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Violenza in famiglia: prima indagine sui condannati in Veneto

È stato presentato al Tribunale di Verona lo studio realizzato dall’ONVD (Osservatorio Nazionale Violenza Domestica) su Violenza in famiglia: l’altra faccia della realtà, casistica e prima analisi su autori condannati per reati di violenza domestica nel Veneto. Presenti Marina Bacciconi, medico legale e responsabile scientifico dell’ONVD, Giovanna Marani, assistente sociale e giudiziaria dell’UEPE (Ufficio Esecuzione Penale Esterna) di Verona, Simonetta Tregnago, presidente della Commissione regionale pari opportunità tra uomo e donna e Gianfranco Gilardi, presidente del Tribunale di Verona.

La rilevazione effettuata presso l’UEPE di Verona nel secondo trimestre del 2012 ha preso in esame persone condannate per un totale di 24 casi. Dalle Case di reclusione sono arrivate rispettivamente: 2 schede dalla Casa di reclusione di Venezia (che ospita solo donne) e quattro dalla Casa di reclusione di Padova. Dall’analisi di questi dati è possibile tracciare una sorta di profilo, seppur limitato, degli autori di violenza domestica.

Essi sono in prevalenza maschi, uno su tre è straniero e l’età media è di circa 46 anni. Le motivazioni che forniscono i condannati riguardano per lo più i generici problemi di coppia (per 13 dei 24 autori). Ad essi si aggiungono altri “nodi” che riguardano le diverse fasi del percorso di coppia: dal periodo di vita vissuto insieme, allo stadio in cui ci sta sepa­rando, per non dimenticare la fase post-separazione.

Gelosia, gestione dei figli, moti­vi economici sono parte integrante della storia di questa coppia malata, scenario entro il quale si inserisce la metà delle motivazioni delle violenze. Maltrattamenti e lesioni personali (percosse o simili) sono i reati più frequenti, ma di poco si discosta il numero di “violazione degli obblighi di assistenza familiare”, reato tipica­mente economico e per lo più commesso quando il rapporto di coppia si spezza e contemporaneamente vi sono figli da edu­care e mantenere.

Non mancano i casi di omicidio, in totale 5 (3 maschi e 2 femmine), per i quali gli autori stanno scontando la pena in case di reclusione, ad eccezione di un reo attualmente in detenzione domiciliare.I numeri emersi, i dati istituzionali su soggetti condannati in via definitiva per violenza in famiglia, stanno ad indicare come questo fenomeno necessiti di alcune riflessioni e non sia più confinabile nella sfera del privato, e come sia indispensabile un intervento organico, mirato, coordinato, tanto nelle azioni di prevenzione, che in quelle di contrasto e repressione.

Durante la presentazione dello studio è stato ricordato che rimane fondamentale la certezza della pena, che deve essere congrua per entità alla reale gravità della viola­zione di un diritto umano. Deve essere scontata senza condoni, sconti o quant’altro. Deve rispondere alle finalità costituzionali di rieducazione e redenzione del reo, ma anche essere di esempio e dare forza e sollievo alla vittima. Reato, condanna e modi di espiare la pena (da parte del reo rico­nosciuto) devono susseguirsi in tempi ragionevoli.

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A partire dal 2007 è iniziato un percorso di azioni, per sensibilizzare e sostenere le vittime e informare e formare gli operatori che possono intercettare il fenomeno. Grazie all’ONVD è stato avviato un percorso di coordinamento con orefetture, questure, procure e tribunali del Veneto, polizia, carabinieri, pronto soccorso ospedalieri e medici di base.

L’ONVD è stato istituito nel 2006 a seguito di un accordo di collaborazione tra l’Osservatorio epidemiologico nazionale sulle condizioni di salute e sicurezza negli ambienti di vita dell’ISPESL (Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro) e l’università di Verona con l’obiettivo di realizzare studi, ricerche, indagini epidemiologiche sul fenomeno della violenza domestica.

Le finalità dell’Osservatorio sono state orientate, fin dalla sua istituzione, a un’attività scientifica per realizzare una rilevazione sistematica del fenomeno, ad una attenta valutazione dei dati attraverso l’elaborazione di modelli impostati metodologicamente, all’individuazione di interventi e programmi specifici di collaborazione, formazione e informazione.

L’ONVD gode del patrocinio del ministero dell’Interno; è sostenuto e finanziato dalla Regione del Veneto, assessorato ai Diritti umani e assessorato alla Sanità; ha ottenuto il parere favorevole del ministero della Giustizia concesso al Comitato interforze; collabora dal 2012 con la Provincia di Brescia. L’ONVD ha sede nel dipartimento di Sanità pubblica e medicina di comunità, sezione di Medicina legale, dell’università di Verona. Responsabile Scientifica è la prof. Marina Bacciconi.

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