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Spettacoli

Il Mosè supereroe di Ridley Scott brutta copia della Bibbia

Duemila anni di storia hanno insegnato che la strada del potere in nome di Dio può essere devastante

Campione d’incassi e in testa alla classifica l’ultimo controverso e dibattuto film di Ridley Scott, Exodus, Dei e Re. Un film epico nel vero senso della parola , sovrabbondante e mitico, un film “eroico”. L’eroe è il famoso Mosè che cresce alla corte del Faraone, impara le strategie e il potere degli egiziani e, quando scopre la sua origine ebraica, apre gli occhi, si accorge del male della schiavitù, scopre la sua mission e libera il suo popolo con l’aiuto di Dio.

La storia è complessa e ripresa in qualche modo dal testo dell’Esodo ma la rielaborazione è molto discutibile. Mosè si presenta come un supereroe oscuro e tormentato, un vero combattente, un condottiero che non disdegna l’uso delle armi e che grida davanti al Mar Rosso: «Dio è con noi!». Mosè davanti al Mar Rosso guida il suo popolo ed è un uomo ancora prestante, mentre secondo le sacre scritture dovrebbe avere circa 80 anni. Il Mar rosso si divide con grandi effetti speciali e Mosè si tuffa nelle acque per salvare Ramses, il fratello egiziano acquisito riemergendo come un novello Ulisse.

Le 10 piaghe si presentano con una new entry: i coccodrilli infestano il Nilo, attaccano le barche e sbranano i pescatori, il fiume diventa rosso e non riusciamo più a distinguere la fedeltà al testo dalla rielaborazione filmica. E poi c’è la presenza di Dio, una presenza strana, incostante e tenebrosa, un piccolo Dio rappresentato da un bambino che spesso sembra avere un atteggiamento capriccioso e quasi vendicativo. Le inevitabili inesattezze “storiche” sono forse normali in un percorso di scelta narrativa come si era già notato ne Il Gladiatore, e fin qui nulla di eclatante.

Ma qui la proposta parte da un testo sacro e racconta una vicenda che ha un peso nella cultura attuale, soprattutto se tocca alcuni tasti con il rischio che vengono confusi o mal compresi. La mia riflessione è relativa ad una prospettiva limitata e italiana, mentre il regista qui vuol proporci idee e approcci religiosi diversi che partono dagli USA e arrivano al popolo ebraico.

L’idea di una religione combattuta e combattente fa parte, non a caso, dell’Antico Testamento dove il concetto e la verità storica si mescolano in un racconto verosimile che rimanda alla scoperta di una Presenza altra e alta che guida la storia. Poi arriva il Nuovo Testamento che apre nuove frontiere e determina un percorso diverso dove non servono eserciti e non c’è bisogno di armi, compare un uomo che si dice Figlio di Dio, che racconta parabole e invita gli uomini e le donne a mettere in pratica la legge dell’Amore. Qual è il bisogno allora di riprendere una figura veterotestamentaria per farla diventare un capo popolo, un eroe indistruttibile che usa la forza umana e divina per liberare la sua gente e mettere al primo posto la religione con una logica e una giustificazione di potere soprannaturale?

Duemila anni di storia hanno insegnato che la strada del potere in nome di Dio può essere devastante, lo Spirito di Dio ha scelto altri percorsi che vanno scoperti nel cuore dell’umanità e nella costruzione di nuovi rapporti, tanto più negli ultimi fatti successi in Occidente.

Scott ha il pregio di riproporre un tema importante come quello spirituale-religioso in ambito cinematografico, come già il colossal di Cecil Blount DeMille I Dieci Comandamenti o il recente Noah di Darren Aronofsky, ma è inevitabile notare la differenza di spessore tra il racconto catartico di Blade Runner e la storia rimaneggiata di un Esodo che ha il sapore di un kolossal hollywoodiano ben confezionato.

Mosè è Christian Bale (trilogia del Cavaliere Oscuro-Batman di Nolan), Ramses II è Aaron Paul con la partecipazione di Ben Kingsley, Sigourney Weaver, John Turturro e l’affascinante Maria Valverde, il film è stato girato prevalentemente in Spagna, è costato circa 140 milioni di dollari e ha utilizzato 4000 comparse proprio in una regione della Spagna dove la disoccupazione è altissima.

Exodus, Dei e Re è stato bloccato in Egitto, in Marocco e negli Emirati Arabi per le evidenti manipolazioni e il sostegno alla ideologia sionista e per la rappresentazione di Dio. In America è stata fortemente criticata la scelta di utilizzare attori bianchi colorandoli con creme speciali e di evitare la presenza di attori di colore.

Cristiana Albertini

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