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Opinioni

Emporio solidale: coraggio ragazzi è solo un supermercato

L'emporio sociale di Modena

Non lo vogliono in via Santa Maria Rocca Maggiore, non lo vogliono in via XX settembre. I poveri non li vuole nessuno, neppure quando vanno a fare la spesa. Brutta pagina veronese

Siamo qui a riempirci la bocca di belle parole e poi, quando si presenta l’occasione di mettere in pratica la solidarietà, ecco che ci giriamo dall’altra parte e addirittura scateniamo una vera e propria guerra nei confronti di iniziative che cercano di risolvere problemi urgenti. Mi riferisco all’emporio dei poveri, un supermercato per chi non ce la fa ad arrivare a fine mese e dove la spesa viene pagata con una speciale card distribuita alle persone meno abbienti.

Questa struttura, di cui si parla da anni, non la vuole nessuno: nell’ex chiesa di Santa Maria Rocca Maggiore sono improvvisamente saltati fuori reperti storici che sembrano incompatibili con questo tipo di attività e ora anche i giardini di Palazzo Bocca Trezza in via XX Settembre non vanno bene.

Stiamo parlando di un supermercato, non di una bidonville, tra l’altro gestita da un ente come Caritas che offre il massimo di affidabilità per quanto riguarda ordine e decoro.

Per far capire di cosa si tratta c’è l’esempio di Modena, dove lo scorso anno è stato aperto Portobello (nella foto), un emporio sociale nel quale possono fare la spesa persone in difficoltà economica. L’idea è nata dal lavoro comune di un gruppo di associazioni di volontariato all’interno di un progetto di  contrasto alla povertà finanziato dal Centro Servizi per il Volontariato.

E’ deplorevole ma comprensibile, visti i precedenti xenofobi della Lega, come alcuni membri della maggioranza della Prima Circoscrizione siano contrari all’iniziativa, senza neppure sapere di cosa si tratta e come sarebbe organizzata. Ma si rimane stupiti come anche il PD sia piuttosto tiepido sull’argomento, visto che accampa problemi di carico scarico merci per passare ad altri la patata bollente. E anche quei residenti che temono droga e ghettizzazione farebbero meglio prima ad informarsi e poi a vergognarsi.

Giorgio Montolli

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18 Comments

18 Comments

  1. GIUSEPPE BRAGA

    31/01/2015 at 16:00

    Ho riletto molte delle posizioni espresse su questo problema, che ritengo rilevante, anche se molti vorrebbero nascondere. Pensando alle due ipotesi in cui collocare una sede logistica, mi sono tornate alla mente le origini e la storia del Duca della Pignatta. Lancio una provocazione: il carro carnevalesco del Duca e’ da sempre chiamato il “carro dell’abbondanza”, cioè un contenitore pieno di cibo che il Duca aveva voluto per dividere con il popolo parte della sua fortuna, dopo aver trovato una “pignatta” piena di monete d’oro. Ho voluto ricordare questa leggenda popolare perché offre un esempio di come talvolta le favole siano più efficaci delle teorie di quanti, di dx o sx, laici o cattolici, sostengono per fingere di affrontare un problema che invece vorrebbero nascondere.

  2. DANIELA MOTTI

    28/07/2014 at 20:54

    Che strano, ci si scaglia contro senza sapere come funzionerà il progetto, mentre non vedo tanto accanimento per i centri commerciali che nasceranno in altre zone della città. Vorrei vedere lo stesso ardore… per la foga costruttrice in atto. Solidarietà, dono non dicono nulla? Verona ha un cuore grande ma una anima matrigna che ogni tanto spunta, non nel mio giardino insomma, non vorrei essere polemica ma essere cristiani, mussulmani o buddisti significa condividere con gli altri il proprio surplus, i veri, gli autentici, i falsi predicano e non praticano.
    A gestire la struttura sarà la Rete Talenti, formata da Caritas diocesana, Acli, Ronda della Carità, Centro servizi volontariato, Banco Alimentare, San Vincenzo e altre organizzazioni caritative che aiutano senzatetto, poveri e famiglie disagiate.
    Si tratta, semplicemente, di un negozio in cui le famiglie meno agiate potranno acquistare generi alimentari con una scheda a punti anziché con i contanti.
    c’è a Modena http://www.portobellomodena.it/
    c’è a Parma, c’è a Prato, La Spezia, Trieste, Roma. All’estero si chiamano People Market.
    Le famiglie che potranno accedere saranno selezionate, non sarà un “assalto alla diligenza”

