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Dante compie 750 anni, e Verona come lo celebrerà?

Piazza dei Signori (Verona)

Dopo il fallimento del centenario areniano, dopo il silenzio sui 450 anni dalla nascita di Shakespeare la cultura mette ancora a dura prova l’Amministrazione di Verona.

Un altro piccolo sforzo e la giunta Tosi e il suo assessore alla cultura (toh, proprio Tosi) ce la faranno a “cannare”, come dicono i miei studenti, tutti gli anniversari culturali importanti per la nostra povera città.

Dopo il fallimento tragicomico del centenario areniano, con la perla della foto dell’Arena di Nîmes sulla copertina della costosa rivista patinata celebrativa donata ai turisti, dopo il silenzio totale sulla ricorrenza dei 450 anni dalla nascita di Shakespeare (chi era costui? si saranno chiesti in giunta, e poi cosa c’entra con Verona?), ecco profilarsi un’altra ghiotta occasione da perdere: il 2015, prossimo alle porte, sarà il settecentocinquantesimo anniversario della nascita di Dante, del poeta fiorentino intendo, quello che ha per cognome Alighieri, non il mio fisioterapista: quello che al signore di Verona ha dedicato nientemeno che il Paradiso, vertice della poesia mondiale di tutti i tempi.

Si sta facendo qualcosa, ed eventualmente chi e come? Ma ancor più, è già stata avviata da tempo (perché si fa così, se l’assessore competente, quello dei “quattro sassi di poco valore”, ancora non l’ha capito) la macchina delle celebrazioni che a Firenze e a Ravenna, città dantesche concorrenti, è già al lavoro? Le due associazioni culturali dantesche veronesi, in spietata e ridicola concorrenza reciproca, hanno intenzione di organizzare qualcosa? Le scuole e l’università, dove di specialisti danteschi c’è rappresentanza qualificata, sono state coinvolte? Quanto sono lontani gli anni in cui i maggiori esperti italiani leggevano il poeta in incontri ben cadenzati alla Loggia di Fra’ Giocondo e si stampavano atti e memorie dantesche che oggi figurano nelle bibliografie specialistiche di tutto il mondo.

Per Shakespeare si è rinviato tutto al 2016, cioè al quattrocentesimo anniversario della morte: ma cosa? Manca poco più di un anno per chi sa cosa vuol dire organizzare seriamente. Cosa si pensa di fare? Di rivolgersi ancora a Marco Goldin, come si fa con l’Ikea, per uno Shakespeare a scatola chiusa con istruzioni per l’assemblaggio? Non sarebbe stato intelligente, direi addirittura esaltante, oltre che produttivo come immagine della città e come attrazione anche turistica (certo, un turismo qualificato, non da pane e salame come quello delle piazze dei sapori) un triennio scespiriano 2014-2016 di iniziative a tutti i livelli, coinvolgendo scuole, università, associazioni culturali, teatri e iniziative popolari e ludiche? Perché Shakespeare, naturalmente per chi l’ha letto, come sanno anche gli assessori Benetti e Lella, offre un ventaglio infinito di occasioni da sfruttare, basta averne voglia, quella che non è mancata per l’orrendo mercatino natalizio di (si fa per dire) Norimberga.

E non sarebbe stato suggestivo combinare la ricorrenza scespiriana con quella dantesca? I due letterati più grandi dell’Occidente celebrati assieme, con illimitate combinazioni possibili, nella città che proprio a loro deve fama e prestigio culturale. E invece nulla, mentre si litiga al coltello per decidere se l’ingresso al falso balcone di Giulietta debba rimanere in via Cappello o altrove. Per interessi culturali e basta, naturalmente, guai a chi pensa male.

A Vienna, organizzano percorsi turistici sui luoghi dei telefilm del cane Rex, a Verona con Dante e Shakespeare non si cava un ragno dal buco. Ad Alessandria, Palmanova, Cittadella, Montagnana, Este, per citare a caso, si lavora per fare delle cinte murarie e delle fortezze storiche risorse culturali e turistiche. A Verona si pensa di ospitare un centro commerciale all’Arsenale asburgico, un unicum in Europa per come ci è arrivato quasi intatto, ma ancora per poco, che fa rodere d’invidia gli stessi austriaci, e ancora non c’è un progetto complessivo e uno sfruttamento intelligente dei forti e delle mura che cingono per chilometri la città (consiglio al vicesindaco Casali, viste le sue deleghe, una visita a Ferrara).

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Può anche darsi che il sindaco Tosi e i suoi indimenticabili assessori cadano presto per gli scandali che stanno emergendo sempre più minacciosi e inquietanti. Ma nella considerazione di chi ama e pratica la cultura, di chi conosce la storia della città di Verona, non quella inventata all’osteria con un fazzoletto verde, e vorrebbe vederla celebrata per quel che vale, sindaco e giunta sono già decaduti ai livelli infimi.

Non si sa se piangere o riderne per amarissima consolazione.

Mario Allegri

Written By

Mario Allegri ha insegnato letteratura italiana contemporanea alla Facoltà di Lettere di Verona. Ha pubblicato vari saggi letterari in riviste, giornali e presso editori nazionali (Utet, Einaudi, La nuova Italia, Il Mulino). Ha partecipato come indipendente alle primarie 2011 per l'elezione del sindaco a Verona. marioallegri9@gmail.com

2 Comments

2 Comments

  1. Giorgio Chelidonio

    16/05/2014 at 10:21

    La veronesità non ha mai brillato per coltivare la memoria: neppure i 600 anni della “dedizione a Venezia” venne significativamente ricordata nel 2005, alla faccia dei miti del leghismo nostrano.
    La foto mi pare ben più evocativa della perplessità dantesca: sullo sfondo il Fracastoro regge ancora la “palla” da mollare al passaggio del primo onesto che passasse lì sotto.
    E la carenza di onestà (anche quella intellettuale) rimbomba nella vecchia barzelletta: “E voi a Verona che c’avete?” chiedeva il romano. “Noialtri ciavèmo e tasèmo” gli venne risposto telegraficamente.

    • Redazione

      16/05/2014 at 10:38

      Grazie Giorgio. Ci farebbe piacere ospitarti ogni tanto su queste … “pagine”. G.M.

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