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Valle dei Progni, Fumane, Verona
Valle dei Progni, Fumane, Verona

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Escursioni. La Valle dei Progni: un tesoro da conservare

A pochi chilometri a nord dell’abitato di Fumane, in Valpolicella, si trova un piccolo bacino idrografico relativamente separato dal resto della Lessinia. Si tratta di un’area dove vari piccoli torrenti confluiscono nel Progno di Negrar.

Anni fa mi capitò di sentire il commento di una coppia di turisti inglesi che dalla Stazione ammiravano, incantati, la cerchia di montagne innevate che contornava la città: «Che meraviglia. Non sapevamo che ci fosse tutta questa natura vicino a Verona!».
Anche molti veronesi non sanno che nella nostra provincia ci sono tanti piccoli paradisi da visitare. Il termine sembrerà forse esagerato o retorico, ma non lo è: basti ricordare i toni entusiastici con cui lo scrittore tedesco Wolfgang Goethe descrisse il panorama da lui goduto dal crinale del Monte Baldo.

La valle dei progni
Una delle particolarità naturalistiche che più rappresentano i Monti Lessini sono le profonde incisioni vallive, denominate localmente “vaj”, che si dipartono dalle Piccole Dolomiti a formare un bel ventaglio rivolto verso la Pianura Padana. Sul fondo delle nostre vallate raramente possiamo incontrare un corso d’acqua, se non in caso di forti piogge: infatti, a causa della natura carsica del territorio, l’acqua viene assorbita nel sottosuolo.

Naturalmente, ci sono delle eccezioni a questa regola. Il più bell’esempio è forse rappresentato dalla meravigliosa oasi naturalistica denominata Valle dei Progni, ovvero la “Valle dei torrenti”. Situata pochi chilometri a nord dell’abitato di Fumane, in Valpolicella, la Valle dei Progni è un piccolo bacino idrografico relativamente separato dal resto della Lessinia. In termini semplici, si tratta di un’area dove vari piccoli torrenti confluiscono in uno unico, il Progno di Negrar: uno dei pochissimi della Lessinia a non essere quasi mai in secca.

La zona della Valle dei Progni ha beneficiato di particolari attenzioni da parte del Creatore, che sembra avervi voluto concentrare un gran numero di meraviglie della Natura. La vallata è infatti molto raccolta, silenziosa, completamente ricoperta di verde: prati nel fondovalle, fitta boscaglia lungo i versanti. Il rumore della civiltà sparisce, sembra essere assorbito dalla vegetazione; gli unici strepiti sono il canto degli uccelli e il mormorare del torrente. Numerose piccole vallate laterali si innalzano ripide su entrambi i versanti, formando spesso pareti verticali di roccia: veri e propri piccoli canyon umidi e ombrosi, da cui spesso scendono minuscoli rigagnoli. Vi trovano riparo numerosi animali selvatici, come la volpe, il tasso, lo scoiattolo e diverse specie di anfibi e di rettili.

Giuseppe Perin
Conosciuta in precedenza solo dai contadini della zona, negli anni ’60 e ’70 la Valle dei Progni venne “riscoperta” da Giuseppe Perin: naturalista, insegnante di scienze, poeta e instancabile divulgatore. Molti si ricordano di lui come Fratel Perin: era infatti un membro laico della comunità di Don Calabria.

L’idea del parco
Esplorando la zona per motivi di ricerca archeologica (oltre a tutto il resto, la Valle dei Progni è anche ricca di importantissimi siti e reperti preistorici), Fratel Perin rimase colpito dalla bellezza dei luoghi, peraltro decisamente impervi e difficili da visitare. Decise quindi che avrebbe fatto in modo che tutti potessero goderne: era nata così l’idea della realizzazione del Parco delle Cascate di Molina e del Parco della Val Sorda.

Quest’ultima è una profonda incisione che scende dall’abitato di Mondrago. L’imbocco della valle si trova lungo la vecchia strada per Molina, dove iniziano i tornanti; qui si può parcheggiare e si incontrano i cartelli che segnalano l’inizio del percorso. Il sentiero segue il corso del torrente, ed è spesso attrezzato con corrimano, catene, scalette e passerelle; l’accesso non è purtroppo possibile ai disabili e i bambini piccoli. Il percorso completo fino a Mondrago richiede all’incirca un paio d’ore; da qui, altri sentieri conducono a Molina.

