PIAZZA CORRUBBIO
Il parcheggio della discordia, nel borgo caro alla tradizione veronese

 

di Chiara Bazzanella

 

Il parcheggio interrato non lo vuole nessuno, non ha alcuna utilità. Non in quello che finora è rimasto uno dei rari borghi cittadini a misura d’uomo, piccolo microcosmo di tradizioni, dove tutti si conoscono. Piazza popolare, luogo di incontro e punto di riferimento per chi qui è nato, vive e lavora: questa è piazza Corrubbio per i sanzenati, tutti fortemente contrariati per la ferita che ha squarciato il quartiere.

Dal medico all’abate, dal farmacista al presidente del Bacanal del gnoco, fino al veterinario e all’Ordine dei costruttori, per non parlare dei commercianti e dei residenti: ognuno, a modo suo, ha una ragione valida per sollevare perplessità su quella che rischia di essere una delle opere pubbliche più contestate tra quelle realizzate a Verona negli ultimi tempi.

E se la politica rimbalza le responsabilità a ritroso negli anni, chi questa piazza l’ha sempre vissuta fatica a credere che non ci fossero alternative per arrestare le ruspe, uno scempio reso ancora più doloroso dal taglio di sedici alberi avvenuto l’indomani delle ultime elezioni regionali e per questo da molti vissuto come una sorta di sfregio.

«Dove sono le radici culturali di cui parla la Lega?» si chiede il veterinario della zona, Davide Marchesini, che nel quartiere ci è cresciuto e che, senza vergogna, confessa di aver persino pianto il giorno in cui gli alberi sono stati abbattuti. «In quale città europea si tagliano piante per fare parcheggi in centro? Il parcheggio poteva essere realizzato vicino alle case popolari, o intorno al vallo, non a due passi da una basilica come San Zeno. Ci dicono che è colpa delle precedenti amministrazioni, ma i politici passano, noi no. E poi altre opere sono state fermate, ad esempio il parcheggio di San Giorgio. E intanto mio padre, che da trent’anni vive a San Zeno, più di una volta ha parlato di andarsene».

Se per chi abita nel quartiere da una vita la scelta di mollare tutto fa a pugni con il legame dei luoghi familiari, per chi qui si è trasferito da poco fare le valigie risulta più facile, se non urgente.

Christian Stovini viveva in piazza Corrubbio, ma dopo mesi di cantiere sotto casa non ce l’ha più fatta e si è trasferito altrove con la famiglia. «Ho un bambino di due anni e un altro in arrivo. La piazza è diventata invivibile. Si fatica persino a fare due passi con il passeggino e poi ci sono macchine ovunque: è pericoloso oltre che snervante».

Nulla è più come prima. Anche per colui che, a San Zeno, rappresenta la tradizione popolare, incarnata nel Carnevale veronese: il patron del Bacanal del Gnoco, Luigi D’Agostino. «Siamo demoralizzati. Spariscono le piazzette popolari con un po’ di alberi, e con esse anche i ricordi.

È un disastro che lascia senza parole e adesso speriamo almeno che facciano presto, perché il disagio per i negozi, le auto e  i residentipossa cessare prima possibile».

Gli fa eco Fabio Sembenini, titolare della farmacia San Zeno: «Il quartiere è spezzato e a questo punto la gente chiede di conoscere i tempi per uscire da questa situazione di disagio. Dopo l’incontro iniziale con il sindaco Flavio Tosi e l’assessore alla viabilità Enrico Corsi non si è più saputo nulla di concreto. Sono passati sette mesi e i lavori per il parcheggio non sono ancora iniziati, anche se gli alberi sono stati tagliati. Si è parlato di plateatici più ampi per i commercianti e di aiuole. Ma servono tempi certi e incontri con la popolazione per definire quale aspetto avrà    la piazza. Speriamo di poter dire la nostra a riguardo. Abitanti e operatori economici hanno diritto di sapere».

