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Opinioni

Quelle parole sbagliate dell’Imam di Verona Guerfi

Mohamed Guerfi

Non basta la condanna per i terroristi se poi «la causa» dei massacri di Parigi viene identificata nella satira di Charlie Hebdo

Gentile Imam Mohamed Abdeslem Guerfi, come lei, sabato 10 gennaio ero in Piazza Dante alla manifestazione Je suis Charlie. Vi sono state molte emozionanti testimonianze, in particolare quelle semplici e toccanti di alcuni giovani marocchini e la lettura della bellissima poesia L’odio di Wislawa Szymborska.

Le confesso invece che non ho apprezzato il suo discorso. Non amo il politically correct, e vorrei perciò spiegarne chiaramente il motivo. Lei ha esordito esprimendo solidarietà alle vittime e condanna per gli attentati terroristici di Parigi. Naturalmente, siamo tutti d’accordo. Ha proseguito sostenendo che vittima di questi attentati è anche la comunità islamica, che rischia di essere sempre più al centro di atteggiamenti xenofobi e razzisti. Questo è vero, e il giornale Verona In è in prima linea nella lotta contro simili atteggiamenti, che purtroppo a Verona e nel Veneto sono molto diffusi e qualche volta persino incoraggiati da certi politici locali.

Lei ha però concluso dicendo di non sentirsi affatto «dalla parte di Charlie», perché le vignette di questo giornale satirico – a suo giudizio offensive verso il Profeta – sono state «la causa» degli attentati terroristici. Pochi fra i presenti – oltre a me, il rappresentante dell’UAAR (Unione Atei Agnostici e Razionalisti) – le hanno chiesto di rettificare questa affermazione, sperando che le fosse sfuggita per errore (anche se lei parla benissimo l’Italiano). Lei ha ripreso a parlare, confermando la condanna dei terroristi ma ribadendo anche che le vignette li avrebbero «istigati».

Sarebbe come dire che, se una ragazza in minigonna viene assalita e uccisa da uno stupratore, la causa di quanto avvenuto sta nella minigonna, che ha «istigato» l’assassino. Queste sue affermazioni, gentile Imam, sono sbagliate e pericolose.

Sono sbagliate, perché la causa di queste uccisioni è l’azione degli assassini. Come la responsabilità della insensata guerra scatenata a Gaza sta nelle decisioni del Governo estremista israeliano guidato da Netanyahu o la responsabilità dei razzi lanciati da Gaza verso Israele sta nelle decisioni di Hamas. Sarà anche semplicistico, ma è così. Ricordo peraltro che, oltre ai vignettisti, sono state uccise altre persone – non responsabili di satira nei riguardi del Profeta – di cui alcune soltanto in quanto ebree (solo gli ebrei frequentano i negozi Kosher poco prima dell’inizio dello Shabbat).

E sono affermazioni pericolose, soprattutto quando vengono ripetute nelle moschee. Le moschee infatti – come tutti i luoghi di culto di qualsiasi confessione e in generale come tutti i luoghi di aggregazione – sono frequentate, oltre che da molti cittadini maturi e responsabili, anche da pochi personaggi fanatici e instabili. Costoro, sentendo un discorso di questo genere, dimenticheranno presto le parole di condanna verso gli assassini e si ricorderanno invece del fatto che la vera causa del male consisterebbe … nella satira verso il Profeta.

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Parole come quelle da lei pronunciate sono, purtroppo, un regalo alla destra xenofoba. L’opinione pubblica democratica non deve avallare alcun regalo a questa destra pericolosa per l’Europa.

Io sono una persona noiosa e solitamente non mi appassiono alla satira (mi perdonerà Gianfalco, vignettista di questo giornale). Tuttavia, dopo aver sentito il suo discorso, Imam Guerfi, dico, con ancora maggiore convinzione, Je suis Charlie!

Luciano Butti

Leggi
L’inchiesta di Verona In dopo gli attentati di Londra e Parigi

Written By

Luciano si è sempre occupato, per lavoro, dei rapporti fra leggi, scienza e ambiente. Insegna diritto internazionale dell'ambiente all'Università di Padova. Recentemente, ha svolto un lungo periodo di ricerca presso l'Università di Cambridge, dove ha studiato i problemi che avremo nel disciplinare per legge le applicazioni dell'intelligenza artificiale (in particolare, le auto elettriche a guida autonoma). Ama la bicicletta, le attività all'aria aperta e la meditazione. luciano.butti1@gmail.com

9 Comments

9 Comments

  1. PAOLO PIVA

    17/01/2015 at 12:40

    Proporrei all’IMAM di incontrarci e parlarne ancora. In maniera informale, amicale , con desiderio di conoscenza reciproca. Perché’ no ? Dialogare, parlare, non stancarci mai di farlo. Se volete metto a disposizione la mia casa…..

    • REDAZIONE

      17/01/2015 at 17:04

      Mi pare una bellissima idea Paolo. Gli “Amici di Verona In” già da qualche tempo organizzano qui in redazione incontri del genere, molto belli per il clima che si viene a creare. Nulla vieta di trasferirci a casa tua. Passo la palla a qualche membro della nostra associazione che ti contatterà presto. Grazie intanto. g.m.

