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Opinioni

Ping pong Fasani Zenti: la Chiesa veronese si divide su Monica

Mons. Bruno Fasani

Poteva mons. Fasani tacere? No, non poteva in quel contesto senza fare la figura del pirla

Se si fosse trattato di una registrazione non avremmo mai visto il siparietto su Telearena tra mons. Bruno Fasani e il vescovo di Verona mons. Giuseppe Zenti, con il direttore dell’Arena Maurizio Cattaneo e il Consigliere regionale di Futuro Popolare Gustavo Franchetto imbarazzatissimi ospiti della trasmissione Diretta Verona condotta da Mario Puliero. Tolto l’errore di mons. Fasani di invitare i cattolici a non votare Monica Lavarini – perché la Chiesa se non deve dire chi votare non deve neppure dire chi non votare – per il resto la maggior parte dei veronesi non può che schierarsi con l’ex direttore di Verona Fedele, ora Prefetto della Biblioteca Capitolare (non si sa se ancora portavoce di Zenti).

L’errore del vescovo intervenuto in diretta con una telefonata? Portare le logiche ecclesiastiche e curiali, che mons. Fasani conosce molto bene, all’interno delle logiche televisive, che mons. Fasani conosce ancora meglio. Nel mondo cattolico i vescovi sono i successori degli Apostoli, scelti da Cristo stesso, e fanno parte della costituzione divina della Chiesa. Furono le chiese riformate del XVI secolo a togliere questo carattere di divinazione, posizione subito condannata dal Concilio di Trento (1545-1563). Tradotto: per un prete andare contro gli orientamenti del vescovo, come è stato fatto nel caso specifico, è una mancanza grave, come ha fatto capire lo stesso Zenti.

Se però il ruolo del vescovo è sancito dalla Chiesa, quello di mons. Fasani è consacrato dal piccolo schermo, dove egli ha assunto una posizione di primo piano a livello nazionale, a partire dall’inizio degli anni Novanta, ai tempi in cui il veronese Alfredo Meocci (di cui don Fasani concelebrò le seconde nozze dopo l’annullamento del primo matrimonio) assunse il ruolo di componente della Commissione di Vigilanza sulla RAI. Mons. Fasani continuiamo a vederlo bene in forma in tanti salotti televisivi dove si è fatto le ossa (alcune gaffe sarebbero da rivedere) prendendo il posto, per il suo eloquio brillante, di un altro prete più ruspante, quel don Antonio Mazzi che inaugurò la stagione dei “preti talk show” e che oggi si può ripescare tra le pagine di Famiglia Cristiana.

Due chiese a confronto, quella di Zenti e quella mediatica, entrambe con i loro pulpiti e i loro riti. Poteva mons. Fasani tacere? No, non poteva in quel contesto senza fare la figura del pirla; e si è anche molto trattenuto, soprattutto quando Zenti ha incredibilmente accennato a un accordo con lo stesso Luca Zaia per la candidata Lavarini, che sarebbe stata presentata al Governatore come la madrina della lotta all’esclusione sociale. Peccato che il leghista Zaia in queste Regionali 2015 sia compagno di quel Matteo Salvini, amico di Casa Pound, che nei suoi comizi predica di radere al suolo i campi Rom.

E Cattaneo? e Franchetto? Il direttore de L’Arena ha cercato di fare una cosa che di solito gli riesce bene, il pompiere, ma senza riuscirci. Franchetto ha provato l’adulazione cercando di barattarla con un minimo di autocritica da parte del vescovo, con lo stesso esito.

Conclusione. È molto ipocrita asserire che è la prima volta che un vescovo della Chiesa italiana appoggia un candidato alle elezioni. E’ sempre successo, ma di volta in volta, a seconda della sensibilità del tempo, si è sempre scelto il modo opportuno per farlo, e con buoni risultati. Diciamo che Zenti in questo genere di pratiche è rimasto un po’ indietro, mentre Fasani è più avanti.

Comunque dopo queste polemiche il Prefetto della Biblioteca Capitolare non finirà a fare il parroco a Camacicci. Tanto lui non ci andrebbe.

Giorgio Montolli

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5 Comments

5 Comments

  1. PATRIZIA GIARETTA

    04/06/2015 at 15:25

    Da cattolica praticante trovo “inaudito”, non trovo altro termine più appropriato, che un vescovo della mia religione si schieri con una leghista. E’ contro ogni logica e contro la religione di Gesù Cristo che ci ha sempre insegnato l’amore verso i poveri e i bisognosi; se al Vescovo Zenti sembra che la Lega interpreti questi insegnamenti allora significa che io, che ho già superato i 60 anni, non ho capito niente ! Appoggio totalmente quanto detto da Mons. Fasani e aggiungo che l’intervento televisivo di Mons. Zenti è stato, a dir poco, patetico. Avanti così e vedrete che sempre più cattolici si allontaneranno dalla Chiesa, nella quale tanti suoi autorevoli rappresentanti predicano bene ma razzolano male, e tanto !

  2. ALDO

    02/06/2015 at 18:19

    L’errore del vescovo Zenti consiste nel considerarsi, ancora, un fautore del potere temporale e politico della Chiesa. Non mi risulta che, come vescovo, sia un “dottore” di strategie politiche (anche se dettate da buone intenzioni) ma piuttosto un “successore apostolico” e quindi un “dottore e servitore” della fede e della morale che scaturisce dal Magistero ufficiale della Chiesa Cattolica. Il resto sono pii desideri personali che non debbono intralciare la libertà e l’essere cittadino italiano, anche se prete, del quale non si possiede la proprietà intellettuale e fisica (sei un mio prete).

  3. PAOLA LORENZETTI

    31/05/2015 at 17:53

    Conosco sacerdoti magnifici, che si danno da fare come i matti per portare avanti parrocchie che hanno pochi soldi (sì, capita anche quello), stando dietro a giovani, anziani, missionari, stranieri, a tutte le persone che vanno a chiedere un aiuto. Sono preti che di solito parlano poco, non hanno tantissimo tempo che gli cresce per scrivere lettere o andare in TV; al contrario si danno da fare tanto per star dietro a tutto. Poi capita che i loro superiori sbrocchino con certe cose che fanno piovere critiche a valanga anche su quelli che non c’entrano nulla. Ecco, se per una volta anche le gerarchie superiori imparassero che non è necessario esternare a raffica, quanto meglio staremmo….

  4. Giorgio Montolli

    31/05/2015 at 11:31

    Esiste certamente un problema di “democrazia” all’interno della Chiesa, determinato dalla sostanza divina dei ruoli. Si parla infatti di Ordinazione di Vescovi, Presbiteri e Diaconi perché si tratta di Sacramenti. Forse sarebbe il caso di rivedere questa parte adeguandola ai tempi, magari ispirandosi alle prime comunità cristiane, quando i vescovi erano eletti dai presbiteri e dai laici. Altrimenti va a finire che gli spiriti più liberi o si creano spazi di autonomia in contesti specifici o abbandonano la Chiesa, che comunque in questa forma certo non attrae nuove leve. E poi l’altro passo da fare è quello di consentire ai preti di sposarsi e di estendere il sacerdozio alle donne.

  5. LORENZO DALAI

    31/05/2015 at 05:42

    la battuta che gira:la Chiesa veronese non è una ZTL (Zenti Testimonial Lavarini)!
    Cmq è evidente l’incapacità di don Zenti di trarsi fuori dall’impiccio in cui si è cacciato, la sua arroganza è pari solo alla sua pochezza…forse è il caso che i vertici CEI comincino a valutare il pensionamento.

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