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Festival della Bellezza 2015, un seme da coltivare

Festival della Bellezza 2015

Un’operazione intellettuale di carattere divulgativo ben congegnata. Ferma nell’obiettivo di offrire sì spettacolo, ma anche contenuti di conoscenza

Con grande successo anche quest’anno si è conclusa la seconda edizione del Festival della Bellezza ideato ed organizzato dall’associazione Idem, promotore il Comune di Verona. Un Teatro romano ogni sera gremito all’inverosimile, un Giardino/palazzo Giusti molto frequentati. Come l’anno precedente, la manifestazione è stata pensata in continuità ad altri importanti incontri culturali invernali che in qualche modo hanno preparato al programma.

Dunque, dall’1 al 7 giugno, una settimana densa di conferenze, dialoghi, concerti, a completamento di quella “fusione delle arti” che da tempo idem persegue, tesa ad esprimere un ideale di bellezza etico/estetico che corre come filo conduttore di tutti gli spettacoli. Una bellezza che rivela la sua epifania coniugando arte, filosofia, letteratura, musica, teatro, cinema e trova una perfetta cornice nei luoghi storici della nostra città.

Leitmotiv del festival quello di far parlare, attraverso la voce di illustri pensatori, maestri dello spirito che guidano le iniziative dell’associazione. Quegli educatori dell’anima che in tutti i tempi sanno parlare all’uomo dell’uomo, gettando luce sui suoi limiti, le sue contraddizioni. Da Shakespeare a Nietzsche, Gadda, Kafka, Schopenhauer di cui hanno diffusamente parlato Henri Lévy, Galimberti, Cacciari, Gifuni, magnetizzando il pubblico.

In scena dunque una figura di uomo che, come spiega Galimberti, si dibatte tra due soggettività antitetiche: un Io vitale che asserve solo all’economia della specie e un Io consapevole che reagisce invece all’assurdità del vivere costruendo senso, progettualità. Un uomo eccessivo in tutto, nella sua volontà di potere, pazzo di amore come di dolore, alla stregua del Re Lear interpretato da Cacciari in chiave apocalittica, simbolica. Icona dell’eccesso re Lear è simbolo di un potere che, anticipando la modernità, implode per la perdita di autorità, riconoscimento. E ancora, una umanità complessa, nevrotica, ossessiva esemplificata dal Gadda scrittore, così magistralmente interpretato da Gifuni. Quel genio «formalissimo, in grigio e in blu che si scusava sempre di tutto», capace di trasformare «le proprie ossessioni, storture in bellezza, in letteratura».

Insomma un festival molto interessante, un’operazione intellettuale di carattere divulgativo ben congegnata. Ferma nell’obiettivo di offrire sì spettacolo, ma anche contenuti di conoscenza. Suggestioni del pensiero passibili poi di essere approfondite in altri luoghi, sedi culturali della città. Stimoli importanti che una politica della città attenta dovrebbe raccogliere, organizzare in progetti, offerte istruttive. Per formare coscienze, spiriti critici, cives. Puntando magari questa volta sui cuori pensanti delle donne, anche quest’anno le grandi assenti della manifestazione.

A tutto questo dovrebbe rispondere l’assessore alla Cultura che non c’è.

Corinna Albolino

Written By

Originaria di Mantova, vive e lavora a Verona. Laureata in Filosofia all’Università Ca’ Foscari di Venezia, si è poi specializzata in scrittura autobiografica con un corso triennale presso la Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari (Arezzo). In continuità con questa formazione conduce da tempo laboratori di scrittura di sé, gruppi di lettura e conversazioni filosofiche nella città. Dal 2009 collabora con il giornale Verona In. corinna.paolo@tin.it

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