  2. SILVANA

    14/01/2015 at 14:53

    …La satira non manca di rispetto a Dio, caso mai agli uomini che usano Dio per dominare altri uomini…..

  3. MARTINO FRANCESCHI

    13/01/2015 at 21:27

    Perfettamente condivisibile. Sabato ero anch’io in piazza e purtroppo anche dal rappresentante dei musulmani a Verona la condanna non è staa così netta. Se si giustifica anche solo minimamente la violenza si è in parte complici.

  4. LAURA

    13/01/2015 at 13:42

    premetto che non ho ascoltato il discorso dell’Imam… però credo abbia ragione. Quei ragazzi si sono sentiti offesi dalle vignette di Charlie Hebdo, si sono sentiti istigati. A prescindere dal fatto che non condividiamo questo, così è stato, e mettersi nei loro panni ricercando la catena di eventi che ha scatenato l’azione terroristica, senza che ci sia giudizio, è una operazione lecita e doverosa. Altrimenti negheremmo degli elementi importanti per la comprensione. Dire invece che la causa dell’uccisione sia l’azione assassina dei ragazzi mi sembra pleonastico. Aggiungo che secondo me nelle moschee si dovrebbe esattamente affrontare questo tema (quello del sentirsi ‘offesi’ e ‘istigati’ da questo tipo di cose). Non farlo, significa evitare, ed evitare significa non affrontare e non affrontare significa non imparare a gestire.

    • LUCIANO

      14/01/2015 at 07:35

      Cara Laura, comprendo le tue interessanti considerazioni: è vero, ciascuno di noi vede solo un pezzo del problema – per storia ed esperienze personali.
      Permettimi quindi di risponderti brevemente iniziando proprio con una storia personale, in fondo non siamo fatti solo di grandi idee, io poi le considero spesso pericolose.
      Mia figlia vive in una grande metropoli europea, ed è appassionata di cucina etnica. Sono certo che, se un pomeriggio le capita di avere un po’ di tempo e di passare vicino a un negozio kosher (o a un negozio di cucina araba o indiana), entra, anche solo per curiosare. So che era statisticamente molto improbabile, ma avrebbe potuto essere lì. Come erano lì – probabilmente senza conoscere e quasi certamente senza amare Charlie – i clienti del negozio kosher, forse c’era una ragazza curiosa, sicuramente c’era una famiglia (abbiamo visto uscire un bambino), non saranno mancati bizzarri ortodossi coi riccioli né anziani (sono spesso i nonni a fare la spesa al nostro posto).
      Qualcuno ha pensato di puntare il mitra solo perché sperava di uccidere ebrei.
      Di fronte a chi decide di uccidere in questo modo gratuito, non esistono secondo me (o sono irrilevanti) contesti, cause strutturali, spiegazioni psicologiche, giustificazioni, ed anche la libertà di stampa diventa secondaria. Esistono una ragazza curiosa/ o una famiglia/ o un ortodosso/ o un anziano che entrano in un negozio e uno che spara loro sulla spinta di un impulso razzista.
      E siamo precisamente noi, democratici, non xenofobi, amici della comunità islamica a dover per primi pretendere che le persone di cultura, in quella comunità, chiudano fuori dalle moschee e comunque identifichino politicamente come propri avversari (e non soltanto come ‘compagni che sbagliano perché così facendo danneggiano l’Islam’) quanti ancora non abbiano abbandonato ogni residuo di ambiguità. Questo non è ancora avvenuto in modo sufficientemente chiaro dappertutto, si tratta purtroppo di un dato di fatto. I giovani fanatici e instabili – ce ne sono ovunque – non trovano oggi ancora, a mio avviso, in tutte le comunità islamiche cui fanno riferimento un chiaro, radicale e definitivo messaggio di non violenza ‘a prescindere’.
      Quando questo messaggio ci sarà, sarà possibile – e doveroso, hai ragione – affrontare in modo costruttivo e corretto anche il tema delle ‘offese’ che le nostre libertà possono qualche volta arrecare ai sentimenti di determinate comunità religiose. Per cercare – una volta condiviso in via definitivo il percorso della non violenza – di capirci e di rispettarci reciprocamente meglio.

      • REDAZIONE

        14/01/2015 at 10:00

        Nelle righe qui sopra c’è anche il senso di questo giornale. Grazie Luciano. g.m.

  5. LUCA DORIZZI

    12/01/2015 at 22:19

    Perfetto! sono assolutamente d’accordo con te (peraltro, la similitudine dello stupro l’avevo fatta pure io…); bravo Luciano!

  6. ANGELO CAMPEDELLI

    12/01/2015 at 08:31

    Spettabile Verona In, carissimo Luciano Butti. Vi ringrazio per aver citato l’UAAR nel vostro articolo di cui condivido ogni singola parola. Noi dell’UAAR siamo dell’avviso che la satira va difesa fino in fondo, senza limiti, anche quando prende di mira la religione (questa o quella) tanto quanto la politica, perché la satira è la massima rappresentazione della libertà di espressione e nessuno in democrazia è indiscutibile.

    Angelo Campedelli
    coordinatore del Circolo UAAR di Verona.

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