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CSV: “Per il volontariato comunicare vuol dire cambiare il mondo”

CSV in Sala Ater 2014

Il Terzo settore si interroga sulla propria identità in relazione al mondo che cambia e a Verona lo fa con un convegno, che si è svolto il 26 settembre nella sala Ater di San Zeno, dal titolo Comunicare il volontariato, associazionismo e comunicazione sociale, specchio di uno scenario in evoluzione. All’incontro, organizzato dal Centro Servizio per il Volontariato (CSV) sono intervenuti Sandro Stanzani, sociologo dell’Università di Verona e Giulio Sensi, giornalista, saggista, direttore della rivista Volontariato Oggi, che hanno risposto alle domande di Maria Angela Giacopuzzi.

Stanzani ha spiegato che oggi il volontariato rischia di essere visto come figlio della crisi, quindi legato al fallimento dello Stato e del Mercato. “Ma non può essere questa l’unica chiave di lettura” ha detto il sociologo sottolineando come l’importanza del terzo settore si basi sui valori della relazione e della reciprocità.

Valori che il CSV vorrebbe comunicare, ma come? Stanzani ha ammesso che esiste un certo “pudore” nel raccontarsi da parte del volontariato e ha anche spiegato che “non è neppure essenziale una relazione pubblica nel rapportarsi con le persone. Anche se è vero che la cultura della reciprocità va diffusa”.

Secondo Sensi, invece, “la comunicazione sociale è semplicemente raccontare ciò che facciamo nella consapevolezza che oggi la società è regolata da rapporti mediatici oltre che personali”. Il giornalista, dopo aver sottolineato come ogni forma comunicativa che proviene dal volontariato è orientata al cambiamento del mondo, ha proposto alcune sequenze del film La vita è bella per spiegare che la prima forma di comunicazione virale è l’entusiasmo. Alla domanda se sia tempo perso quello passato sui social, Sensi ha risposto che “ll web 2.0 non è una formula di autoreferenzialità ma un modo di comunicare per fare rete e costruire comunità”. E nel kit del bravo comunicatore il direttore di  Volontariato Oggi mette Facebook, un sito dignitoso, un buon rapporto con i media, belle foto e una certa dose di ironia e leggerezza.

Nella comunicazione, ha evidenziato Giacopuzzi, le imprese for profit usano lo stile narrativo e il linguaggio del terzo settore per catturare l’attenzione. E viceversa può capitare che il terzo settore usi lo stile narrativo del profit per raggiungere lo stesso scopo. Alcune realtà del terzo settore finiscono anche per trasformarsi in start up. “Non ci vedo nulla di strano” ha risposto Stanzani, portando ad esempio alcuni spot della Coca Cola le cui campagne spesso si ispirano ai valori del volontariato. “Il non profit si regge sulla relazione, il profit sul mercato: si tratta semplicemente di entità sociali che interagiscono e che possono anche ridefinirsi con una nuova identità”.

Domenica il CSV si sposta in piazza Bra per la Festa del volontariato, come ha ricordato la presidente Chiara Tommasini in apertura di convegno.

g.m.

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