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Cultura

“Un nemico del popolo” di Henrik Ibsen al teatro Camploy

“Un nemico del popolo” di Henrik Ibsen sarà presentato al Camploy dalla compagnia Trix Tragos di Verona con la regia di Nunzia Messina il 14, 15, 16 aprile 2012. È un dramma del 1882 e appartiene alla cosiddetta fase del teatro sociale del drammaturgo norvegese, insieme a I pilastri della società, Casa di bambola e Spettri. Un’opera che oggi è stata molto rivalutata anche per la sorprendente attualità delle sue tematiche. Al centro infatti è una questione di inquinamento ambientale che, oggi più di ieri, mette in discussione la criticità della democrazia, il conflitto tra salute e lavoro, il ruolo determinante dei media e quello ambiguo delle istituzioni controllate dalle lobby.

Possiamo meglio apprezzare questa pièce teatrale se proviamo a gettar luce sulla figura di Henrik Ibsen, considerato uno dei padri della drammaturgia moderna perché osò mettere in scena i conflitti psicologici della borghesia ottocentesca, smascherarne tutte le ipocrisie, stigmatizzarne il perbenismo, le menzogne. Dovendolo in qualche modo definire, possiamo dire uno spirito libero, uno spirito che contraddice, sosterrebbe Nietzsche filosofo tedesco suo contemporaneo, con il quale presenta evidenti analogie di pensiero. Un uomo insomma molto audace che in virtù di un rigore morale integerrimo, del culto della fede nella verità, trova la propria mission nel denunciare la sua società che invece pecca di disvalori etici e religiosi.

Di tutto questo racconta la vita del dott. Stockmann, il protagonista del Un nemico del popolo, un personaggio che possiamo meglio comprendere se teniamo presente la cifra della drammaturgia di Ibsen e se riusciamo ad allargare lo sguardo sulla temperie culturale nordica e più in generale europea che agirono sulla sua persona. La storia di Stockmann diventa allora l’esemplificazione, l’epifania di un percorso più filosofico che accompagna la storia dell’Occidente a partire da metà ‘800. Né va trascurato che queste influenze si appalesano progressivamente nella vicenda del protagonista creando quel climax di incalzante tragicità che raggiunge il suo acme al termine dell’opera.
Detto questo, Thomas Stockmann si presenta sulle prime come uomo normale, che esercita la sua professione di medico presso lo stabilimento termale che ha contribuito a far sorgere. Per vocazione crede nella scienza, nelle sue verità, nei suoi strumenti e progressi.

Dunque l’atteggiamento è quello di un positivista, un savan di fine ‘800 che ritiene di operare per il bene della salute della città, pensa di essere riconosciuto per l’autorevolezza dalla comunità. E’ tout court l’intellettuale organico, di gramsciana memoria, che si attiva con profondo senso morale per lo sviluppo della società. Per tutto ciò crede di poter comunicare tranquillamente le sue scoperte sull’inquinamento delle falde acquifere della città prodotto dall’industria, dapprima attraverso la stampa e poi nell’assemblea pubblica in cui potrà spiegare e suggerire le soluzioni al problema.
Le cose sono però più complesse. Subentrano gli interessi economici dei singoli, quelli politici degli amministratori locali. La maggioranza si fa compatta rispetto al proprio tornaconto, si preferisce non sapere, non fare, non si esita a sconfessare i suoi risultati, a censurare i suoi discorsi, ad intimargli di andarsene. In breve, lo si stigmatizza come nemico del popolo. La delusione di Stockmann è tanto più profonda quanto più prende consapevolezza del vero volto di una società fatta di deboli, opportunisti, corrotti, facilmente manipolabili. E’ a questo punto che esplode tutto lo spirito libero rivoluzionario, l’indignazione, l’invettiva del protagonista.

E’ interessante osservare in proposito come dietro questa figura operi quel concetto di individuo, di singolo, teorizzato da Soren Kierkegaard, importante filosofo danese che molto influenzò il pensiero di Ibsen. Un individuo che nell’apertura delle possibilità offerte dall’esistenza, è chiamato a scegliere, a decidere secondo una modalità di agire aut-aut, di opposizione. Stockmann, sottraendosi ad ogni tipo di mediazione, opta per la qualità della vita etica. Diventa il paradigma del rigore morale, il cavaliere della fede in sé che non esita a sacrificare se stesso, la carriera professionale, la famiglia, in nome dei veri valori.

Corinna Albolino

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