ALTRA ECONOMIA
Terzo Settore a Verona. Molto più che buone intenzioni

 

di Lucia Dal Negro

 

Il Terzo Settore viene definito ciò che non è Stato né mercato ed include sia attività di volontariato, che attività realizzate da strutture specializzate in progetti sul territorio italiano o estero. All’interno di questa ampia definizione ricadono da un lato tutte quelle realtà a cui il settore pubblico appalta servizi per la comunità che da solo non riesce a realizzare, dall’altro, quelle strutture cui le aziende si rivolgono per rispondere alle richieste avanzate dalla comunità in cui operano. Da qui deriva l’importanza non soltanto etica o simbolica del Terzo Settore, sempre più orientato ad una razionalità economica del proprio operare e, quindi, sempre più lontano dal modello filantropico di un certo associazionismo.

All’interno di questo settore, anche definito non-Profit, esistono due principali categorie: gli enti realizzatori ed enti donatori. Tra gli enti realizzatori presenti nel territorio veronese incontriamo Samir Chaudhuri, Presidente di CINI International, e Daniele Saibene Responsabile di CINI-Italia. L’associazione nasce per sostenere il Child in Need Institute (CINI) India, una ONG fondata a Calcutta nel 1974 attiva ambito sanitario e nutrizionale su donne e bambini estremamente poveri. CINI si definisce una learning organization nel senso che, spiega Chadhuri: «Circa il 60% della popolazione indiana vive con meno di 2 dollari al giorno, capire come fanno ci aiuta a soluzioni che abbiano senso». Domandiamo come sia possibile coniugare i saperi locali con una metodologia di intervento che risolva le carenze sul campo. «Occorre associare un alto livello di professionalità che garantisca il miglior uso dei soldi donati. Non si può più dare un servizio di basso livello solo perché siamo in un paese a basso reddito». Questo approccio emerge dai progetti portati avanti da CINI che utilizza lo strumento Life Cycle Approach (usato nella produzione industriale per differenziare le fasi di vita del prodotto) per associare ad ogni aspetto del problema da risolvere, un diverso tipo di intervento. A questa razionalizzazione di stampo industriale del da farsi, si associa un’ottica di intervento che mira ad eliminare i problemi alla radice. «Prendiamo il problema della malnutrizione. L’approccio vincente non è quello di regalare ricostituenti alle mamme. Bisogna puntare all’educazione alimentare e studiare soluzioni a basso costo. Questa è la professionalità al servizio dei poveri». A proposito di professionalità domandiamo se le dimensioni e le caratteristiche del Terzo Settore italiano sono realmente in grado di assorbire i moltissimi giovani che si avvicinano a questo mondo. Pensiamo a tutti gli studenti che vorrebbero fare della gestione del non Profit una professione retribuita e a quelle università che continuano ad aprire corsi in materia: nel caso di CINI, ad esempio, si impiega solo personale locale e non si accettano volontari da espatriare. «Sul campo non servono persone che vengano da altri continenti per aiutare, anzi, spesso queste tolgono lavoro ai locali».

Un’occhiata al nostro territorio ce la offre Romano Tavella, segretario della Fondazione Zanotto, uno dei donatori locali che dal 2002 finanzia progetti e studi per lo sviluppo economico-sociale del territorio veronese promuovendo iniziative culturali, sociali e scientifiche. «Da una parte tutti risentiamo della crisi economica che ha fortemente ridotto la liquidità a disposizione delle Fondazioni e, dall’altra parte, il territorio veronese sembra non cogliere appieno il valore di questi investimenti, rendendo sempre più difficile il reperimento dei fondi. Mi occupo personalmente di questo aspetto andando a testare la disponibilità di aziende, associazioni, altre fondazioni o istituzioni ad investire in progetti sociali. Nonostante le difficoltà, siamo riusciti a sostenere progetti importanti tra cui voglio ricordare quello di certificazione etica nello sport. Quest’ ultimo, dal 2007 ad oggi, promuove la diffusione dei valori e dei comportamenti etici nello sport di eccellenza».