    Ancora paura?

  3. LAURA

    26/07/2014 at 14:52

    Sempre pensato che Verona è una città poco sensibile alle tematiche sociali, ma da abitante della zona di Veronetta mi viene quasi da ridere a pensare che il luogo prescelto per creare un market dei poveri sia in una zona di così forte tensione sociale dove la situazione è sfuggita di mano da un pezzo. Un market dei poveri in un posto dove le persone urlano tutto il giorno, sollevano risse nei luoghi pubblici, bivaccano per strada in stato di palese alterazione, cercano qualsiasi posto più o meno appartato (tanto ormai la cosa non ha più importanza) per spacciare, non dovrebbe sollevare le giustissime perplessità delle persone che ci abitano? Gli abitanti di Veronetta chiedono in primis più sicurezza e meno abbandono. Se questo è classificato come xenofobia, classismo, superficialità, indifferenza, fate pure, ma voi siete colpevoli di moralismo spicciolo che non fa bene nè ai “ricchi” nè tantomeno ai poveri ma serve solo a inasprire gli animi.

    • GIORGIO MONTOLLI

      26/07/2014 at 15:42

      Laura, metterei la solidarietà da una parte, tra le cose buone, e tutto il resto che elenchi tra le cose brutte. Quindi per me l’iniziativa si colloca bene nel progetto in atto di riqualificazione del quartiere, perché esprime un valore positivo, quello della solidarietà, che non è in contraddizione con altri valori come la cultura, l’ambiente, ecc. per i quali i cittadini di Veronetta si stanno battendo con buoni risultati. L’intelligenza, semmai, sta proprio nel non lasciare isolata l’iniziativa, ma di inserirla come risorsa all’interno di questo quadro complessivo di riqualificazione per contrastare i problemi a cui accenni. Il rifiuto, quello sì che può portare a dei problemi. E comunque ricordo che stiamo parlando di un minimarket e di gente che fatica ad arrivare a fine mese. Giorgio Montolli

  4. Mauro

    19/06/2014 at 22:20

    Eravamo in trattative con alcuni Dirigenti della Caritas Veronese per realizzarlo in Basso Acquar nella Struttura che stiamo attrezzando come Nuovo Centro Socio-Sanitario e Culturale a disposizione della cittadinanza veronese; peccato che si siano improvvisamente interrotte le trattative !! Peccato ci sarebbero spazi utili a disposizione oltre che la “posizione geografica ” Ma….

  5. Corinna Albolino

    18/06/2014 at 00:05

    Una volta si diceva “poveri ma belli”, come voleva il film di Dino Risi (1957), quasi che anche il ceto popolare esercitasse un suo fascino. Oggi pure la bellezza ha girato le spalle alla povertà, abbagliata dal luccichio del denaro e sedotta dai simboli del potere. Anzi, proprio perché ciò che ci alletta è il Re Mida, ora il povero ci appare sgradevole. Sono quindi comprensibili tutte le espressioni sprezzanti corse nell’articolo.
    Ma siamo sicuri che dietro questo rifiuto dell’emporio per i poveri non agisca piuttosto semplicemente, sotto la superficie dell’intolleranza, la logica di mercato legata alla grande distribuzione dei generi alimentari che si vedrebbe privata di una fetta non irrilevante di consumatori? Pensiamo a quanti discount guadagnano con questa, seppur indigente ma sempre più numerosa clientela. La crisi infatti, erodendo anche il cosiddetto ceto medio-basso, ha allargato in modo consistente questa platea di utenti. Il timore indotto da un calo del profitto potrebbe quindi essere alla base di pressioni politiche che si traducono in una miriade di pretesti, più o meno velati da insofferenza, per creare un clima sociale ostile all’impresa. La ragione economica governa anche “la pancia”.
    Corinna Albolino

