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Corno d'Aquilio, Verona
Corno d'Aquilio, Verona

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Fosse. Una breve escursione sul Corno d’Aquilio

Ben più di una semplice escursione fuori porta, ma di un percorso che sicuramente vi indurrà la voglia di conoscere altri splendidi itinerari che i Monti Lessini offrono.

L’orizzonte di Verona è incorniciato di belle colline e montagne: il Baldo e l’Altissimo guardando verso il lago, il Gruppo del Carega verso Nord, e il curioso sperone del Corno d’Aquilio tra i due. Questo piccolo monte dal profilo aguzzo sembra molto più alto dei suoi 1545 metri, anche perché le sue ripide pareti si ergono all’improvviso dai pascoli pianeggianti della media Lessinia.

Il Corno è una montagna particolarmente adatta alle escursioni: è vicino alla città (meno di un’ora di macchina), consente passeggiate che possono spaziare dalla mezz’ora all’intera giornata e nelle giornate limpide regala al visitatore un panorama incantevole.

Una particolarità di questo monte è il modo in cui la neve si accumula nelle mezze stagioni: si può iniziare la scampagnata in un bel paesaggio primaverile, camminando tra prati fioriti e faggi coperti di gemme per poi ritrovarsi, saliti un po’ in quota, a camminare nella neve alta, tra abeti e pini ricamati di ghiaccio. Inoltre, per chi vuole qualche cosa di più di una semplice passeggiata, ci sono tante cose da vedere: particolarità geologiche, flora e vestigia storiche. Tra le molte escursioni possibili, una è forse l’ottimale, in mezza giornata, in qualunque stagione ed è quella che proponiamo.

Il Corno si trova a poca distanza da Fosse (il percorso ottimale è infatti: Verona, Negrar, Fane, Sant’Anna d’Alfaedo, Fosse). Se la stagione lo consente, si può raggiungere Fosse in corriera con la bicicletta al seguito. In questo modo, è possibile concludere la giornata con una lunghissima, fantastica discesa verso Verona.

Se invece si preferisce arrivare in auto, giunti a Fosse è necessario seguire la strada fino ad arrivare a contrada Tommasi, dove termina la via asfaltata e si parcheggia. Per chi non è attrezzato per il pranzo, a Fosse ci sono diversi bar e un piccolo supermercato aperto anche la domenica.

A Tommasi, i cartelli segnaletici indicano due percorsi in direzioni opposte: il sentiero di sinistra (contrada Coste) giunge al Corno passando da Roccapia, ovvero il tragitto previsto per il ritorno, mentre quello di destra, lo sterrato, è la direzione da seguire in questa emozionante escursione.

Prima di partire per l’avventura, è necessario sapere una cosa importante: proseguendo si entra in un’area protetta, il Parco Naturale della Lessinia. Valgono le solite raccomandazioni del caso: non raccogliere fiori, rocce, funghi, animali, non fare fuochi, non lasciare immondizia. O più semplicemente, come dicono gli speleologi, «Prendete solo fotografie, lasciate solo impronte!».

Presa la via di destra al bivio, il tragitto prosegue in leggera salita lungo la Valle Liana, superando un balzo di circa 250 m che porta verso l’altopiano degli Alti Lessini. Il Corno è la parte più occidentale di una grande piega (i geologi dicono “anticlinale di scorrimento”) che attraversa tutta la Lessinia. Salendo lungo la valle si vede bene come la forma stessa del Corno D’Aquilio e dell’adiacente Corno Mozzo sia data dagli strati di roccia inclinati e piegati. La frequentazione della zona da parte di geologi è testimoniata da scritte a pennarello sulle rocce che indicano faglie e altri dettagli.

Dopo poche centinaia di metri, ci si imbatte in un sentiero che si inerpica sulla sinistra, è bene però proseguire lungo la strada sterrata, voltandosi di tanto in tanto verso la pianura per godersi il panorama. La strada attraversa dapprima una bella faggeta punteggiata da qualche larice, poi, salendo, prevalgono gli abeti.

La strada si fa leggermente più ripida ed ecco che, dopo una curva, gli alberi spariscono all’improvviso. Si raggiunge così l’altopiano, la zona dei pascoli: da qui il paesaggio cambia completamente, sembra di essere a quota ben più alta dei 1400 metri misurati, tanto che l’assenza di alberi invoglia a fare delle scorciatoie attraverso i prati.

