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Preoccupa la Centrale idroelettrica sull’Adige a Terrazzo

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Le Province di Verona e Rovigo e i Comuni di Terrazzo e Badia Polesine contrari all’impianto. Per il sindaco Simone Zamboni «non ci sono le condizioni per realizzare una centrale che porterà l’acqua a 16 metri sopra il livello del mare in terreni che, normalmente, si trovano a 10-12 metri».

Si è svolta a Terrazzo una conferenza stampa per esprimere la preoccupazione del territorio riguardo la costruzione di una centrale idroelettrica sull’Adige. La società Lagarina Hydro ha infatti ottenuto la concessione per l’utilizzo idroelettrico dell’acqua e le amministrazione locali sono preoccupate perché il progetto preliminare, presentato in seguito al bando, non consente di capire il reale impatto dell’opera in termini paesaggistici e ambientali.

Erano presenti il presidente della Provincia di Verona Antonio Pastorello, il presidente della Provincia di Rovigo Marco Trombini, il sindaco di Terrazzo Simone Zamboni, il direttore del Consorzio di bonifica Alta Pianura Veneta Gianfranco Battistello, il presidente del Consorzio di bonifica Alta Pianura Veneta Silvio Parise e il direttore del Genio civile di Verona e Rovigo, ingegner Umberto Anti. Hanno inoltre partecipato i rappresentanti dei comuni di di Castagnaro, Legnago, Villa Bartolomea, Badia Polesine, Lusia, Masi, i consiglieri regionali Cinque Stelle Manuel Brusco e Patrizia Bartelle e della Coldiretti.

«La Provincia di Verona non è mai stata coinvolta – ha detto Pastorello – e sono venuto a conoscenza di un’opera così rilevante dai media locali. Pertanto, non posso esprimere una valutazione positiva a causa dei dubbi relativi alla compatibilità e sostenibilità dell’intervento, a meno che non vengano effettuate ulteriori e più approfondite valutazioni tecniche. Una volta assegnata la concessione, si dovrà necessariamente procedere all’approvazione del progetto che vedrà coinvolta la Provincia sia per gli aspetti di compatibilità ambientale, che per le valutazioni paesaggistiche. Allo stato attuale non è stata depositata alcuna istanza da parte del potenziale concessionario, ma è presumibile che essa venga presentata dopo l’ottenimento della concessione idraulica. In questo caso, la Provincia di Verona attiverà i suoi organi tecnici di valutazione (Commissione VIA, servizio consultazioni ambientali), anche se ritengo ci siano grosse criticità nella proposta di intervento sia sotto il profilo ambientale che paesaggistico».

«Il nostro non è un no a prescindere – ha detto Trombini – ma ciò che ci preoccupa sono i dati oggettivi relativi alla conformità e alla natura del territorio. Dal punto di vista tecnico, non ci sono le condizioni per realizzare una struttura simile e, con una pendenza dello 0,2%, non si produce molta energia, ma si va ad incidere pesantemente in un’area già debole del fiume Adige, dove sono presenti i materiali di accumulo dei sedimenti portati giù dalle montagne. È inspiegabile che una società, costituita tre mesi fa, abbia la solidità necessaria per proporre un investimento di così elevata capacità economica. Allo stesso tempo è inconcepibile che la Regione prenda delle decisioni tanto importanti che incidono non solo sugli enti locali, ma anche sui cittadini»..

«Non è possibile che noi amministratori locali siamo sempre costretti a subire le decisioni prese dalla Regione relative ai progetti che riguardano la Bassa – ha commentato Zamboni –. L’iter amministrativo, infatti, non prevede il coinvolgimento degli enti locali, e ciò comporta il nostro intervento a cose avvenute. Eppure anche noi abbiamo le competenze necessarie per valutare la validità dei progetti che ci riguardano. Nel caso specifico della centrale siamo profondamente preoccupati, poiché l’argine dell’Adige è molto permeabile e spesso si registrano episodi di fontanazzi e infiltrazioni. La stessa Regione ha stanziato alcune risorse, tra cui 2 milioni anche quest’anno, per fortificare l’argine. Per questo motivo non capisco perché sia stato autorizzato un impianto che porterà l’acqua a 16 metri sopra il livello del mare in terreni che, normalmente, si trovano a 10-12 metri. Non ci sono le condizioni adeguate per realizzare un’opera simile, soprattutto perché non abbiamo garanzie su chi dovrebbe azionare le paratie in caso di precipitazioni abbondanti».

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