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Sicurezza e razzismo: la Lega affonda ma non rinuncia ai suoi cliché

Riflessione sugli immigrati. Ecco come gli stranieri sono stati strumentalizzati a fini elettorali dai governi di centro destra, facendo leva sulla paura e utilizzando una retorica securitaria che si sta cercando di riproporre

Domenica 13 gennaio si celebra la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Per l’occasione mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes (Cei), ha chiesto il riconoscimento della cittadinanza per i figli degli immigrati nati in Italia, il diritto di voto amministrativo per i migranti e il servizio civile per i giovani immigrati tra i 18 e i 28 anni.

La vicinanza tra questo evento e le elezioni del 24 febbraio suggerisce una riflessione anche politica sul tema degli immigrati, soprattutto per come la presenza degli stranieri in Italia è stata in passato strumentalizzata a fini elettorali dai governi di centro destra, facendo leva sulla paura e utilizzando una retorica securitaria che si sta cercando di riproporre anche in questa campagna elettorale.

Oltre al rapporto tra crisi economica e criminalità comune ne esiste un altro tra numero di notizie che riguardano i delitti comuni e gli appuntamenti elettorali, dove il tema della sicurezza e le pulsioni xenofobe sono utilizzate per ottenere consenso. Verona è una città esemplare in questo senso: per la presenza di un sindaco leghista, Flavio Tosi, che l’11 luglio 2009 è stato condannato in Cassazione per istigazione al razzismo e proposto lo scorso 30 dicembre da Roberto Maroni come Presidente del Consiglio.

Allo scadere del 2012 si è svolto a Verona l’incontro tra Tosi, il prefetto, i rappresentanti delle istituzioni locali e le forze dell’ordine. Alla presenza della stampa si è parlato molto di sicurezza in relazione all’aumento in città dei crimini comuni. I giornali locali hanno riportato la notizia dell’incontro con molta enfasi e le edicole erano tapezzate di locandine con riferimento a furti e rapine, con la parola “sicurezza” molto visibile.

Nelle ultime settimane le redazioni di radio, tv e giornali scaligeri hanno registrato un’impennata dei comunicati provenienti da Palazzo Barbieri, sede del municipio, per informare dei controlli antidegrado e antiprostituzione in corso, dopo che questi fenomeni di marginalità sociale erano scesi sotto il livello della soglia di attenzione da parte dell’Amministrazione comunale, il cui sindaco era stato il primo in Italia a mettersi in luce nel 2008 con le ordinanze vietatutto. In alcuni quartieri si torna addirittura a parlare di “Osservatori volontari per la sicurezza” per iniziativa di esponenti della destra scaligera, da sempre sostenitrice del sindaco Tosi.

Sicurezza e razzismo sono vecchi cavalli di battaglia utilizzati dalla Lega Nord nel 2008 per andare al governo, con la complicità delle TV di proprietà o controllate da Berlusconi (Mediaset-Rai). Marco Milani, in un libro di prossima pubblicazione (Lega Nord, gli imprenditori della paura – Smart Edizioni) spiega bene che nel 2008 non esisteva alcuna correlazione tra l’allarme creato tra i cittadini dai media e i fatti delittuosi: i dati del Viminale confermano che dal 1991 al 2010 il tasso di criminalità nel nostro paese ha subito un aumento dello 0.1% in 18 anni. E’ vero invece che nel 2007, per effetto del trattato di Shenghen, Romania e Bulgaria entravano in Europa e che una serie di crimini efferati infiammò l’opinione pubblica italiana facendo emergere con vigore tutte le paure latenti nei confronti degli stranieri. Su queste paure la Lega ha costruito le sue fortune sollecitando la componente razzista del suo elettorato, anche quello moderato: è successo nel 1991 con gli albanesi sbarcati a Brindisi e dopo l’11 settembre 2001 con i musulmani.

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In questi giorni le locandine dei quotidiani veronesi creano allarme tra la popolazione in riva all’Adige, ma lo stesso accade in altre città italiane per effetto della crisi economica che spinge padri di famiglia a rubare per procurare beni di prima necessità: soprattutto cibo e vestiti. L’Arena, ad esempio, scrive che «i reati predatori sono esercitati da etnie slavo-balcaniche e da nomadi in transito». Questa precisazione, che riportata in termini assoluti è fuorviante, va ricondotta più allo stato di marginalità sociale in cui vivono gli immigrati in Italia, piuttosto che al loro essere slavi o zingari. Se c’è una colpa a monte da ricercare essa non va certo individuata nell’etnia, ma nella spinta verso l’emarginazione che esercitano leggi come la Bossi- Fini (2002).

