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Consumo del suolo: il Governo Monti frena ma Verona insiste


Caro direttore, il suolo, con le sue funzioni ecosistemiche, ospita le specie animali e vegetali, favorisce il ciclo vegetativo e idrico, l’assetto climatico, assorbe i rifiuti, fissa la CO2, depura le acque e ci permette così di vivere.
Purtroppo in Italia non è percepito come una risorsa esauribile, ma come terreno in attesa di essere edificato. La speculazione edilizia, prodotta dal rapporto tra il potere politico/amministrativo e quello economico, ha determinato la cosiddetta città diffusa, che ha saturato i pochi vuoti urbani rimasti, originato l’allargamento del confine urbano edificato e favorito la proliferazione di capannoni, centri commerciali e direzionali, collegati tra loro da strade, tangenziali, bretelle, svincoli e rotonde. La città compatta storica, dove era necessario minimizzare i movimenti, ora non esiste più; abbiamo la città aperta, in cui le aree urbanizzate (strade, parcheggi, etc.) possono arrivare anche al 70% del costruito.

Purtroppo, l’urbanizzazione è collegata all’idea di sviluppo, di progresso; in realtà dipende da una cattiva o inesistente pianificazione territoriale, dove gli urbanisti sono costretti a notificare le scelte fatte dai politici e da chi investe denari. Non è neppure vero che l’attività edilizia aumenta il PIL. Infatti, nel quinquennio 1998/2003, l’attività edilizia è cresciuta del +17,6%, mentre il PIL nazionale, nello stesso periodo, è cresciuto solo del +7,2%.
L’attività estrattiva e la produzione di cemento sono collegate al consumo di suolo. La produzione 2007 di sabbia, ghiaia, pietrisco è stata di 375 milioni di tonnellate, e quella di argilla, gessi, marmi di 320 milioni di tonnellate. Un’enormità. Riguardo alla produzione di cemento l’Italia vanta il primato europeo. Nel triennio 2005/2007 abbiamo prodotto 126,5 milioni ton, c.a 700 kg/annuo pro capite, il doppio della Germania.

Il consumo di suolo provoca vari e tragici effetti collaterali come le alluvioni e i sismi che distruggono abitazioni realizzate con materiali scadenti e in aree geomorfologicamente inadatte. Inoltre la cronaca giudiziaria ci riferisce che lo smaltimento dei rifiuti nei sottofondi stradali o nelle cave, e l’eliminazione delle scorie tossiche nei cantieri, sono spesso gestiti dalla malavita organizzata. La stessa che spesso ricicla il denaro sporco nelle grandi opere edilizie; altrimenti incomprensibili in questo periodo di crisi economica. Il risultato di questa dissennata pianificazione territoriale è che la superficie coltivata è passata in 40 anni da 18 a 13 milioni di ettari (fonte Eurima).

Per anni in Italia non si è potuto legiferare sull’uso del suolo. Chi ci ha provato ha fatto una triste fine politica (Fiorentino Sullo 1963). Ora ci prova il governo Monti, che in settembre ha approvato un disegno di legge presentato dal ministro Mario Catania, ed è un disegno di legge che si potrebbe definire “rivoluzionario”. Infatti, si propone di promuovere l’agricoltura e di contenere il consumo di suolo. Nel presentarlo, il presidente del Consiglio ha dichiarato: «L’obiettivo principale è di garantire l’equilibrio tra i terreni agricoli e le zone edificabili, ponendo un limite massimo al consumo del suolo e stimolando il riutilizzo di zone già urbanizzate… Negli ultimi 40 anni – sono ancora parole di Monti – la superficie agricola è passata da 18 a 13 milioni di ettari, con una perdita pari alla somma dei territori di Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna… La sottrazione di superfici alle coltivazioni ha effetti negativi sul paesaggio, e di conseguenza sul turismo, oltre a minare la sicurezza del territorio, incidendo sull’assetto idrogeologico e aumentando i rischi di dissesto».

Attualmente in Italia si consumano circa 100 ha al giorno di suolo agricolo. Se la legge sarà approvata, questo spreco dovrebbe essere bloccato, e favorito invece il recupero del patrimonio edilizio rurale. Ma soprattutto verrà abrogata la norma, introdotta dal senatore Bassanini, che consente che i contributi di costruzione siano parzialmente distolti dalla loro naturale finalità e siano destinati alla copertura delle spese correnti da parte dell’ente locale.

A Verona, il Piano Attuativo Territoriale (PAT) e il Piano degli Interventi (PI), risultano totalmente in contrasto con le linee guida del disegno di legge sopracitato. Nonostante nella provincia di Verona siano stimati oltre 50.000 appartamenti non utilizzati, dei quali, oltre 10.000 solo nel comune di Verona, nel PAT sono pianificati 10.900 nuovi alloggi; e malgrado la crisi economica abbia notevolmente ridotto la domanda di edifici ad uso commerciale, terziario e produttivo, nel nuovo strumento urbanistico ne sono previsti altri 750.000 mq. Inoltre, le aree agricole collinari, paesaggisticamente più preziose e ambientalmente più fragili, non sono state salvaguardate e sono previsti 25.000 mq. di residenziale ad Avesa e Quinzano.

Nel comune di Verona, secondo i dati censuari, nel 2000 c’erano circa 7.500 ettari di superficie agricola totale. Nel 2011 dovrebbe essersi ridotta a circa 6.000 ettari. Se il Piano degli Interventi sarà realizzato la superficie agricola di Verona subirà un’ulteriore negativa contrazione.

Giorgio Massignan
Presidente provinciale Italia Nostra
Verona 22/09/2012

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