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La natura al centro di un progetto ambizioso per Verona

Il centro urbano di Verona, denso fino a pochi decenni fa di una vasta gamma di piccole attività commerciali e artigianali a servizio di molte decine di migliaia di cittadini, alloggiati in angusti e scomodi alloggi nelle vie della città storica, ed in un ben più ristretto numero di residenze di pregio, negli ultimi decenni si è andato spopolando.

Molteplici i motivi: difficoltà di accesso con l’auto, alloggi da restaurare ma lasciati deliberatamente vuoti, ampliamento di quelli oggetto di ristrutturazione con conseguente spinta dei vecchi residenti verso la periferia urbana, che costituisce in realtà la nuova Verona. Nata e lasciata crescere lungo le diverse arterie storiche di accesso al centro storico con strumenti urbanistici poco lungimiranti, popolata ormai da 200.000 abitanti, priva di piazze e di aree verdi e di parchi (o se previste non realizzati, come il parco della Spianà), più che una vera nuova città, nel suo insieme realizza invece una città sfilacciata, una città diffusa.

Ma oggi a Verona, pur partendo da questa non invidiabile situazione, grazie anche al PAT approvato nel 2007, si offre l’opportunità di divenire città moderna, con una qualità della vita atta a sedurre chi si proponga di abitarvi e non a respingere, come accaduto in passato, a partire proprio da ogni sua periferia. Ci sono spazi fra i vari quartieri infatti che il WWF ha individuato da utilizzare come autentici cunei atti a collegare la cintura verde che abbraccia Verona da Sud (che nel PAT è chiamata area di ammortizzazione e transizione e che va modificata e implementata), con il centro urbano interconnettendosi sia con il corridoio delle mura magistrali che con quello dell’Adige e dei suoi parchi, e capaci di arricchire la città non di un verde generico, ma di Natura se progettati in stretta collaborazione fra ambientalisti, naturalisti, urbanisti ed economisti.

Si tratta di un progetto ambizioso che Verona, città di cultura e d’arte, merita, utile anche per conservare con sicurezza la qualifica di “Patrimonio dell’Umanità” attribuitogli dall’Unesco nel 2004.

I vari fili conduttori, i citati cunei, saranno realizzati ciascuno con l’impiego di modalità e specie naturali tipiche del luogo della loro ubicazione in un susseguirsi di cambiamenti scientificamente progettati per collegare – come esempio – aree dell’alta pianura veronese con quelle fluviali lungo l’Adige, o con quelle delle ultime propaggini della Lessinia.

Cura particolare e necessaria dovrà essere prestata all’assetto paesaggistico dell’opera che dall’assecondamento di quello esistente, da restaurare dove necessario, dovrà essere oggetto di attenta progettazione.

Troppo angusto è questo spazio per illustrare un quadro del quale abbiamo preso in considerazione solo la cornice, ma quest’ultima riga – prepotente ed essenziale – serva a dire (ed è l’unico dettaglio che ci concediamo) che, anche a compensazione e mitigazione della imponente previsione di nuovi centri commerciali annunciati fra l’autostrada e Porta Nuova (area ex officine Adige, area ex mercato ortofrutticolo, cupola Magazzini generali – Eatily, area ex cartiere) in questo quadro è compresa l’area dell’intero scalo ferroviario di Verona Porta Nuova che dovrà divenire il Parco di Verona centro – dovessero attenderlo, i veronesi, anche un secolo per ottenerlo – di connessione fra il centro storico culturale alberghiero, della ristorazione e del commercio del lusso di Verona antica, e quello delle relazioni fieristiche, commerciali, industriali della Verona nuova.

Averardo Amadio
Presidente onorario WWF Veneto
Fondatore WWF Verona

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