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Festival della Bellezza 2015, a Verona il cinema si racconta

Paolo Sorrentino al Festival della Bellezza 2015 (Verona)

Luigi Lo Cascio, Paolo Sorrentino, Jasmine Trinca sono le tre facce della settima arte portate da Idem al Festival della Bellezza 2015

LO CASCIO. Inizia all’Università in un gremito Polo Zanotto la chiacchierata con Luigi Lo Cascio, attore, scrittore e ora regista nel pieno della sua attività. E si racconta con molta semplicità e immediatezza, ma anche con emozione: il suo percorso inizia lasciando la facoltà di medicina per il teatro con l’iscrizione all’Accademia d’Arte Drammatica e il successivo trasferimento a Roma. Il teatro prende tutta la vita sotto l’insegnamento del grande Orazio Costa finché, un giorno già a 32 anni, lo zio a notte fonda lo chiama: «Vieni subito, c’è il regista che cerca l’attore principale per il suo film… tu sei quello giusto!». Enrico è perplesso, non ha mai fatto cinema e non ha visto film se non dopo i vent’anni, ma corre e arriva appena in tempo. Quando il regista lo vede esclama: «Ecco, è lui Peppino».

Comincia così la carriera di Lo Cascio, con un film diventato un mito nella memoria e nelle coscienze, I cento passi del regista Marco Tullio Giordana (2000), storia vera di Peppino Impastato, giovane ragazzo che con il suo coraggio perde la vita e traccia uno sei solchi più conosciuti della lotta contro la mafia in una tormentata Sicilia anni ’70. Il suo volto, la storia, le musiche e la canzone dei Modena City Ramblers entrano subito nel vissuto dei giovani: “Sai contare? E sai camminare? Insieme lo sai fare? Uno due tre… cento passi li sai fare?”.

Il film lancia Lo Cascio, siciliano pure lui, e segna il suo percorso, diventa attore di cinema alla ricerca, come il film di Giordana, del bello e del bene e, perchè no, della verità non sempre immediata: e allora Buongiorno notte di Marco Bellocchio, La meglio gioventù di Giordana, Noi credevamo di Mario Martone e molti altri. Ora Luigi Lo Cascio scrive, rielabora testi teatrali e ha girato lo scorso anno un film presentato al Festival di Venezia, La città ideale nel quale emerge tutta la sua ricerca di uomo del Sud, la lotta tra il bene e il male. Intenso e verace, Lo Cascio rende merito al suo modo di essere attore.

SORRENTINO. E la sera successiva teatro gremito fino all’orlo per il Premio Oscar, il regista Paolo Sorrentino, che con anda dinoccolata si affloscia sulla calda poltrona del palco. Anche Sorrentino è uomo del sud e la sua Napoli trasuda in altro modo nella conversazione, passando dal racconto dell’esperienza di regista a battute ironiche personali con una facilità da vero guitto napoletano. Il punto focale è perché uno fa questo mestiere: il regista, dice Sorrentino, è una sorta di dittatore che esercita solo in quello spazio un potere quasi totale, come diceva Truffaut «il regista deve tenere unito il tutto», fare il regista è esprimere in modo totale e quasi del tutto libero il proprio pensiero, le proprie immagini, le proprie luci e anche le ombre.

La malinconia è la cifra connotativa di Sorrentino, un sentimento profondo che, latente dall’infanzia, serpeggia in tutti i suoi film, da Le conseguenze dell’amore a L’amico di famiglia a This Must Be a Place. In modo diverso e con momenti di vita diversi traducono solitudine, malinconia e vuoto a vari livelli. Il riferimento letterario principale è Viaggio al termine della notte di Ferdinand Céline. Il cinema in realtà è un racconto per immagini, lo specifico del cinema è creare immagini evocative, immagini che da sole “parlano”, perchè così dovrebbe essere. Altro è Il divo, film che con sagacia scava nella personalità di Giulio Andreotti e anche nel tessuto del paese. Per arrivare a La grande bellezza, Oscar 2014, dove la sfida è essere veri o essere ipocriti. Ma quando Jep Gambardella vuole dire la sua verità si trova immancabilmente a ferire gli altri e allora è meglio essere ipocriti e vivere con leggerezza, consapevoli, o meno, di una voragine di vuoto che pervade la vita e la rende poco attraente: «Roma come città simbolo che non ascolta e sa già tutto, città bellissima dove regna sovrano lo scetticismo, città che ha un senso ma che gli abitanti hanno deciso di non averlo». Per Sorrentino, musicista mancato, la musica è fondamentale perchè la musica non richiede spiegazioni , è dirompente come l’arte pittorica.

Due gli attori citati: il suo mito, Toni Servillo, con il quale condivide stile, idee, amicizia e gusto nell’osservare con una certa ironia e distacco il mondo; e Sean Penn, grande interprete capace di entrare nel personaggio a tal punto da far dimenticare se stesso.

TRINCA. Ultimo incontro cinema dei questa edizione 2015 del Festival della Bellezza è al secondo piano della caldissima sala del Palazzo Giusti con un’attrice (finalmente una donna): la splendida e solare Jasmine Trinca. Il suo racconto parte dalla prima esperienza al Liceo, il primo provino per La stanza del figlio di Nanni Moretti e poi Il Caimano, esperienze fondamentali che portano ad un cambiamento radicale, molla l’Università e si mette a fare l’attrice. Il percorso continua con La meglio Gioventù di Giordana e così si ritrova ad intrecciare amicizia e lavoro con Luigi Lo Cascio, Alessio Boni, Fabrizio Gifuni e altri che creano un gruppo unito e motivato. E poi due film (Romanzo Criminale e Regalamelo il sogno) con la regia di Michele Placido per il quale prende il Premio Mastroianni a Venezia, Miele di Valeria Golino, esperienza importante per il tipo di regia e il tema trattato e un film di Giorgio Diritti, Un giorno devi andare che cambia la vita. Un film che parla di volontariato internazionale girato in Amazzonia e a Manaus, un film tosto che trasforma l’anima. La carriera di Jasmine continua con registi come i fratelli Taviani, Meraviglioso Boccaccio e recentemente con Milani e Rossi Stuart e un film The Gunman di Pierre Morel con Sean Penn e Javer Bardem.

«In Italia non c’è sostegno per la cultura, non c’è consapevolezza nella possibilità di un cambiamento, tutto è legato allo stato sociale e il Paese si rifiuta di pensare che la cultura possa generare lavoro, e noi di cultura e di arte ne abbiamo da vendere…». Dopo un periodo personale intenso, Trinca si è ritrovata a dover fare i conti con il suo mestiere che è sempre più difficile in ambito femminile, per questo ha rivelato una sensibilità acuta e attenta che si intreccia con una rinnovata profondità recitativa.

Interessanti e stimolanti gli incontri di Idem che possono aprire altri spazi e altre tipologie, sia per i giovani che per le donne.

Cristiana Albertini

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