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Dichiarazioni di don Mazzi a Vinitaly: convivialità che sa di vino e dipendenze

Ho sempre stimato Don Antonio Mazzi e chi come lui traduce il Vangelo in fatti concreti dimostrando coerenza e amore per il prossimo. Don Mazzi, che è nato a Verona nel 1929, appartiene anche a quella generazione di sacerdoti che l’azione di quattro Papi – attraverso il Concilio Vaticano II (1962-1965), le encicliche Miranda Prorsus (1957) e Redemptoris Missio (1990) ­– ha lanciato sui palchi mediatici per diffondere il messaggio cristiano attraverso i mezzi della comunicazione di massa, con esiti non sempre felici.

Il fondatore della Rete Exodus, che condivide con il più riservato cugino don Sergio Pighi (Comunità dei giovani) la militanza nella famiglia salesiana e l’impegno a favore di chi è vittima dei vari tipi di dipendenze, è entrato bene nel ruolo del personaggio, a tal punto da essere anche criticato per la frequentazione di certi salotti televisivi, contenitori superficiali dove il prete, anziché portare valore alla trasmissione, finisce per essere banalizzato e strumentalizzato.

Negli anni anche Don Antonio deve essersi accorto che la sovraesposizione mediatica, complice la non facile gestione di una notorietà acquisita in relazione alla missione presbiterale, finiva per sacrificare i contenuti all’immagine ed è saggiamente uscito un po’ di scena. Ogni tanto però l’arzillo sacerdote riappare, come è successo ieri a Vinitaly, dove ha esaltato l’aspetto conviviale del vino, a mio avviso senza fare la dovuta attenzione per il ruolo che interpreta e il luogo scelto per parlare.

Le dichiarazioni di don Mazzi a Vinitaly, rese sicuramente in buona fede e nel senso della prevenzione di certi fenomeni devianti, ci sembrano sconvenienti per almeno due motivi. Il primo è che in tempi in cui sulle tavole manca anche il Tavernello esprimersi dal gotha mondiale dei vini ha poco o nulla a che fare con la semplicità delle tavole contadine, dove si coltivavano i valori di cui è stato fatto cenno. Vinitaly un suo valore ce l’ha sicuramente, ma da tempo è più legato ai cicli economici che a quelli della sobrietà. Il secondo motivo sta nel fatto che esaltare il vino da quella sede, anche se come elemento di convivialità e mettendo in guardia dagli abusi, non è il massimo per chi porta la bandiera contro le dipendenze in un Paese dove gli alcolisti sono quasi 2 milioni, con un costo sociale di circa il 3,5% del PIL.

Forse un bicchiere di Valpolicella non ha mai fatto male a nessuno, ma ai ragazzi che cercano di uscire dal tunnel della droga generalmente è proibito bere vino e liquori, perché l’alcol per queste persone, come sa ogni operatore di comunità terapeutica, è associato non al piacere dello stare insieme ma a quello dello sballo. Basta avere il fiato un po’ pesante per gettare nel panico chi è impegnato in un programma di recupero, con il rischio di buttare al vento mesi o anni di sforzi terapeutici. Le dichiarazioni rese ieri da don Antonio cozzano con questo tipo di pubblico.

Giorgio Montolli

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4 Comments

4 Comments

  1. nicola

    29/04/2013 at 15:26

    Don Mazzi è un personaggio zelante e meritevole, a mio giudizio, agli occhi del Signore in cui anch’io credo.Mi chiedo però se è vero, come ho sentito dire, che ha avuto apprezzamenti poco favorevoli per chi si impegna per la tutela del mondo naturale e in particolari degli animali. Una persona della sua sensibilità e cultura dovrebbe capire che ai ragazzi, cioè alla generazione futura, non può bastare un ambiente asettico fatto di cemento e computer. Mi risulta inoltre che San Francesco e lo stesso Gesù Cristo la pensassero un pò diversamente al riguardo.

  2. Giorgio Montolli

    15/04/2013 at 09:08

    Gent.le Francesca, grazie per il tuo commento. Con fatica abbiamo voluto in qualche modo richiamare l’attenzione sulle dichiarazioni di don Antonio Mazzi a Vinitaly, perché comunque egli è un grande per quello che ha fatto per tanti giovani. Intendo dire che si ha sempre paura di sparare sulla croce rossa. Volevamo solo sottolineare che i contesti in cui si fanno certe dichiarazioni sono importanti. Per quanto Don Mazzi a Vinitaly abbia parlato contro lo “sballo”, per quanto egli abbia detto che del vino bisogna fare un consumo moderato il messaggio che è passato forte è anche un altro: “Se lo dice don Mazzi che un po’ di vino si può bere per stare in allegria con gli amici…”. Don Antonio non si rende forse conto di essere nel tempo diventato una specie di icona contro le dipendenze, e che è quella la sua parte (importante) che va assolutamente difesa e sostenuta. Toccherà semmai ad altri fare affermazioni diverse e alla gente cercare di farsi un’opinione a riguardo. Il rischio è quello di sdoganare non solo il vino, ma anche tutti i drammi che stanno dietro l’abuso di alcol.

  3. francesca dipol

    15/04/2013 at 09:07

    Non leggo i giornali e non ho la televisione. Ho sentito di striscio alla radio la dichiarazione di don Mazzi a Vinitaly. Grazie a voi che mi avete preceduto nei commenti che condivido pienamente. La dichiarazione di don Mazzi mi ha scandalizzata tanto quanto quella di quello sportivo che lo scorso anno alla stessa manifestazione ha dichiarato che con un bicchiere di vino le prestazioni sportive aumentano e si vince di più (più o meno questo era il senso). Per fortuna che la pratica di uno sport viene proposto ai giovani come alternativa alle devianze!! Lo Stato spende un sacco di soldi per la cura e la prevenzione dei problemi alcol-correlati (solo a parole) e promuove poi subdola pubblicità contraria a quello che predica. Se la stessa cosa succedesse per altre sostanze succederebbe il finimondo, per l’alcol nessuno si scalda. L’alcol è una droga legalizzata perché crea dipendenza oltre ad altri gravi problemi. Sono anni che cerco di promuovere stili di vita più sani nelle famiglie del mio paese. Tutto bene finché predico e basta ma quanto al rinfresco di fine anno scolastico a scuola non porto il prosecco, tutti addosso (genitori ed insegnanti) perché la prevenzione non si fa così.
    Ma come allora? O siamo tutti così dipendenti che ormai non c’é più niente da fare?

  4. Redazione

    11/04/2013 at 14:54

    E’ un uomo in gamba. Solo che non puoi, se sei contro l’alcolismo, parlare a Vinitaly di uso moderato del vino e dell’aspetto conviviale ad esso legato. E’ evidente che nel contenitore in cui sei qualcosa o qualcuno ti sta usando per far passare un messaggio di tolleranza nei confronti dell’alcol. E questo poi rende meno efficace la tua azione di contrasto. 2 milioni di alcolizzati in Italia sono un problema sociale enorme. Il presidente e il direttore della Fiera possono ignorarlo, perchè il loro ruolo è promuovere il prodotto. Don Mazzi no.

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