Lo sport come contesto dove premiare l’etica e certificare le associazioni sportive più virtuose: un’idea inattesa, così come lo è quella dei NATs, Ninos y Adolescentes Trabajadores, sostenuta dalla Ong Progettomondo. MLAL. Il direttore, Valentino Piazza, spiega: «Fermo restando la condanna dello sfruttamento del lavoro minorile, nei contesti disagiati un minimo di formazione lavorativa permette ai bambini di poter accedere al godimento di altri diritti, quali lo studio. Non a caso progetti di questo tipo hanno superato le selezioni di donatori importanti come l’Unione Europea». Per molte realtà del non Profit concepire che un minore possa lavorare rimane un forte tabù, salvo poi ammettere che sul campo la realtà è un’altra. In merito al ruolo giocato dai sentimenti nel trasmettere le richieste di aiuto di cui le ONG si fanno ambasciatrici ci viene detto: «La credibilità di una ONG sta nel passare un messaggio, che susciterà delle reazioni, e poi far leva sul reale radicamento nel territorio in cui si sviluppa il progetto. Non è possibile rivolgersi alle persone solo per chiedere soldi e poi sparire. Il messaggio emotivo trova nella rappresentanza territoriale il suo equilibrio. Se l’ONG non è presente davvero sul territorio, allora è solo strumentalizzazione dei sentimenti e ciò è molto pericoloso per tutto il sistema». Questo rapporto tra smaterializzazione dell’aiuto e legame col terreno ricorda da vicino l’opposizione tra l’economia finanziaria e quella reale. È recente la notizia che Mark Zuckerberg (uno dei due inventori di Facebook) lancerà JUMO: la prima piattaforma web per orientare potenziali donatori. In base al profilo, JUMO assocerà ad ogni soggetto una serie di cause sociali da poter supportare con soldi, tempo o competenze. Visionario o precursore, ce lo dirà il tempo. Da ultimo chiediamo un parere sui numerosi network del non-Profit: l’associazionismo tra associazioni aiuta o polarizza il Terzo settore? «In parte aiuta perché nello scenario italiano ci sono troppi campanili e questo riduce la portata del Sistema nel complesso. Questo localismo, peraltro, tocca anche i donatori nazionali, che ultimamente scelgono di non co-finanziare progetti supportati da enti internazionali perché preferiscono avere un progetto più piccolo ma tutto loro. Poi tra i donatori c’è anche un po’ di populismo quando si pensa che le associazioni migliori siano quelle con bassi costi di gestione. Non è così. Bisogna valorizzare i soldi raccolti, anche utilizzando professionalità italiane, che ovviamente hanno un costo. Ad esempio in Marocco ci siamo occupati di migrazione, scoprendo che i migranti sanno perfettamente i rischi che corrono: quello che li motiva è spesso la dimensione mitologica del migrare. La prevenzione va quindi affrontata dal punto di vista psicologico, smontando il mito del migrante e incoraggiando a mettersi in gioco nella propria patria. Non trovando esperti locali abbiamo formato un team misto di italiani e marocchini ed abbiamo sviluppato un percorso educativo testato prima in Italia, con marocchini già emigrati, e poi nel Distretto di Beni Mellal. Il risultato è stato che ora affianchiamo il Ministero dell’Educazione locale. Un approccio del genere ovviamente costa, ma la vera cooperazione è interscambio, altrimenti aiutare significa ancora una volta dominare».

Proseguiamo incontrando Marco Valdinoci, vicedirettore Attività istituzionali della Fondazione Cariverona: «Ci consideriamo un’ opportunità per il territorio, con un ruolo di sussidiarietà nei confronti di altri soggetti dediti al sociale. Per legge abbiamo il compito di promuovere progetti innovativi. Dal 1992 ad oggi abbiamo erogato 1 miliardo e 308 milioni di euro, frutto delle rendite delle azioni Unicredito al netto dei costi di gestione (che per l’anno 2009 si sono attestati al 4,3%)». Le fondazioni di origine bancaria sono anche definite “infrastrutture del pluralismo” per la loro natura equidistante dal settore pubblico e dal settore privato. Questo carattere originale permette loro di ragionare con logiche autonome. I dati mostrati da Valdinoci sono aggiornatissimi: dal 1992 ad oggi nel settore sanitario sono stati erogati 265 milioni di euro (di cui 103 milioni per l’Ospedale di borgo Trento), per le scuole e l’istruzione 271 milioni mentre l’arte e la cultura rappresentano il settore d’intervento prioritario con 398 milioni di euro erogati. Passando dalle cifre aggregate all’operatività concreta, chiedo quale sia il rapporto tra la Fondazione e gli enti realizzatori. «La Fondazione Cariverona copre una media del 50% dei costi totali dei progetti presentati. Una volta finanziata l’attività, monitoriamo e valutiamo l’impatto del progetto fino a due anni dopo la sua conclusione. Con circa 1500-1700 progetti l’anno, l’Ufficio di monitoraggio riesce a controllarne circa il 40%, una campionatura orientata dai volumi dei contributi erogati».

