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Cultura

Viaggi, saggi, miraggi. Scrittori e giornalisti in movimento

Giuseppe Severgnini

Mercoledì 15 aprile 2015: in scena al Filarmonico è Beppe Severgnini con la sua pièce Viaggi, saggi, miraggi. Scrittori e giornalisti in movimento, IV appuntamento della rassegna culturale di Idem. Le letture sono curate da Stefania Chiale, l’accompagnamento musicale è opera di Wood Quartet.

Il tema della serata è dunque il viaggio nella molteplicità dei suoi significati, un argomento che da tempo appassiona Beppe Severgnini e che approfondisce come giornalista, scrittore, editorialista, uomo di teatro. Tra i suoi testi ricordiamo infatti Italiani con valigia del 1993, il Manuale del perfetto turista del 2009 e da ultimo La vita è un viaggio del 2014, da cui ha tratto anche uno spettacolo teatrale.

Ad ispirare in questo incontro le sue conversazioni e letture, sono i viaggi vissuti, a volte solo immaginati, raccontati da grandi letterati del Novecento, da Mario Soldati a Guido Piovene, Goffredo Parise, Oriana Fallaci, Italo Calvino. Illustri scrittori, giornalisti, personaggi di cultura che attraverso le loro esperienze di viaggio e poi i loro racconti, articoli, reportages hanno saputo narrare, farci conoscere luoghi, Paesi lontani, quando ancora non si era vertiginosamente nella rete di una comunicazione globale.

Certo viaggiare, in un tempo poco tecnologico, era più faticoso, disagevole, scrivere e trasmettere poi i servizi era complicato, ma, senza temere concorrenza, questi professionisti potevano con libertà descrivere, trasfigurare, a volte inventare, terre ai più ancora sconosciute. Sicuramente era un’esperienza impagabile. Gli scrittori di viaggio, dice Severgnini, sono coloro che sanno attivare i cinque sensi, «hanno l’occhio prensile, sanno vedere e acchiappare le cos» e sanno muoversi tra fantasia ed ironia.

Attraverso la penna di Mario Soldati è stato così possibile per le passate generazioni scoprire l’America, un Paese che, per tutto un secolo abitò, nel susseguirsi dei suoi tumultuosi rivolgimenti sociali, politici, economici, l’immaginario degli intellettuali del Novecento. Con America primo amore, già nel 1935, Soldati insegnò ai ragazzi l’importanza del viaggio, fece loro esplorare la categoria della «distanza» come esperienza, avventura, ma soprattutto crescita di autonomia, scegliendo non a caso una nazione che, fin dalle sue origini, è rimando al viaggio come «scoperta» per antonomasia.

Un Paese che per lo scrittore, ma anche per Vittorini, Fenoglio, Pavese, negli anni ’30-’40 fu «emblema di libertà, libertà dalla prosopopea del fascismo, negli anni ’50 luogo di stupefacente energia vitale». E alla fine del successivo decennio fu poi la gioventù del mondo a guardare alla contestazione giovanile nata in America (non in Francia) come risposta ad ideali libertari. Sempre, da parte dell’Italia e dell’Europa più in generale, ci si è rivolti all’America per allargare il pensiero e prefigurare un mondo migliore. Si possono anche criticare gli altri popoli, dice Servegnini, come osò con sagacia Luigi Barzini nei confronti degli inglesi, ma l’importante, ribadisce, è mantenere un rapporto empatico, scevro da ogni atteggiamento di supponenza.

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Il viaggio dunque, oltre che narrazione, conoscenza, esplorazione di un altrove, è più oltre metafora della vita, e proprio di questo viaggio Beppe Severgnini vuole offrire con molta umiltà una guida, un vademecum con il suo ultimo libro.

Corinna Albolino

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