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Tragedie in discoteca: «Per formare un uomo ci vuole un villaggio»

Giovani

Emergono altre figure oltre alla famiglia che possono essere responsabili del comportamento di un giovane: gli insegnanti, gli amici, gli allenatori sportivi, i compagni di scuola

L’ estate 2015 verrà purtroppo ricordata, oltre che per il caldo prolungato ed eccessivo, anche per le numerose morti di giovani per cause legate all’eccessivo consumo di alcolici e sostanze stupefacenti. A tale riguardo ha suscitato un enorme scalpore la forte dichiarazione del Sindaco di Gallipoli che ha così commentato sui social: «Se le famiglie esercitassero un po’ più di controllo sui figli non morirebbe un diciottenne alla settimana in disco. Se non sai educare non procreare».

Un pensiero scioccante, che forse è venuto in mente a più di una persona ma che risulta inammissibile se espresso pubblicamente da un primo cittadino, perché se è vero che molti ragazzi godono di troppa libertà è anche vero che non si può rinfacciare ad un genitore che ha appena subito un lutto del genere che è colpa sua. Dove è finita la pietà umana?

I commenti al post del sindaco erano in gran parte di approvazione alle sue parole e tutti molto critici nei confronti dei genitori che non sanno educare i figli. Le parole dei genitori che si ritenevano “bravi” (io direi anche fortunati) sembravano pietre lanciate contro quei disgraziati colpevoli secondo loro di non aver tirato su i figli in modo corretto. Era imbarazzante perfino leggere quello sfoggio di virtù.

In questi frangenti angoscianti è normale che il ruolo della famiglia e il suo compito educativo finiscano sotto il riflettore, perché tutti siamo consapevoli di quanto la famiglia sia fondamentale per l’educazione dei giovani: l’affetto dei genitori, il loro equilibrio e la fermezza nell’insegnare le regole da seguire nella società sono gli ingredienti principali per il carattere che si va a formare. E’ vero anche, però, il vecchio detto africano: “Per formare un uomo ci vuole un villaggio”: tutto l’ambiente che circonda un bambino contribuisce attivamente alla sua formazione. Ecco allora che anche se la famiglia resta il fattore più significativo, emergono altre figure che possono essere responsabili del comportamento di un giovane: gli insegnanti, gli amici, gli allenatori sportivi, i compagni di scuola…. per arrivare anche ai messaggi veicolati dall’ambiente che lo circonda e che molto spesso sono fuorvianti.

Mi chedo perché le discoteche non chiedano agli avventori di esibire la carta di identità, evitando di servire alcolici ai minorenni, invitandoli ad uscire dal locale non troppo tardi. E’ difficile che un ragazzo segua delle regole, anche se le conosce, se gli stimoli proposti dall’ambiente lo incitano a fare il contrario. Mi è capitato più di una volta di vedere dei ragazzini acquistare alcolici liberamente nei supermercati anche se sarebbero vietati ai minori di 18 anni, senza che alla cassa venissero mosse delle obiezioni. Allo stesso modo, in molti bar li lasciano giocare con le slot anche se ci sarebbe un limite di età.

Anche i messaggi veicolati dai media sono spesso contradditori o completamente fuorvianti. Molti film raffigurano ubriachi o “drogati” come se fosse una cosa addirittura molto divertente e non pericolosa. Viene la voglia di provare.

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Quindi, non sono soltanto le famiglie che a volte falliscono il loro compito educativo ma è gran parte dell’ambiente che ci circonda che è organizzato e preme per fare di noi più che persone…. consumatori: di coca cola, di macchine, di biscotti al cioccolato, di smartphone, di alcool, di sostanze stupefacenti, e le persone più deboli spesso vengono prese in questo vortice e si perdono.

Allora, invece di puntare l’indice accusatore contro il colpevole del giorno, proviamo tutti a cercare di fare la nostra piccola parte; proviamo a creare intorno ai nostri figli quel villaggio necessario alla loro crescita, aiutandoli anche a diventare abbastanza autonomi e critici da ignorare i canti delle sirene. Non è compito solo delle famiglie ma di tutti noi perché, ricordando il grande de Fabrizio Andrè, anche se noi ci crediamo assolti siamo lo stesso coinvolti.

E per tornare al sindaco di Gallipoli, trovo assolutamente giusto che si sia dimesso, perché invece di criticare in modo così crudo quei genitori avrebbe dovuto trovare un modo perché le discoteche del suo Comune fossero più sicure.

Paola Lorenzetti

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