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Cultura

Festival della bellezza. Cacciari e Il viaggio del giovane Werther

Massimo Cacciari

Tema dell’incontro “il viaggio”, nel significato profondo espresso da Goethe

Chapeau a Massimo Cacciari, che apre il Festival della Bellezza con una mirabile lectio magistralis su Goethe, concentrando l’attenzione, in particolare, sul suo celebre viaggio in Italia del 1786. A creare un clima di religioso ascolto, in un teatro gremito, le musiche di Liszt, di Schumann (Gloria Campaner al pianoforte) ed alcune suggestive letture tratte dalla memorabile opera dello scrittore.

A tema dunque il viaggio, nel significato profondo espresso da un grande intellettuale tedesco della metà del ‘700, quale fu Goethe. Un’esperienza potente che si rivelò di intima trasformazione, tale da segnare un passaggio decisivo rispetto alla precedente produzione letteraria. Più oltre, si manifestò un punto di superamento di tutto ciò che fino ad allora aveva costituito l’Humanismus tedesco, ossia quel modello di perfezione ideale di derivazione classica che trovava uno dei massimi riferimenti nello storico dell’arte Winckelmann.

Un viaggio dai tratti misteriosi, deciso all’improvviso, di notte, all’insaputa di tutti. Scelta che tuttora risulta incomprensibile perché in quel momento la sua fama di scrittore, di poeta, era alle stelle, intensa la sua attività culturale, importante il suo impegno politico. Una sorta di fuga interpretabile forse, e qui sono le lettere che ci aiutano a capire, come risposta ad una angoscia interiore che lo sospinge a fuggire, quasi, dice Cacciari, «volesse morire la sua precedente vita ed aprirsi al nuovo attraversando un cammino di iniziazione».

Dunque Goethe, allora trentottenne, avvertiva l’urgenza di tagliare con tutto e andare, raggiungere l’Italia, un Paese che lo aveva da sempre affascinato. Il Grand Tour toccò famose città per poi sostare a lungo a Roma dove lo scrittore ebbe modo di ammirarne la bellezza artistica, ma soprattutto di vivere la passionalità della gente che animava le piazze la sera, la notte. E poi le feste, le celebrazioni, i teatri, tutto questo mondo lo incantava e coinvolgeva nel profondo. Era la carica della vita che lo seduceva accanto all’amore per la Natura, una Natura che intendeva non solo contemplare, ma anche indagare, studiare da un punto di vista scientifico.

E’ dunque in questo viaggio, in questa intensa avventura durata due anni, che emerge l’articolata personalità di un uomo che, attraverso un vibrante travaglio interiore, tenta di delineare un ideale di umanismo più ricco, non inteso come semplice imitazione del passato, ma come paradigma culturale in grado di rinnovarsi ed evolvere continuamente, ma sempre armonizzando quei tratti essenziali dell’anima che egli stesso ha potuto esperire: l’aspetto erotico, il gusto della “misura”, l’approccio scientifico, la vena ironica, l’élan vitale. Un paradigma olistico quindi che però non regge al mutare precipitoso delle vicende storiche. A distanza di pochissimo tempo, siamo nel 1790, quando Goethe ritorna in Italia, avverte con spirito disincantato, che tutto è già radicalmente cambiato e questo ideale non è più realizzabile: è scoppiata la Rivoluzione Francese che segnerà la modernità non solo nel pensiero ma anche nella prassi, sconvolgendo ogni riferimento etico ed estetico del passato.

Corinna Albolino

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