La vetta del Corno d’Aquilio è sulla sinistra, si potrebbe tagliare per la valletta che porta direttamente alle malghe presso la Spluga della Preta… ma che fretta c’è? Molto meglio, invece, voltare verso destra per raggiungere il Corno Mozzo, trampolino di lancio prediletto per chi pratica parapendio.

Se è primavera, i ripidi prati del versante nord del Corno Mozzo sono splendidamente ricoperti di fiori. Niente di straordinario, verrebbe da dire… ma in estate, lo spettacolo è assolutamente imperdibile: i campi letteralmente biancheggiano di stelle alpine, e a tratti rosseggiano chiazze di gigli martagoni e si possono scattare fotografie da fare invidia agli amici.

Tornando indietro e riprendendo la strada, fingete di non vedere l’orrida costruzione di cemento che campeggia sulla vetta del monte Cornetto (chissà che un giorno un meteorite non ne faccia giustizia), e seguite i tornanti. Si giunge così a un incrocio di sentieri, da dove è possibile dirigersi verso Sega di Ala o Passo Fittanze. Questo è un altro magnifico punto panoramico: il Baldo, il Monte Altissimo, le Dolomiti di Brenta, la Val D’Adige, le Piccole Dolomiti... Seguite il sentiero di sinistra. Il paesaggio è ora di alta montagna, anche se si è a poco più di 1400 m di quota: ovunque si possono osservare piccole doline e rocce calcaree corrose dalla pioggia e dal ghiaccio, e altri spettacolari fenomeni carsici si trovano a poca distanza.

Giunti a malga Preta, un cerchio di lastre di pietra delimita la dolina di ingresso di una delle voragini più profonde d’Italia: la Spluga della Preta. Solo gli speleologi possono avventurarsi in questo abisso, ma nella valletta sottostante possiamo visitare la Grotta del Ciabattino. Questa piccola caverna, così come la Spluga della Preta, è stata scavata dall’acqua a partire da fratture nella roccia. Entrando, si sente la temperatura abbassarsi notevolmente, l’aria fredda tende infatti ad accumularsi, e non è raro osservare stalattiti di ghiaccio anche a primavera avanzata. Non trascurate di ammirare il soffitto, una lastra di Rosso Ammonitico costellata da decine di ammoniti.

Dirigetevi verso la vetta del Corno, costeggiando alcune piccole “città di roccia”, ovvero affioramenti di blocchi di calcare Rosso Ammonitico. Giunti in vetta, ci si può riposare sotto la grande croce di ferro osservando uno dei panorami più belli della provincia di Verona. In lontananza, al di là della Pianura Padana, si possono vedere le cime più alte degli Appennini, tra cui si staglia la piramide del Monte Cimone, il settore meridionale del lago di Garda, la cerchia di montagne che va dal Baldo al Carega fino agli Euganei.

Con poco sforzo, dalla cima del Corno si potrebbe andare in Trentino. È infatti sufficiente spostarsi di cento metri e andare a vedere l’antico cippo di confine tra l’Italia e l’Austria. Il confine attuale tra le province di Verona e Trento segue quello che era la frontiera tra i due stati fino alla prima guerra mondiale.

Tornate verso la Grotta del Ciabattino, costeggiate la grande pozza e discendete la valletta fino a raggiungere il sentiero che riporta, attraversando una bellissima faggeta, verso il punto di partenza della escursione.

Ora, un ultimo sforzo: anziché tornare all’auto o alla bici, fate venti minuti di agevole sentiero per andare verso il Passo di Roccapia. Dopo aver incontrato alcune gallerie militari della prima guerra mondiale, giungerete al Passo. Un altro cippo confinario, datato 1754, vi darà il benvenuto e il minuscolo praticello vi inviterà a sedervi per ammirare le sovrastanti pareti del Corno. Meritano una visitina anche i resti dell’installazione militare in cima al dirupo di fronte a voi, dal quale si domina la Val d’Adige.

La giornata è terminata. Si tratta ben più di una semplice escursione fuori porta, ma di un percorso che sicuramente vi indurrà la voglia di conoscere altri splendidi itinerari che i Monti Lessini offrono.

Guido Gonzato

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