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Il cibo è ormai solo una merce privata dei diritti essenziali

Roberto Sensi

Roberto Sensi, di ActionAid, la vigilia di Expo 2015 spiega la crisi alimentare globale

Le sfide per nutrire il pianeta: diritti, sostenibilità e giustizia sociale è il tema di cui Roberto Sensi, responsabile di Diritto al cibo di ActionAid, ha parlato martedì 7 aprile nella sede dei Comboniani di Verona. «Diritto al cibo è qualcosa che va al di là della semplice equa distribuzione per contrastare la fame nel mondo – ha detto Sensi –. Diritto al cibo è anche diritto a produrlo, quindi diritto alla terra, all’acqua e ai semi per coltivarlo. Diritto ad avere accesso a un mercato con relazioni economiche eque, mentre il 70% delle persone più povere del pianeta abita proprio le aree rurali dove il cibo si produce».

Diritto al cibo significa anche la necessità che gli Stati garantiscano una dieta sostenibile, con bassi impatti ambientali, mentre invece lo spreco alimentare e di 13 miliardi di tonnellate di cibo l’anno e la filiera  agroalimentare è responsabile del 30% di gas ad effetto serra.

«Produciamo più cibo di quanto serve eppure si continua a morire di fame» spiega Sensi, evidenziando che se è vero che dal 1990 ad oggi le persone denutrite sono passate da 1014 milioni (18,7% della popolazione) a 805 milioni (11,3% della popolazione), è altrettanto vero che gli obiettivi non sono quelli auspicati più di 20 anni fa. E la causa prima di questo sperequazione «sta nel sistema delle multinazionali che esercita un enorme potere economico non solo sui mercati, ma anche sulle politiche alimentari dei singoli stati, che invece dovrebbero tutelare sia i consumatori che i produttori».

Considerare il cibo unicamente dal punto di vista economico comporta dei rischi. «Non ci sono solo le speculazioni, legate alle oscillazioni del prezzo del prodotto, ma anche i falsi miti, come quelli legati alla produzione dei carburanti ecologici, che non considerano le conseguenze disastrose relative alla quantità di cibo che potrebbe essere necessaria in futuro per fornire tutta l’energia richiesta. E poi il legame spezzato tra cibo e terra, come avviene con il fenomeno del land-grabbing, che vede i terreni di Paesi poveri, soprattutto africani, utilizzati dai paesi ricchi come granai «per prevenire la crisi, per far fronte ai cambiamenti climatici, per gli agrocarburanti».

Sensi conclude spiegando il concetto di sovranità alimentare elencandone i pilastri, che sono: 1) il diritto al cibo che deve essere al centro delle politiche; 2) il rispetto della dignita e dei diritti di chi produce; 3) i sistemi alimentari localizzati; 4) la democrazia del cibo e il controllo sulle risorse da parte dei territori; 5) la tutela e la promozione dei saperi; 6) l’agroecologia (agricoltura sostenibile).

G.M.

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