Sull’importanza di avere delle risposte definitive e sulla rapidità nei tempi ha le idee chiare anche don Gianni Ballarini, da pochi mesi abate della Basilica, giusto in tempo per vedere la piazza prima del via ai carotaggi. Trasferito da Isola della scala, don Gianni si è subito accorto di come stanno le cose. «Corrubbio è una piazza con un forte valore storico. Un luogo di aggregazione fortemente sentito dai sanzenati, che vivono di contatti quotidiani, parlano sulla strada, al bar e sono affezionati ai loro posti. Ho la sensazione che siano molto arrabbiati anche perché non sanno bene a cosa andranno incontro né i tempi in cui resteranno in questa situazione di precarietà: non sapendo, ci si agita di più. Ma sono convinto che, piena di risorse com’è, questa gente saprà muoversi e reagire».

Per il momento la reazione forte è solo quella contro chi viene ritenuto responsabile dei lavori in corso. Per qualcuno la precedente Amministrazione, per altri quella attuale. Ma per molti la stessa ditta Rettondini, rea di non aver “mollato il colpo” trovando eventualmente una collocazione diversa.

 

Un po’ di storia

L’idea di inserire un parcheggio a mezza via tra il pertinenziale e lo scambiatore nella zona di San Zeno ha origini lontane. La prima a lanciare la proposta nel 1999 era stata infatti l’Amministrazione Sironi, senza però fare un riferimento preciso a piazza Corrubbio.

Una location, quella attuale, individuata nell’era Zanotto che ha dichiarato il park interrato opera di pubblica utilità e ottenuto lo svincolo dei giardini dal Paque, il Piano territoriale della Regione. Strada spianata per l’attuale Amministrazione, che si è poi ritrovata a seguire l’iter della gara d’appalto confermandone la gestione, nel luglio del 2007, alla Rettondini spa di Angiari, specializzata – come è chiaro dal sito in cui si presenta – in costruzioni residenziali.

Il resto è storia attuale. Dopo un sondaggio nel 2008, a ottobre del 2009 la piazza è stata definitivamente chiusa in un cantiere per dare il via alle indagini archeologiche, tutte a spese della Rettondini. A oggi i carotaggi proseguono, ma l’eventualità di trovare qualche reperto che possa bloccare la costruzione del parcheggio è ormai talmente ridotta da potersi ritenere impossibile. Anche se qualcuno ancora crede nel miracolo.

 

Lo spettro di Piazza Isolo

Come il dottor Franco Colletta, medico della zona che ha lo studio in via Barbarani, la cosiddetta via di mezzo. Per lui – che ancora confida in un qualche ritrovamento provvidenziale – il parcheggio andrà a sconvolgere il centro delle attività sociali del quartiere e rovinerà due piazze (Corrubbio e Pozza) senza dare nulla ai sanzenati, visto che «posti macchina e garage nei dintorni sono tutti vuoti», per fare invece emergere una seconda piazza Isolo, «obbrobrio urbanistico triste anche in termini di arredo urbano». Sulle responsabilità della ditta, il medico non usa mezzi termini: «La colpa ultima spetta alla Rettondini, che non ha mai accettato proposte alternative. E per la sua determinazione nel voler andare avanti a tutti i costi le auguro di pagarne le conseguenze in termini di flop economico».

Di diversa opinione il Collegio dei costruttori edili di Verona, di cui la Rettondini è impresa associata. Sottolineando i cinque anni di pratiche burocratiche necessari a rendere cantierabile un’area, il presidente del collegio, Andrea Marani, fa notare che si tratta di un lasso di tempo che ha dato ampio spazio a ulteriori valutazioni. «I tempi per cambiare le cose c’erano. La licenza è stata data da questa Amministrazione e lo scarica barile a noi costruttori non interessa: è il male della burocrazia italiana».

Dello stesso avviso Francesco Farinelli, presidente onorario del Collegio, secondo cui è evidente che la Rettondini non ha nessuna colpa. «Sono contrario al parcheggio per motivi storici, estetici e di convivenza – riferisce Farinelli, che vive a pochi metri da piazza Corubbio – ma l’impresa è esecutrice per volontà del Comune. I sanzenati sbagliano ad accusarla. Le critiche vanno invece alle varie amministrazioni. La Sironi ha programmato il park, Zanotto gli ha dato il via e l’attuale Amministrazione è stata incapace – o non ha avuto la volontà – di fermare il progetto al momento giusto. L’accomodamento ci poteva essere, anche perché lavorare con l’ostilità della popolazione non è mai piacevole».