  6. Luca Speziali

    17/06/2014 at 11:21

    E’ evidente che se parlo di “core business dei poareti” la mia ironia è rivolta a chi fa queste scelte e non alle persone bisognose. Non sono io a mettere sullo stesso piano chi spaccia e ruba e chi si ritrova in povertà suo malgrado ma quelli che pensano di mettere tutto insieme e fare di Veronetta un ghetto.

  7. Pierluigi Grigoletti

    17/06/2014 at 09:06

    Qualsiasi cosa si dica si sbaglia o si rischia di offendere sensibilità vere o di facciata.
    Tutti hanno ragione. I residenti perchè le trasformazioni calate dall’Alto le vivono direttamente sulla loro pelle. I sostenitori del supermercato perchè ragionano sul piedistallo dell’Alto principio morale.
    È appunto sulla morale che dovremmo ragionare, anzi, sulla Questione Morale della città di Verona… È un tema che non esiste qui, quindi fare la morale fra di noi ha solo il merito di porre l’accento su argomenti che tendiamo a sotterrare.
    Prima ancora della Morale c’è la Pianificazione, perchè un supermercato ha le sue regole e impatta sul territorio storico in maniera rilevante, al pari di un centro commerciale periferico. Ad esempio a pochi passi dall’ex Nani c’è già un piccolo supermercato a prezzi popolari.
    Una corretta pianificazione poi avrebbe considerato il Palazzo Bocca Trezza e i suoi giardini un unicum indivisibile, attribuendone funzioni sulla base di un unico pensiero progettuale… Ma queste sono solo menate da architetti…
    In conclusione, viva il supermercato solidale, viva le associazioni che occuperanno la palazzina di fronte e viva Verona-In che ci da modo di esercitare la nostra personalissima Questione Morale.

  8. Luca Speziali

    16/06/2014 at 17:13

    Caro Giorgio,
    non conosco i motivi per i quali si è ritenuto di non ospitare l’emporio dei poveri nell’ex chiesa di S.Maria Rocca Maggiore ma conosco molto bene la situazione dei giardini ex-Nani in via Venti Settembre e li trovo il luogo meno adatto per ospitare un’iniziativa del genere.
    Per tutta la scorsa estate, questi giardini sono stati un luogo di spaccio a cielo aperto con risse quotidiane e retate una settimana sì e l’altra no. La triste vicenda è finita con l’intervento di polizia ed esercito per una settimana hanno presidiato il giardino. Ora la situazione si è normalizzata ma è sempre a rischio peggioramento.
    Questa parte di Veronetta ha bisogno di interventi che invertano la tendenza al degrado e alla ghettizzazione: piazzarci l’emporio del povero significa rafforzare questa tendenza.
    Sarebbe come decidere che il “core business” di Veronetta sono solo i “poareti” e quindi investire tutto nel concentrare tutti gli interventi perché tutto rimanga in mano al degrado.
    E’ davvero questo quello che vuoi?
    Trovo quasi superfluo sottolineare che non sono contrario all’apertura di un emporio del povero ma perché non farlo in via IV Novembre, in via Leoni, in Corso Porta Nuova o in una dei tanti immobili vuoti che la Diocesi possiede in centro o in periferia?
    Cordialmente
    Luca Speziali

