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Emporio della solidarietà: Palazzo Trezza scelta obbligata

L’ex Casa del Fascio è stata scelta perché c’è la disponibilità di Fondazione Cariverona per il restauro

Parte soft la conferenza stampa di Rete Talenti, il gruppo di associazioni veronesi che dovrebbe gestire l’Emporio della solidarietà di Palazzo Bocca Trezza in via XX Settembre a Veronetta. Ma dura poco. Carlo Croce, vicepresidente di Caritas, dalla sede del Centro Servizio Volontariato martedì 16 dicembre risponde con fermezza a chi il negozio di generi alimentari nell’ex Casa del Fascio non lo vuole: quei cittadini che fanno parte della «minoranza chiassosa» e i politici «che si muovono per logiche di consenso», il tutto condito «da una cattiva informazione». E c’è anche l’ultimatum al Comune, perché faccia tutti i passi necessari per rendere possibile l’apertura dell’Emporio entro la fine dell’anno.

I cittadini a cui allude Croce sono quelli convinti che non esiste confine tra povertà e delinquenza e quelli che non considerano comunque adatta la sede di Palazzo Bocca Trezza per ospitare un’iniziativa del genere. E i politici? Viene fuori il nome di Vittorio Di Dio (Lista Tosi) contrario alla soluzione su cui invece si trovano d’accordo il sindaco Flavio Tosi e il vescovo Giuseppe Zenti. Di Dio ha raccolto firme e proposto sedi alternative che Rete Talenti ha verificato e bocciato.

Ma perché Palazzo Bocca Trezza? «Perché Cariverona, che si prenderebbe l’impegno di restaurare l’ex Casa del Fascio, mira i suoi interventi su edifici di interesse storico-artistico e non in contesti anonimi» spiega Luisa Ceni (Associazione cattolica internazionale al servizio della giovane – ACISJF), aggiungendo che una parte dello stabile andrebbe sì all’Emporio, ma solo in comodato per 9 anni, «poi tutto sarebbe restituito, con grande vantaggio per la città».

Rete Talenti non ha i soldi per restaurare immobili o pagare affitti elevati e per questo tiene duro sulla location (e sullo sponsor) accusando di miopia «quei politici che ipotizzano soluzioni assurde e fantasiose». Soluzioni che Croce ha ribattinato: «si va dallo stabile di Vicolo Fiumicello 1, con un affitto di 877 euro al mese e problemi di traffico, ai 9000 metri quadrati scoperti di Strada La Rizza. L’ex canile ogni tanto torna alla ribalta ma è stato proprio il Comune a bocciare questa ipotesi tre anni fa. C’è poi il capitolo chiese: Tempio Votivo, Santa Chiara, San Pietro Incarnario, San Domenico… ma non è proprio il caso dopo l’esperienza di Santa Maria Rocca Maggiore dichiarata off limits dalla Soprintendenza. Infine la proposta del PD per dei locali all’interno di Santa Marta: «Ci siamo già passati tre anni fa, con tempi e costi per il restauro per noi improponibili».

E’ stato spiegato che l’Emporio ha anche una funzione di prevenzione della criminalità: «chi è senza lavoro e ha fame può essere spinto dalla necessità a compiere azioni illegali». Infine viene data la notizia che la Regione ha chiesto a Rete Talenti di fornire una Procedura Standard Operativa per poter replicare l’iniziativa in tutte le sette Province del Veneto.

Oltre a Carlo Croce e Luisa Ceni erano presenti Marco Tezza (Ronda della Carità), Francesco Zinno (Ronda della Carità), Adriana Cavaggioni (Conferenze San Vincenzo De Paoli) e Paola Cinquetti (Centro Diocesano Aiuto Vita – CDAV).

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g.m.

1 Comment

1 Comment

  1. GIORGIO CHELIDONIO

    17/12/2014 at 11:07

    Ancora una volta, indipendentemente dagli obbiettivi immediati, si ragiona per emergenze e per “contenitori”: quando si proverà a capire che la città antica in sinistra Adige (la Verona più antica trattata da almeno 3 secoli “da Veronetta” !) non è una “discarica” (del traffico, dei parcheggi sia automobilistici che “sociali”, etc.) e perciò adatta ad essere occupata da singoli progetti, quale che sia la natura e la “vocazione culturale” dei luoghi.
    Il “ci sono i soldi” sembra essere l’unico motore e giustificazione progettuale, oggi per il parco di Palazzo Trezza come l’altro ieri per il taglio degli alberi in Passalacqua, approvato (pare) dalle istituzioni di tutela “per non far perdere il finanziamento”.

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