La tradizione e il demonio
Fratel Perin sosteneva, non so quanto seriamente, che il nome di Mondrago deriverebbe da Demon Drago: la tradizione locale, infatti, attesta la costante presenza del demonio nella zona. In effetti, durante il periodo invernale la Val Sorda è cupa e ombrosa, e ha un certo che di dantesco. Fratel Perin si adeguò comunque a questa diceria, e com’era solito fare battezzò alcune particolarità geologiche con nomi come “la balera dei diavoli”, “le impronte dei demoni”e così via.

Il percorso
Già all’inizio del percorso (contrassegnato come “sentiero per esperti”) si ammirano le bizzarre forme scavate nella roccia dall’acqua e dal ghiaccio nel corso dei millenni. Sulle pareti si leggono ancora le indicazioni scritte da Fratel Perin per l’utilizzo di alcune attrezzature (teleferica, altalena, via ferrata), rimosse in seguito per motivi di sicurezza, e per evidenziare i dettagli geologici più interessanti. Tra questi, un filone verticale di basalto, spesso meno di mezzo metro, che taglia gli strati di calcare grigio, visibile sulla destra per chi risale la valle.

Sempre in quella direzione, poco più avanti, si osserva una bancata di calcare grigio, composto quasi interamente di gusci fossilizzati di un mollusco bivalve tipico di questi strati: il Lithiotis problematica. Per chi sa guardare, ci sono anche splendidi esemplari di piccole spugne fossili che, essendo per fortuna poco appariscenti, sono sfuggiti all’attenzione dei raccoglitori. A tale proposito, da tenere presente che la Val Sorda fa parte del Parco della Lessinia, e che quindi vige il divieto di raccolta di piante, animali e rocce.

Massi e cascate
Proseguendo lungo la valle, il sentiero diventa a tratti piuttosto impegnativo. Le passerelle e le scale aggirano e scavalcano di continuo enormi massi, cascate, scivoli naturali coperti di muschio e mucillagine. In un punto situato a circa metà percorso, il sentiero sembra terminare contro una cascata: invece si seguono le indicazioni, ci si infila sotto un masso in una piccola grotta, si fa attenzione a non sbattere la testa… e si emerge qualche metro più in alto, dove si può proseguire con maggior facilità. Se portate bambini, state certi che saranno entusiasti della piccola avventura!
Il fondo del torrente è cosparso di ciottoli bianchi e neri. Paradiso e Inferno, diceva Fratel Perin: calcare bianco, formatosi dal fondo melmoso di antichi mari tropicali, e basalto nero, lava che veniva a giorno in filoni che sconvolgevano il fondo di quei mari.

Mano a mano che si sale, diventano sempre più frequenti anche i frammenti di selce: una roccia liscia, simile a vetro colorato, con cui i nostri antenati costruivano i loro strumenti. Se avete la possibilità di farvi accompagnare da qualcuno che ne capisce, vi indicherà che alcuni dei frammenti di selce sono chiaramente lavorati dalla mano dell’uomo. Fino ai primi anni del Novecento, infatti, sopravviveva l’industria della fabbricazione delle pietre da acciarino e la selce grigia della zona si prestava molto bene allo scopo. Piccoli frammenti rettangolari di selce lavorata, cioè piccole lame da acciarino mal riuscite, sono piuttosto frequenti da trovare. Raccoglietele, osservatele, e poi rimettetele a terra!

L’ultimo tratto del sentiero, che si inerpica uscendo dalla valle per raggiungere i prati di Mondrago, è letteralmente ricoperto di schegge di selce. Qui l’esperto potrà anche riconoscere scarti di lavorazione di manufatti risalenti alla preistoria. La valle termina poche centinaia di metri più avanti, il sentiero raggiunge una strada bianca che conduce a Mondrago. Dopo il meritato riposo, decidete se tornare indietro o se proseguire per Molina e da qui, con una passeggiata facile ma piuttosto lunga, tornare alla base.

Il problema delle cave
Rientrando verso Verona, pensate se la visita alla Valle dei Progni e alla Val Sorda vi ha risollevato lo spirito. Credo che non ne dubiterete. Considerate allora se varrà la pena darsi da fare per difendere questo piccolo paradiso dal pericolo che una nuova cava, di cui si prospetta l’apertura, lo sfiguri per sempre.

Guido Gonzato

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