
STIMMATINI
Le «porte aperte» del monastero di Sezano
di Pasquale Saturni
È l’ultimo dei borghi che, aggrappati alla pendici delle colline a Est di Verona, si susseguono in direzione Nord lungo la linea delle risorgive. Se ne sta seminascosto là in fondo, ormai in vista di Grezzana, e lo conoscono in pochi perché Sezano è fuori mano ed è davvero un piccolo paese. Che ci facevano allora in quel luogo, la sera del 9 gennaio, 470 persone? Erano lì per ascoltare Giancarlo Caselli, invitato dal monastero degli Stimmatini. La venuta di Caselli si è rivelata un evento, anche per la grande partecipazione. Come è stata un evento a fine aprile la presenza di Antonietta Potente, una teologa tra le più conosciute, che vive da anni in Bolivia condividendo la vita dei campesinos e che dieci anni fa ha preso parte alla “guerra” per la ri-pubblicizzazione dell’acqua. Queste sono state le iniziative più clamorose degli ultimi tempi ma l’attività del monastero è così intensa che Sezano sembra un porto di mare: Facoltà dell’Acqua, Scuola del Vivere Insieme, dialogo interreligioso tra le fedi, corsi seminariali di liturgia, percorsi per un’economia responsabile... Detto così, viene da pensare che quello di Sezano sia uno dei tanti centri pastorali e/o culturali presenti nel mondo cattolico. In realtà il monastero degli Stimmatini è un’altra cosa. Perché a Sezano non ci si va solo per ascoltare una conferenza o per frequentare un corso, prendere appunti e andarsene. La prima volta, forse sì, si viene solo perché interessa la conferenza. Ma se poi si decide di tornare, ci si rende conto che qui ci sono ampi spazi di dialogo, percorsi non precostituiti e che le persone, pur con diverse idee, si confrontano per trovare strade da intraprendere insieme. Cammini di incontro li chiama il responsabile, Padre Silvano Nicoletto.
Di certo il monastero non va in cerca di eventi con lo spirito della promozione aziendale. Queste occasioni sono le benvenute se accompagnano la Comunità sulla strada della Chiesa minore che nella giustizia, nella com-passione, nei diritti per tutti e per tutto vede un Cristianesimo più responsabile e più capace di condividere.
Ed è stato proprio per affermare il concetto di condivisione che gli amici di Sezano, cogliendo al volo con entusiasmo il suggerimento della rivista AltrEconomia, nel dare vita alla loro associazione hanno voluto attribuirle il nome di Monastero del Bene Comune. Del resto è la convinzione di lavorare attorno al bene comune che induce nella gente la volontà di proporsi e la disponibilità a mettersi in gioco. Ed è con la volontà di compartecipazione che si spiega il clima di accoglienza che si respira a Sezano.
Un’accoglienza al monastero ha uno spessore ben più pregnante di quella offerta dalla serenità dei luoghi. Chi arriva qui è accolto per quello che è. Nessuno gli chiede che cosa sia mai venuto a fare o dove lui voglia andare o che cosa abbia portato. Facilmente se ne andrà con nuove domande, piuttosto che con risposte precostituite e vincolanti. Accoglienza qui vuol dire che in ogni caso tu sei degno del luogo e del pane: basta che tu abbia il cuore e la mente aperti.
Che tipi sono dunque quelli che frequentano Sezano? «Persone normali – dice Padre Silvano – spesso col desiderio di ricominciare un cammino di fede o di impegno dopo un periodo di allontanamento o di delusione. Ricominciano a sperare che sia possibile vivere con uno scopo buono, ricominciano a provare gusto per la riflessione. Per alcuni (non pochi per la verità) parole come fede, preghiera, Dio riacquistano valore».