia “rifondata”.
    Storicamente sbagliato è invece dire che «è con Scipione Maffei che tale Accademia si stabilisce in una nuova sede»: l’Accademia Filarmonica ottenne il terreno “ai Portoni della Bra” dalla Serenissima nel 1604, per trasferirvisi definitivamente nel 1608, un secolo prima di accogliere Maffei tra i suoi soci.
    Per quanto riguarda infine l’esistenza (e la reperibilità) di testi su Maffei non posso che concordare con il signor Brugnoli.

    Cordiali saluti

    Michele Magnabosco

  2. Andrea Brugnoli

    01/09/2015 at 12:44

    Forse al veronese medio, seguace della linea dei “quattro sassi” potrà risultare difficile trovare un libro che parli di Scipione Maffei in termini non necessariamente “accademici”. Però basta andarsi a rileggere (lo si trova tranquillamente in Civica e in molte biblioteche veronesi) l’ancora leggibilissimo (seppur necessariamente non aggiornato: ma per una lettura non specialistica rimane assai utile proprio per l’agilità di lettura) testo di Giuseppe Silvestri, Scipione Maffei europeo del Settecento (una prima edizione del 1954, e una successiva per Neri Pozza del 1968).
    Quanto a Cangrande, poi, abbiamo proprio uno di quei libri “facili e snelli” (ma non per questo non accurati, anzi, in questo caso il livello è ottimo) di cui si lamenta l’assenza. Si tratta di Cangrande della Scala. I luoghi e le storie, di Ettore Napione, del 2004, che si può trovare anche in libreria.
    Forse è da una maggiore frequenza delle biblioteche che bisogna partire (anche nelle scuole, dove sono neglette). Come sosteneva appunto Maffei in una seduta del Consiglio comunale nel 1718 per sostenere l’apertura di una pubblica biblioteca cittadina, dove a «ognuno che vien sia povero o ricco ghe deve dar i libri ch’el domanda, con comodo de lezar e de scriver a volontà»: «Una libraria equivale a cento maestri, perché insegna tutto e chi ha ingegno no ha bisogno d’altro».

  3. Dino Poli

    16/08/2015 at 17:43

    Esortazione attualissima e valida, ho scritto al termine del mio articolo, ma commentando in questo spazio c’è da dire che non sembrano molti coloro che si impegnano nella valorizzazione culturale di Verona, si preferiscono obiettivi più concreti e banali, far soldi e far gazzarra! Concludo con una piccola esortazione ai veronesi impegnati culturalmente: scrivere un bel libro, facile e snello, ma pieno di riferimenti concreti, su questi due personaggi: Maffei e Cangrande. Da parte mia mi metto a disposizione per approfondire la storia e la figura del marchese e del principe della Scala, un impegno meno sistematico e organizzato, ma pieno di ammirazione per la voglia di capire, di conoscere, di riproporre in questa società così diversa e tecnologica questi grandi personaggi del passato.

    Dino Poli

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