Che non sia piacevole se ne è di certo accorto chi in questi giorni sta scavando nella piazza alla ricerca di reperti archeologici, sotto gli occhi accusatori della gente del quartiere che non risparmia battute e qualche insulto. E dai sanzenati più “eversivi”, all’interno del cantiere è persino arrivato qualche bicchiere di vetro scagliato in segno di protesta.

 

Il reperto che non salta fuori

Se per la maggior parte delle persone è chiaro che chi sta scavando non sta che facendo il suo lavoro, per qualcuno gli archeologi sono infatti purtroppo diventati il capro espiatorio della situazione. Forse anche perché, deludendo le ultime speranze, sono “colpevoli” di non trovare l’introvabile: un reperto che possa effettivamente sancire lo stop della Soprintendenza alla realizzazione dei posti auto sotterranei.

Per ora la bonifica, scavando a una profondità di circa due metri, ha fatto emergere oltre un centinaio di tombe dell’età tardo antica e dell’alto medioevo, già tutte trasportate nei magazzini della Soprintendenza. Una necropoli di grande valore per la storia di Verona, ma che nulla può fare per restituire la piazza ai sanzenati. Si tratta di tombe a inumazione ritrovate a poca profondità che, nel momento stesso in cui vengono scavate, diventano trasportabili.

Nessuna traccia invece della famosa via Gallica per Brescia, che avrebbe rappresentato l’unica possibilità concreta per impedire il procedere dei lavori e che si sospetta sia stata già rimossa in passato.

Intanto la bonifica prosegue e al suo termine non servirà che il nullaosta della Soprintendenza per dare il via, in un primo momento, alla posa dei sottoservizi, da trasferire ai lati della piazza. Il che provocherà un ulteriore allargamento del cantiere verso via Barbarani. Danno aggiuntivo per i commercianti, che stanno già subendo gravi perdite economiche e che, a questo punto, si augurano almeno sia rimandato a dopo la stagione estiva.

 

Fatturati in caduta libera

Baristi e ristoratori assistono impotenti al precipitare dei loro fatturati, ridotti fino del 40-50 per cento. E intanto arrivano l’Inps da pagare, la tassa per i rifiuti. «Quella almeno ce la potrebbero togliere!» lamentano in molti, che la ricordano come una delle promesse non mantenute dall’assessore Corsi.

Si va al risparmio e senza grandi investimenti per il futuro. C’è chi non cambia il tendone del suo negozio – come la Merceria Mara – perché l’anno prossimo scadrà il contratto e «si vedrà», e chi, pur sopravvivendo, si lamenta dei disagi forti e si aspetta il peggio.

«Sono uno dei pochi artigiani rimasti» dice il proprietario della Tappezzeria Zambelli, deciso a continuare la sua attività. «Certo che non avere la possibilità di carico e scarico davanti al negozio, per chi consegna poltrone e divani è un bel problema».

«Io da qui non me ne vado» afferma orgoglioso il macellaio Claudio Accordini, attivo nella piazza ormai da 35 anni. Ma poi, arrabbiato e amareggiato, ritorna sui suoi passi: «Con i lavori per i sottoservizi il cantiere si allargherà fino a un metro e 20 dal mio negozio e scaricare la merce diventerà complicato. Il prossimo anno andrò in pensione e con la strada chiusa cosa resto a fare? A pagare le tasse?». A preoccupare Claudio infatti – oltre all’inevitabile taglio  degli alberi sul marciapiede che incrocia via Barbarani, già risistemato l’anno scorso e adesso in procinto di essere nuovamente distrutto per il cantiere – è la clientela che ha già iniziato a diminuire. «Anche i clienti affezionati non possono permettersi di perdere tempo per venire fin qui, non trovare un posto in cui sostare e rischiare pure di prendere la multa».

 

Arrivano i cinesi

Le attività economiche in crisi sono almeno una trentina. E alcune hanno già iniziato a chiudere i battenti o a svendere. Come l’arrotino, ricordato con nostalgia dal quartiere, ma anche il kebabbaro, il negozio di arti sacre, la sanitaria e uno studio di architetti. E se Ivo Spada del “Du de Spade” ha già venduto ai cinesi, gira voce che altri abbiano la stessa intenzione, anche per le proposte continue che vengono loro fatte.

