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Opinioni

Recuperiamo il Cineforum per tornare a comunicare

C’era una volta il Cineforum: veniva proiettato un film, tendenzialmente di qualità, con una presentazione, spesso anche una scheda filmografica; dopo la proiezione il dibattito indirizzato da un esperto, più o meno famoso, più o meno paziente. E il dialogo, la discussione, spesso anche accesa, durava fino a notte inoltrata. Alla discussione restava circa la metà degli spettatori, qualche volta meno, qualche volta più e gli animi si accendevano se i temi erano sociali.

Ricordo, ad esempio, l’apertura del primo ciclo del Pindemonte, nel gennaio del 1964, con Le mani sulla città di Franco Rosi. Era l’inaugurazione di una serie che sarebbe durata anni (ora è solo proiezione, anche se continua a chiamarsi cineforum …. forse si è perso anche il significato della parola forum) e noi tutti che avevamo atteso quella prima sera ci accalorammo contro qualche architetto presente in sala che cercava di difendere la categoria. Un dibattito e una discussione che durò un paio d’ore, fra applausi e rumoreggiamenti vari. Da tutto questo parlarsi e accalorarsi, quello splendido film ne uscì compreso fino in fondo, valutato nelle sue valenze specifiche come narrazione filmica e non semplicemente come racconto per immagini.

Credo, infatti, che sia questa la vera e più grave perdita della storia del cinema. Anzi, credo che il cinema non esista più come l’abbiamo conosciuto: frusciare della pellicola, fascio luminoso (era il fumo che ammorbava le sale), audio fra il gracchiante e il roboante, schermo dodici metri di base per sei di altezza, e cerchietti in basso a destra che indicavano che stava per finire la pizza e ne iniziava un’altra.

Tutto questo non c’è più, eliminato dal digitale che non ha scorrimento di pellicola (i 24 fotogrammi al secondo) e l’audio ì dolby-stereo. Ma, soprattutto – e questo accade nelle multisale – non c’è più il processo di entrata dello spettatore nello schermo. Tecnicamente si chiama “processo diegetico”: fondamentale per vivere la visione come atto di vita che mi appartiene. Una perdita, grave, a mio avviso, che è ulteriormente aggravata dalla convinzione diffusa ovunque e a tutti i livelli culturali che anche in televisione si possa vedere e vivere il film: sullo schermo piccolo.

O, ancora più grave, che il computer e il suo schermo, viaggiando in Internet, assolva a tutte le funzioni comunicative: cinema, teatro, musica, atletica e via di seguito.

Succede che una fondamentale strumento di comunicazione primaria come la rete e il PC, da splendida puntina da disegno per annotare un successivo lavoro da svolgere, diviene fine a se stesso e brucia ogni altra possibilità comunicativa, per cui si arriva ad una solitudine di massa come non era la sala cinematografica (con l’intervallo e il venditore di bagigi), e non è il teatro, lo stadio, la sala conferenze, l’auditorium.

Ecco, credo che sarebbe ora di recuperare tutti gli spazi della comunicazione, partendo proprio dal recupero del cineforum, perché mi sembra il più facile, magari richiamando alle presentazioni e alle direzioni dei dibattiti quei tanti giovani e non più giovani esperti di cinema che potrebbero far crescere nuovamente la voglia di dialogo, confronto, discussione e incontro.

Francesco Butturini

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