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Il "Triangolo maledetto" di cui parla Salute Verona

Inchieste

Ca’ Vecchia a Verona: rifiuti, affari e gente che ha paura

INCHIESTA. Ca’ Vecchia è il luogo simbolo dove si incrociano la storia di una discarica, di un maxi impianto presentato come ampliamento, e di un’oasi verde stretta tra autostrade, inceneritori e centri commerciali. Con una possibile bocciatura in Regione che rischia di trasformarsi in promozione

di Giovanni Salvatori

«Vede là in fondo, dove è tutto verde, oltre quel campo di fragole? Là sarà tutto coperto di cemento, se fanno l’impianto. Migliaia di metri impermeabilizzati, ciminiere, camion che entrano e escono. Stamattina eravamo qui a lavorare in campagna, ma siamo dovuti rientrare per l’odore che c’era, per gli occhi che bruciavano. Ci siamo abituati. Se però fanno quell’impianto, allora è davvero la fine. Ci tocca andare via tutti». Parla piano, senza acredine, il contadino di Ca’ Vecchia. La sua casa e il suo piccolo lembo di terra coltivata sono qui, territorio di San Martino Buon Albergo, crocicchio di tre Comuni (gli altri sono San Giovanni Lupatoto e Zevio, ma anche il confine con Verona è a due passi), area verde e bellissima, ricca di risorgive e torrenti, tana di animali e rifugio di uccelli, case sparse ai confini del centro abitato, discariche.

Sì, discariche: nel breve spazio di neanche un chilometro sorgono infatti, oltre all’impianto di Ca’ del Bue (in procinto di tornare a funzionare come inceneritore con la capacità di 500 tonnellate di rifiuti al giorno), la discarica di Ca’ Vecchia, sito storico dove dagli anni ’80 vengono stoccati rifiuti di ogni tipo, e l’area individuata dalla società bresciana Adige Ambiente – che in novembre ha presentato il progetto in Regione – per la costruzione di un grande impianto di trattamento che accoglierebbe anche rifiuti pericolosi. Un vero e proprio “triangolo maledetto”, secondo gli abitanti della zona, preoccupati per il rischio inquinamento di aria, terra e acqua, che temono in aumento esponenziale se arrivasse il nuovo impianto.

Ad agitare i sonni degli abitanti di San Martino, e in particolare di quelli di Case Nuove, la popolosa frazione a poche centinaia di metri dal “triangolo maledetto”, è un “mostro” la cui testa di ponte sarebbe un capannone di 20mila metri quadrati, alto 18 metri, con la bellezza di 11 linee per il trattamento di materiali di ogni tipo: dai rifiuti liquidi, come percolato proveniente da discarica, ai fanghi da essiccare, dalle plastiche agli imballaggi metallici, dai rifiuti solidi in attesa di lavaggio e trattamento chimico, alle ceneri a batterie, olii, materiale ferroso. C’è anche una linea per ottenere ghisa dalle sabbie di scarto delle fonderie. E la famigerata linea “M8”, la più temuta dalla cittadinanza, che recupererà ossidi metallici.

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