Eppure le agenzie immobiliari della zona riferiscono di prezzi degli immobili ancora stabili. Quasi a confermare la tesi dei pochi che hanno il coraggio di guardare con fiducia al futuro. Non tutti cinesi. Luigi Legnaro, titolare dei muri del bar “El canton de San Zen” è convinto che alla fine verrà fuori una bella piazza. «Ci fosse anche un deprezzamento durante i lavori, poi ci sarà la rivalutazione. Piuttosto i commercianti dovevano chiedere i risarcimenti per i danni subiti».

 

Gente abbandonata e desolata

Richieste fatte ma inascoltate, secondo i negozianti. Che non solo speravano di non pagare la tassa sui rifiuti, ma confidavano anche in una serie di altri interventi.

«Le insegne dei negozi che ci avevano promesso sulla struttura del cantiere ce le siamo affisse da soli», tuona scocciato Paolo Simeoni della pizza al taglio all’angolo con via San Procolo.

Oltre al disagio sociale chi vive nel quartiere lamenta anche una mancanza di sicurezza, prima sconosciuta. Francesca Bertoncelli vive in una casa all’angolo di piazza Corrubbio: «San Zeno era un quartiere felice e adesso ho paura a girare sola di notte. Il giardino con gli alberi era un luogo di incontro per bambini, giovani, anziani, dove io e mia sorella abbiamo imparato ad andare in bicicletta e sui pattini. Adesso il quartiere è deserto. Apro la finestra e sembra di stare sopra un aeroporto».

E anche Giuliano, che ha solo 17 anni, soffre già di nostalgia: «Con gli amici ci ritrovavamo nei giardini. Adesso ci siamo spostati in piazza Bra, ma non è la stessa cosa».

Eppure, secondo l’architetto e funzionario pubblico Alberto Lorini, residente nel quartiere, quei giardini in qualche modo potevano essere salvati pur procedendo nell’opera. «Tutti i progetti sono migliorabili se davvero si vuole andare incontro alla gente. Gestendo lo scavo in maniera diversa, gli alberi più vecchi potevano essere salvati. Magari rinunciando a quattro o cinque posti auto per un muro di contenimento adeguato a tenere la terra».

A preoccupare i residenti sono anche le case vecchie, alcune senza fondamenta, dicono, e che per questo potrebbero subire danni dagli smottamenti del terreno. E poi, oltre a qualche topo avvistato a scorrazzare fuori dal cantiere e ad acqua ed elettricità che saltano, per qualcuno manca anche un altro tipo di sicurezza nella piazza, che con i corridoi in cui è costretta, rende impossibile il passaggio di un’autobotte dei vigili del fuoco in caso di qualche calamità.

Sfumature, impressioni, note tecniche. Ma su una cosa – è certo – tutti sono allineati: quei 300 posti auto interrati rappresentano un sacrificio troppo grande per il quartiere. «Non lo useremo mai, costa troppo». E anche l’ipotesi di comprarne uno pertinenziale non quadra. «Dopo 34 anni di cessione alla Rettondini, la proprietà del park passerà al Comune. Ma se io ho comprato un posto auto, lo ridò al Comune?», si chiede qualcuno.

Già dieci anni fa, alla prima ipotesi di costruire un park a San Zeno, i residenti avevano raccolto oltre 700 firme di protesta. Ignorate, allora come oggi. A nulla sono infatti servite le iniziative realizzate in questi mesi dal Comitato Salviamo Piazza Corrubbio, che si è formato lo scorso settembre dopo l’assemblea popolare nel quartiere. Alberi vestiti, lacci neri in segno di lutto, marcia dei mille, una sfilata davanti al Comune, volti dipinti appesi alla finestra, e persino un appello di aiuto al patrono della città.

«Ma a quanto pare – dichiara ancora sconsolato il medico della via di mezzo – nemmeno la fantasia dei sanzenati è riuscita a fermare l’Amministrazione, insensibile e sorda a quel grido di dolore che arriva dall’ultimo quartiere popolare che ancora esiste a Verona».

GIORNALE DI ATTUALITÀ E CULTURA
«Dove sono le radici culturali di cui parla la Lega?» si chiede il veterinario della zona, Davide Marchesini, che nel quartiere ci è cresciuto e che, senza vergogna, confessa di aver persino pianto il giorno in cui gli alberi sono stati abbattuti