L’incontro con Serafino Sordato, presidente della onlus Rete Guinea Bissau, ci porta a tu per tu con un protagonista del Terzo Settore veronese in Africa. L’associazione opera dal 1999 quando su impulso del primo vescovo locale (padre Settimio Ferrazzetta, originario di Selva di Progno) nasce una rete di volontari per aiutare le missioni cattoliche in Guinea Bissau. «Noi lavoriamo nei settori dell’ istruzione e della salute, tentando di portare uno sviluppo che è ben rappresentato dal progetto agricolo di San Francisco de la Foresta: si tratta di un’azienda agricola nella zona di Bafatà dove si coltivano riso, anacardi, ananas e arance. Assieme alle Associazioni Crescere Insieme e Amici di Vittorio Bicego aiutiamo i locali a portare avanti l’azienda, all’interno della quale abbiamo allestito un centro sanitario ed una scuola. Lavoro, sanità ed istruzione: questo è lo sviluppo che offriamo». Domando se questi progetti facciano la differenza in contesti in cui la classe politica, seppure decolonizzata da ormai quarant’anni, sembra disinteressarsi ai bisogni della gente. «Dove agiscono le missioni la situazione cambia davvero. Con l’istruzione si influisce sulla mentalità della gente ed ecco, per esempio, che accanto ai rimedi tradizionali le persone cominciano a fidarsi dei nostri centri sanitari. Certo, più ci si allontana dalla missione e più il quadro cambia: niente luce elettrica, rete idrica o impianti fognari. Ciò nonostante noi andiamo avanti sperando che i missionari resistano e si sviluppi una classe dirigente al servizio della gente». Alla fine di questa carrellata rivolgiamo le ultime domande ad un Cartello di associazioni del Terzo Settore chiamato “Nella mia città nessuno è straniero”. «Il Cartello – ci dice Matteo Danese, portavoce – nasce nel 1995 per promuovere una serie di attività culturali che stimolino l’opinione pubblica veronese a sconfiggere le paure indotte ed assumere un atteggiamento costruttivo verso gli immigrati». Concretamente mi domando quali potrebbero essere, secondo il Cartello, i primi due interventi da realizzare a livello locale e scopro che «investire nella formazione delle seconde generazioni è fondamentale, poi bisogna ripensare i servizi pubblici: non devono più considerare gli immigrati come cittadini di serie B».

Queste sono le opinioni di quanti, nel territorio locale, hanno il privilegio e l’onere di toccare con mano le realtà con cui lavorano, spesso per conto di un settore pubblico che arranca in materia socio-ambientale. Ironia della sorte, il decreto ministeriale del 30 marzo 2010 elimina le agevolazioni sulle spedizioni postali per l’editoria e così, il Terzo Settore, che per promuoversi e sovvenzionarsi spedisce giornalini e aggiornamenti ai propri sostenitori spenderà 28 centesimi di euro per singolo invio (fino a 200 gr) contro gli 0,06 precedentemente fissati. Da un lato le istituzioni permettono al Terzo Settore di recuperare fondi con il 5x1000, dall’altro i costi per raggiungere i sostenitori sono lievitati in modo considerevole, in attesa  dell’adeguamento alle tariffe europee. Si prevede un calo nelle informazioni a nostra disposizione.

 

GIORNALE DI ATTUALITÀ E CULTURA
La Fondazione Zanotto è uno dei donatori locali che dal 2002 finanzia progetti e studi per lo sviluppo economico-sociale del territorio veronese: «Da una parte tutti risentiamo della crisi economica, dall’altra parte il territorio veronese sembra non cogliere appieno il valore di questi investimenti, rendendo sempre più difficile il reperimento dei fondi»