    • Redazione

      16/06/2014 at 21:52

      L’emporio del povero, o meglio l’Emporio della solidarietà, come lo ha chiamato Caritas, cosa ha a che fare con le retate per arginare il fenomeno dello spaccio di droga a Veronetta di cui parla Luca Speziali? Mescolare le cose in modo così inopportuno (e offensivo per chi non spaccia ma è solo povero) non va bene. E anche parlare di “core business dei poareti” non va bene, perché traspare dileggio. Invece la solidarietà è sempre un gesto di grande civiltà che non “rafforza la tendenza a delinquere” ma anzi la previene qualificando le persone e i quartieri. Soprattutto se dietro ci sono le spalle robuste di chi la solidarietà la sa organizzare in modo decoroso e dei cittadini attenti a inserire queste dinamiche in percorsi intelligenti e partecipati. Gli avventori del market della solidarietà? Persone registrate ai servizi sociali del Comune, che visto lo stato di indigenza – perché hanno perso il lavoro o altro – ottengono una tessera per fare la spesa.

      g.m.

  9. Giancarlo Montagnoli

    15/06/2014 at 19:39

    Caro direttore, questa volta sono d’accordo con te solo a metà.
    Hai ragione quando sostieni che si tratta solo di un supermercato. C’ero in circoscrizione quando il vicedirettore della Caritas ha spiegato l’intero progetto di cui il punto di distribuzione è solo una parte. Era la prima volta che ne venivo a conoscenza benché, come sai, io abiti in via S. Maria Rocca Maggiore vicino a dove avrebbe dovuto originariamente insediarsi. E questo è un primo problema, se vuoi, solo di metodo: iniziative di questa importanza vanno spiegate bene e non lasciate filtrare solo dalla stampa.
    Ma la sostanza non cambia: è una iniziativa utile ed importante.
    Ciò non toglie che anch’io abbia molte perplessità sulla sede, per ora solo ipotetica, a quella altezza di via XX Settembre. Per motivi logistici, certo, legati alla viabilità, al parcheggio, ecc. Lo stesso vicedirettore della Caritas ha tenuto a sottolineare che avrebbe bisogno di spazi più grandi di quelli attualmente offerti. Ma non è solo questo il punto. Quella zona specifica di Veronetta ha, come sappiamo, i nervi scoperti per le troppe situazioni di disagio che è chiamata a sopportare. La richiesta che senti nei bar della zona e tra la gente è quella di ricevere maggior attenzione con proposte che cambino radicalmente quella parte specifica del quartiere. Un progetto su palazzo Bocca Trezza sarebbe l’occasione giusta. Invece, si rincorrono le voci di una sua alienazione e il giardino tarda ad essere affidato al quartiere e adesso per una delle palazzine che insistono sulla stessa area spunta una nuova destinazione. Uno spezzatino insopportabile.
    Credo che quella parte di Veronetta non meriti di essere colpevolizzata se esprime forti perplessità sulla collocazione del progetto Caritas in quel luogo. So bene che, in buona o mala fede, c’è chi confonde questa iniziativa con altre dedicate a fasce sociali emarginate e poi via via si lascia andare a motivazioni che nulla hanno a che fare con l’emporio della solidarietà. Ma bisogna prendere atto che di Veronetta (eppure Veronetta non è solo via XX Settembre!) se ne parla solo per i suoi problemi che sono scaricati in gran parte sulle spalle di chi ci abita.
    Arrivo a dire che S. Maria Rocca Maggiore sarebbe stata un’altra cosa rispetto a via XX Settembre. Eppure sono entrambe a Veronetta.
    Nell’incontro che organizziamo per il 23 giugno, come Partito democratico, cercheremo proprio di spingere perché i grandi interventi previsti da porta Vittoria a porta Vescovo che vedono protagonisti l’Università, l’Amministrazione comunale, i privati, abbiano una attenzione particolare al quartiere perché è da loro che può e deve venire la risposta principale. Potevamo avere altre ipotesi, anche in questo caso, ma adesso bisogna fare i conti con quello che è stato previsto e cercare di migliorarlo.
    Però, non tener conto della esasperazione che c’è e non dare un’idea di quale sia la possibile leva per il cambiamento rischia, altrimenti, di fare solo il gioco di chi preferisce intorbidire le acque.
    Giancarlo Montagnoli

