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L’Istituto Superiore di Sanità spiega a Tosi che l’inceneritore inquina

Intervento illuminante dell’epidemiologo Paolo Ricci mentre il sindaco di San Giovanni Lupatoto Federico Vantini dichiara che nei prossimi giorni sarà portata in consiglio la Mozione Rifiuti Zero per rendere senza senso l’attivazione dell’inceneritore

Amministratori, insegnanti, pediatri epidemiologi… La mobilitazione contro l’inceneritore a San Giovanni Lupatoto si fa sempre meno emotiva e sempre più scientifica. Il tema di ieri sera a Casa Novarini era di quelli che vanno a toccare le corde più sensibili: Parliamo della salute di tuo figlio. Quale rischio comporta l’incenerimento di rifiuti? ed è stata l’occasione per gettare uno sguardo critico sulla Convenzione con cui l’Istituto Superiore della Sanità (ISS) fornisce al Comune di Verona tutta una serie di dati per consentire al Sindaco, vero responsabile della salute pubblica, di decidere se proseguire o meno con i lavori per l’attivazione dell’impianto.

La Convenzione, di cui sono disponibili la relazione introduttiva del 2011 e quella intermedia del giugno 2012, ha lo scopo di valutare la situazione ambientale, sotto il profilo dell’inquinamento, prima e dopo la messa in funzione dei forni, in un’area geografica che si estende per 5 chilometri dalla sede dell’impianto. «La prima osservazione – spiega Paolo Ricci, responsabile dell’Osservatorio epidemiologico dell’ASL di Mantova e collaboratore dell’ISS – è che la partecipazione alla Convenzione andava estesa ai Comuni di San Martino BA, San Giovanni Lupatoto e Zevio, visto che il loro coinvolgimento è evidente. Con l’aggiunta di ARPAV e ASL, istituti meno coinvolti politicamente, da cui sarebbero giunti pareri più super partes rispetto ai decisori politici».

Dopo aver sottolineato l’autonomia dell’ISS, «che nella Convenzione mostra un corretto approccio alla verifica del rischio sanitario», Ricci mette in guardia dalle presunte verità scientifiche che sempre devono misurarsi con osservazioni raccolte nel tempo e che derivano dall’esperienza. «Il rischio tumori – dichiara l’epidemiologo – è sotto questo punto di vista dimostrabile, come è dimostrabile il rapporto esistente tra la combustione dei rifiuti e certe patologie infantili». Le sostanze emesse dagli inceneritori andrebbero quindi a incidere sul patrimonio genetico procurando aborti, malformazioni, calo di peso e altri danni rilevanti alla salute.

Il monitoraggio, secondo la Convenzione, è finalizzato a definire la presenza di inquinanti attraverso la loro concentrazione nel sangue umano, anche tenendo conto del fatto che non tutti siamo esposti allo stesso modo. Lo studio tiene infatti conto delle matrici ambientali: «I bambini, ad esempio, sono più a rischio perché assorbono di più, vuoi per la loro costituzione (sono più bassi e più a contatto con i metalli pesanti), vuoi per il loro comportamento (giocano e gattonano a terra)». Ma questo aspetto della ricerca è in contraddizione con il fatto che il monitoraggio è previsto per le zone a maggiore degrado ambientale, mentre un bambino che vive fuori da queste aree potrebbe essere, per i motivi sopra indicati, più a rischio rispetto a un adulto che si trovi a vivere vicino all’impianto.

Diamo qualche numero, tratto dalla Relazione preliminare della Convenzione, per dare la misura di cosa stiamo parlando. I due forni di Ca’ del Bue, una volta a regime, per essere convenienti dovranno bruciare 600 tonnellate di rifiuti, producendo non solo energia, calore e inquinanti dispersi nell’aria, ma anche 17 mila tonnellate l’anno di rifiuti solidi tossici da conferire in deposito. Quindi l’inceneritore non elimina il problema delle discariche. Alla domanda del Comune di Verona «Cosa uscirà dalle ciminiere di Ca’ del Bue?», l’ISS risponde che 1 chilo di rifiuti produce 7 chili di fumo, che contengono a loro volta 1 grammo di inquinanti di interesse igienico sanitario. Facendo un po’ di conti si tratta di 219 tonnellate l’anno di inquinanti, sempre che l’impianto sia perfettamente a norma ed efficiente.

L’ISS ha inoltre accertato che l’area interessata, oltre a essere fortemente antropizzata, presenta condizioni climatiche che ostacolano la dispersione degli inquinanti: aspetto non da sottovalutare, soprattutto in relazione alle colture e alla zootecnia. Tra l’altro è proprio durante i mesi caldi, in primavera e in estate, che l’instabilità atmosferica renderebbe più alta la concentrazione al suolo di diossina, cadmio, arsenico, ecc., e questo soprattutto a Nord dell’impianto.

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Se da una parte gli studi dell’ISS ricordano come Verona, con una presenza di PM10 nell’aria pari a circa 50 PPM, sia una delle città più inquinate d’Italia, scoraggiando di aggiungere altri agenti inquinanti, dall’altra, spiega sempre Ricci «Non si capisce perché il controllo sulla dispersione dei fumi sia stato circoscritto dall’ISS in un’area di soli 5 chilometri quadrati». Sono stati evidenziati altri punti contraddittori, come il controllo sulla popolazione in relazione al cibo consumato, quando è evidente che le verdure prodotte a San Giovanni Lupatoto potrebbero finire su qualche tavola a migliaia di chilometri di distanza e viceversa. La conclusione della Convenzione, dove si dice che “gli effetti dell’inquinamento possono essere evitati”, è invece in contraddizione con tutto quanto scritto in precedenza: «Attenuati forse sì, evitati certamente no» dice Ricci, che al termine del suo intervento auspica che l’ISS implementi gli studi fin qui condotti con dati non solo ambientali, ma anche sanitari-epidemiologici, provvedendo già ora alla verifica della presenza di diossina nel sangue e delle abitudini alimentari, attraverso interviste a campione.

Ci sono alternative all’inceneritore? Sì, ed è il principio di precauzione che obbligherebbe gli amministratori a prendere decisioni diverse, percorrendo strade già collaudate in altri comuni, ad esempio portando la raccolta differenziata al 90% e oltre. «Sono già in contatto con il Comune di Capannori dove stanno sperimentando questo tipo di soluzione»» ha detto il sindaco di San Giovanni Lupatoto Federico Vantini, dando la notizia che nei prossimi giorni sarà portata in consiglio la Mozione Rifiuti Zero per rendere senza senso l’attivazione dei forni.

Durante l’incontro sono intervenuti Silvia Zanini, pediatra e Presidente dell’Associazione provinciale Promozione cultura pediatrica; Francesco Del Zotti, medico, Segretario provinciale dell’Associazione medici per l’ambiente ISDE. Erano anche presenti la preside Erica Baldelli e le insegnanti Sandra Magrini e Paola Ottaviani che nell’ambito della rassegna Sangiocarta hanno organizzato l’evento.

Giorgio Montolli

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TG di Telearena del 22 ottobre 2011

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1 Comment

1 Comment

  1. Ettore

    24/10/2012 at 09:01

    Il mito del progresso della tecnologia come crescita della qualità della vita, senza una vera verifica scientifica dei difetti, ci colpisce da decenni!! e la tragedia è che il “potere” attuale Italiano, in generale è ancora li: inseguimento degli schemi di sviluppo degli anno ’60!!

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