«I fenomeni migratori, spiega Milani nel suo libro, sono generati da variabili planetarie sulle quali il mondo occidentale, di cui facciamo parte, ha delle precise responsabilità: un aumento del costo del grano dovuto a logiche speculative decise in America o Europa può determinare lo spostamento di milioni di persone. L’inquinamento prodotto per garantire ai Paesi ricchi grande disponibilità di energia provoca cambiamenti climatici e produce lo stesso effetto».

Ma quando i migranti bussano alle porte dell’Italia, la nostra prima reazione è quella di usarli: per i teatrini della politica, come è accaduto nel 2009 con Lampedusa e i respingimenti in mare, episodi odiosi che il 23 febbraio 2012 hanno procurato all’Italia una condanna da parte della Corte Europea dei diritti umani; per diffondere un clima di insicurezza e far leva su questo sentimento per ottenere consenso in vista degli appuntamenti elettorali; per farli lavorare in nero, in situazioni difficili o particolari, come servi o badanti; come capro espiatorio, quando diciamo che portano via casa e lavoro agli italiani, mentre invece il problema vero è la manifesta incapacità dei governi Berlusconi nel mettere in campo moderne politiche di sviluppo per tenere il passo con i processi di globalizzazione in atto.

Si tace su altri aspetti, come sul risparmio che la presenza degli immigrati comporta sulle spese sanitarie per assistere anziani e disabili, o sul fatto che queste persone, se poste in una condizione di stabilità, contribuiscono a pagare le pensioni di una popolazione molto anziana come quella italiana. Come spiega Nicola Sartor, professore di Scienze delle finanze all’Università di Verona, la condizione degli immigrati in Italia si può dividere in quattro categorie. Le prime due determinano effetti negativi sulla nostra economia: sono quelle dell’immigrato irregolare, che fruisce di alcune prestazioni sociali ma non paga tasse e contributi, e quella dell’immigrato regolare che lavora in nero (sono circa il 30% nel nostro paese). La terza e la quarta categoria hanno invece effetti positivi: moderatamente positivi l’immigrato regolare che però si trattiene solo per un breve periodo in Italia; ampiamente positivi l’immigrato che soggiorna per un lungo periodo mantenendo un elevato tasso di natalità.

Altri paesi non solo hanno capito che il fenomeno migratorio è inarrestabile, ma attraverso politiche lungimiranti stanno valorizzando e utilizzando per la loro crescita ciò che noi ci ostiniamo a vedere solo come un problema.

Giorgio Montolli

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2 Comments

2 Comments

  1. Barzon Renzo

    14/01/2013 at 11:39

    Clero e Sinistra cerca in tutti i modi di far tacere la gente accusandola di xenofobia di razzismo per soddisfare il loro buonismo stupido e cattivo.
    La disoccupazione continua ad aumentare i giovani non trovano lavoro la sanità non riesce a soddisfare le richieste e si continua a far venire immigrati. I dati ufficiali dicono che nel veneto sono 600 mila. Fra un po’ saranno 800 mila.
    Gli immigrati quelli buoni portano via il lavoro o agiscono da crumiri e sottraggono risorse alla sanità all’assistenza. Gli altri hanno riempito le galere o le strade di accantoni.
    Chi vuole li immigrati non vuole bene agli Italiani. Il peggior razzismo e quello di essere razzisti contro la propria gente.
    I buonisti si ostinano a dire inegrazione integrazione. In tutti i paesi con esperienza immigratoria sanno che è fallita. Tutti a casa propria.

    • Redazione

      14/01/2013 at 14:45

      Nell’articolo ci sono tutte le risposte alle sue convinzioni, caro Renzo. E cioè che gli immigrati non portano via i nostri posti di lavoro e neppure le case ma è piuttosto ormai dimostrato che i nostri imprenditori sono rimasti indietro perché chi ha governato in questi anni non ha dato loro le risposte che si aspettavano (Lega e PDL); che non sottraggono risorse alla sanità, ma l’inverso, visto che assistenti e badanti fanno risparmiare al sistema sanitario nazionale. La Lega ha portato al governo gente che non sa governare e che per mantenere il potere da’ in pasto alla gente grandi bugie. Lei fa ancora parte di quei pochi che ancora ci credono? Ma non vede che continuano a rigirarvi la frittata? Non sia ingenuo e riprenda in mano la sua vita.
      Giorgio Montolli

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