    • Redazione

      15/06/2014 at 19:57

      Non sono d’accordo quasi su nulla Giancarlo. Chi ha fame, ha fame e basta e io mi metto da quella parte, senza trovare ragioni per fare diversamente. Il resto, scusa, ma sono i soliti argomenti “politici” e prova ne è che si trascinano da qualche anno senza soluzioni mentre chi era nella necessità allora, adesso forse è anche disperato. Per quanto mi riguarda io l’avrei realizzata proprio qui in via Santa Maria Rocca Maggiore questa iniziativa (eppure ho lo studio nella strada parallela alla tua). Ma allora c’erano i reperti… I tempi sono cambiati, nulla vieta che accanto a un market (o addirittura dentro a un market) ci possa essere qualcosa di diverso, che lo renda originale e gli dia un valore, anche con una ricaduta sui cittadini. Questo, secondo me, dovrebbe essere oggi il compito di un politico di fronte a questo genere di necessità.
      G.M.

  10. Beppe Braga

    15/06/2014 at 18:20

    Credo che per ragioni che mi fanno venire la pelle d’oca, non si voglia da parte di “molti” far vedere che anche a Verona esiste la povertà, persone in difficoltà, senza tetto, che possono apparire, “sgradite” agli occhi dei Cavalieri e delle Dame che frequentano gli “ambienti bene ed i palazzi di governo”. Di fronte alle finalità credo poi che molti problemi risolvibili. Temo, purtroppo, che le ragioni siano altre. Credo siano simili a quelle che hanno portato i rappresentanti del Comune a vietare alla Ronda della Carità la distribuzione dei pasti alle persone, definite “clochar”, come se questa definizione facesse apparire più romantica la condizione di questi “sfortunati”, così pure per ciò che riguardava la individuazione di una “location” in cui collocare una tensostruttura per consentire un posto letto, durante la stagione fredda, a coloro che non lo hanno. E saranno destinati ad aumentare, visto l’andamento che riguarda i provvedimenti di sfratto, per morosità, che il tribunale continua ad emettere a ripetizione. Mentre, per quanto riguarda le disponibilità di alloggi pubblici, gestiti da ATER e da AGEC, si registra, purtroppo, una assenza totale. Insomma, per i credenti credo che rimanga solo la “speranza” cui Papa Francesco ha fatto riferimento è che Renzi ha voluto anche lui citare. Mi preoccupano, invece, i non credenti, i quali possono far esplodere tutta la loro rabbia, trasformandola in disperazione.

  11. giulia

    15/06/2014 at 17:42

    il supermarket Prix, angolo tra via XXIV Giugno e via Friuli a San Massimo, chiude il 18/06. I locali sono di proprietà AGEC . L’area coperta a occhio è di 300-400 mq, nessun problema di parcheggio e di carico/scarico merci. È servito anche da linea bus urbano. Potrebbe essere il posto giusto. Provare non costa nulla. Riuscite a girare l’informazione agli interessati? (immagino la Caritas….)

    • Redazione

      15/06/2014 at 17:44

      Passiamo subito l’informazione alla CARITAS, grazie Giulia.

      • marco ambrosi

        16/06/2014 at 22:08

        Anche agli Orti di Spagna c’è una struttura inutilizzata da mesi che è sempre servita per punti vendita che uno dopo l’altro hanno chiuso. In piazza Berto Barbarani e anche questa, credo sia dell’Agec o comunque di proprietà comunale.

        • Redazione

          16/06/2014 at 22:19

          Grazie Marco, sono segnalazioni preziose. Se ce ne sono altre ben vengano. Giorgio

    • Redazione

      16/06/2014 at 22:09

      Ho informato personalmente la Caritas, Giulia. Grazie! Giorgio

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