«Dai cittadini un bell’esempio di partecipazione democratica»

 

di Carlo Trentini *

Rappresentante del Comitato promotore del referendum

 

Vivendo in una società complessa, in cui le scelte, grandi o meno grandi, sono spesso il frutto di decisioni prese a livelli diversi, talora non sempre trasparenti, l’impressione che diffusamente si avverte è che la democrazia sia un sistema largamente imperfetto. E tale sensazione si manifesta non solo nelle critiche diffuse nei confronti della classe politica (i cui criteri di formazione e assunzione delle cariche restano spesso opachi e comunque non condivisi), ma anche – e forse più significativamente – attraverso un sentimento tanto diffuso quanto accettato di ampia rassegnazione rispetto alle cosiddette scelte di palazzo.

Se è dunque comune l’accettazione di decisioni prese dall’alto, non è peraltro raro che, talora, proprio questa situazione provochi una reazione contraria, un invito a non subire senza far sentire la propria voce, senza interloquire, senza chiedere il perché delle decisioni, almeno di quelle più importanti.

È questo sentimento di non volersi rassegnare che ha indotto dodici cittadini veronesi a presentare, il 9 febbraio scorso, la richiesta di avvio di un procedimento referendario, prospettando cinque distinti quesiti, tutti originati dall’esigenza di un’ampia riflessione circa la progettata realizzazione di una grande opera autostradale, volta a collegare la zona a Nord della città di Verona (ma più esattamente i caselli autostradali di Verona Est e Verona Nord, con un nuovo raccordo a Nord).

Ai promotori del referendum è parso ineludibile che ai veronesi dovessero essere poste una serie di domande: quest’opera servirà? Che cosa costerà, in concreto? I suoi innegabili costi sono giustificati dai benefici che se ne trarrebbero? Quali saranno gli effetti sulla salute, sul territorio, sull’ambiente?

Afferma l’Amministrazione comunale che quest’opera è un’opera storica, ch’essa è destinata a mutare il volto della città.

Possiamo senz’altro convenire che, sul punto, l’Amministrazione ha ragione. Ma proprio perché si tratta di una scelta storica, irreversibile, destinata a cambiare la stessa struttura della città per parecchi secoli a venire, pare legittimo che una scelta siffatta sia ponderata, sia dibattuta e, alla fine, accettata o rifiutata dopo un dibattito consapevole, pubblico e generale.

L’argomento che tale opera era nel programma elettorale dell’attuale Amministrazione non convince: e non convince non solo e non tanto perché nel programma l’opera era prevista con un percorso del tutto diverso (più a Nord, e non attraverso i quartieri), ma soprattutto perché chi ha votato per l’attuale maggioranza non necessariamente condivideva tutte, ma proprio tutte, le scelte del programma: si può dubitare che, di cento punti del programma, gli elettori ne possano, scegliendo un certo candidato, condividere novantanove, ma magari non proprio tutti e cento?

E questa specifica è una questione molto importante, e sulle questioni molto importanti i cittadini vanno interpellati direttamente. Le vicende dell’iter referendario hanno comportato un “taglio” dei quesiti; è sopravvissuto il quarto, che ha per oggetto l’approfondimento dei temi relativi alle problematiche sanitarie e di rilievo nell’inquinamento atmosferico.

L’Amministrazione – solo dopo che i Garanti hanno dichiarato ammissibile il referendum su tale quesito – ha provveduto a nominare la Commissione costituita da esperti messi a disposizione dall’Istituto Superiore della Sanità.

Allo stato, l’iniziativa referendaria prosegue in attesa di altre necessarie verifiche: occorre che la Commissione nominata sia messa nelle condizioni di svolgere al meglio il proprio lavoro, che il quesito postole sia pertinente e puntuale; che il Comitato possa far pervenire le sue osservazioni, dare il suo contributo. La raccolta delle firme prosegue con grande concorso di cittadini; il numero di firme necessario, per l’indizione del referendum, di 7.500, è assai vicino ad essere raggiunto. Un bell’esempio di partecipazione per la nostra città. Ricordiamo che è dalla consapevolezza che nasce una democrazia compiuta e di democrazia non ce n’è mai abbastanza.

 

 

GIORNALE DI ATTUALITÀ E CULTURA
L’iniziativa referendaria prosegue in attesa di altre necessarie verifiche: occorre che la Commissione nominata sia messa nelle condizioni di svolgere al meglio il proprio lavoro, che il quesito postole sia pertinente e puntuale; che il Comitato possa far pervenire le sue osservazioni, dare il suo contributo. La raccolta delle firme prosegue con grande concorso di cittadini; il numero di firme necessario, per l’indizione del referendum, di 7.500, è assai vicino ad essere raggiunto. Un bell’esempio di partecipazione per la nostra città